Germania e Finlandia, sgambetto a Renzi: “zero sconti”

Conti italiani, flessibilità a rischio

Se qualcuno sperava che a Bruxelles potesse prevalere il partito dell’elasticità – sul fronte dei conti pubblici – non aveva fatto i conti con la Germania. La quale sta anzi mostrando crescenti segnali di insofferenza per le richieste non solo dell’Italia, ma anche di altri Paesi come Francia e Spagna per maggiori margini e tempi più lunghi per poter fare le riforme. Secondo il quotidiano Le Monde, che ha visto minute riservate, al summit Ue di dicembre la cancelliera tedesca Angela Merkel ha anzi detto chiaramente ai suoi partner europei che la concessione di due anni di tempo in più alla Francia (che pure ha avuto l’avallo della stessa Berlino) è «vicina alla violazione del Patto di stabilità e crescita», e che dunque simili concessioni devono restare l’assoluta eccezione – con buona pace del neopremier Matteo Renzi, che andrà a vedere la Merkel a Berlino il prossimo 17 marzo anche per parlare proprio dei margini di manovra dell’Italia.

Berlino non è rimasta alle parole. È di questi giorni un documento congiunto con la Finlandia – che parte lancia in resta contro la Commissione europea, rea, è in sostanza il ragionamento delle due capitali, di essere troppo pronta a trovare giustificazioni e scuse per gli Stati inadempienti. Il documento – otto paginette – è intitolato «La valutazione dell’“azione efficace”: metodologia e applicazione attuale», ed è sul tavolo del Comitato economico e finanzario, il gruppo di tecnici dei Paesi dell’eurozona che si occupa del coordinamento dei Paesi della moneta unica e prepara gli eurogruppi.

Al centro è proprio la nuova metodologia che la Commissione europea dal 2012 sta attuando nel valutare i progressi dei Paesi sotto procedura per deficit eccessivo. Cruciale è la parola “azione efficace” (“effective action”, in inglese), e cioè le misure che dimostrano che il Paese sta ponendo rimedio alla propria situazione di violazione del Patto di stabilità che ha portato all’apertura della procedura. Dal 2012 la Commissione ha modificato la metodologia, in modo da tener conto di fattori esterni, eventi imprevisti al di fuori del controllo dei governi, modifiche ex post di previsioni del Pil e del gettito fiscale, nonché di misure (ad esempio sul fronte fiscale) discrezionali suscettibili di portare a risultati positivi sul fronte del bilancio.

Ebbene, per Germania e Finlandia una metodologia che comporta il «rischio – scrivono – di annacquamento, sul fronte dell’applicazione, del Patto di stabilità e crescita, appena rafforzato». Per Berlino e Helsinki sono tre i punti principali che preoccupano dei nuovi metodi della Commissione. Il primo, è «l’aumento del ruolo delle misure intraprese in opposizione ai risultati di bilancio», che a loro avviso rischia di trasferire la responsabilità dei risultati dei conti pubblici dagli Stati membri all’eurozona nel suo complesso; il secondo riguarda la trasparenza: «è in sostanza impossibile – si legge nel documento – per chiunque si trovi fuori la Commissione valutare se uno Stato membro ha intrapreso un’”azione efficace” e soddisfa i requisiti del Patto di Stabilità e crescita»; terzo, «il trattamento delle misure fiscali discrezionali crea forti incentivi a sovrastimare il loro impatto sul gettito».

Traduciamo: Berlino e Helsinki non si fidano della Commissione e hanno il forte sospetto che Bruxelles permetta agli Stati inadempienti qualche trucchetto per poter dire che stanno rispettando gli impegni. «È impossibile – si legge nel documento congiunto – giudicare in modo preciso fino a che punto scostamenti di bilancio sono dovuti o meno a fattori al di fuori del controllo dei governi». Tedeschi e finlandesi definiscono «una sorpresa» che Bruxelles lo scorso autunno, abbia dichiarato che tutti gli Stati hanno intrapreso azioni efficaci, il che, a loro dire, fa pensare che «la Commissione abbia scelto un approccio alquanto arbitrario nel trattamento dei vari indicatori quantitivi» (seguono le inevitabili tabelle che mostrano come sei Paesi (Belgio, Francia, Spagna, Malta, Olanda e Slovenia) hanno mancato quasi tutti i loro obiettivi.

Soprattutto, Berlino e Helsinki chiedono a gran voce il ritorno della priorità dei risultati di bilancio, vale a dire i numeri concreti ottenuti sul fronte del disavanzo – nominale come strutturale – considerando come possibile attenuante solo il ciclo economico e non, invece, l’andamento del gettito (che secondo le due capitali è sempre influenzabile dai governi). Una priorità ai risultati di deficit tutta a scapito degli «sforzi di bilancio» e ancor più delle «misure discrezionali fiscali», le cui stime «sono circondate da un alto grado di incertezza». E già perché secondo tedeschi e finlandesi «dare eccessiva enfasi al ruolo delle misure nel processo di sorveglianza di bilancio non è in linea con lo spirito del Patto di Stabilità e crescita». Fonti della Commissione, certo, hanno cercato di difendersi dalle critiche, sostenendo che la metodologia «è stata utilizzata già da un anno, dopo intense discussioni con gli Stati membri». Le stesse fonti insistono che tali metodologie «sono documentate in documenti disponibili in Rete», e affermano che proprio questi metodi consentono di «concentrarsi sulle possibili conseguenze della procedura per deficit eccessivi sui comportamenti (degli Stati membri, ndr) che minano la sostenibilità dei conti pubblici». Berlino e Helsinki non ci sentono.

Soprattutto, la loro dura posizione ultrarigorista va in direzione diametralmente opposta all’orientamento che sta prendendo, più ancora del commissario agli Affari economici Olli Rehn, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, che è anche il ministro delle Finanze olandese. Dijsselbloem pochi giorni fa, proprio in riferimento all’Italia, ha aperto alla possibilità di concedere a Roma più tempo per raggiungere i propri obiettivi in termini di bilancio (pareggio del disavanzo in termini strutturali e riduzione del debito) in cambio di precise riforme. Non è questo che vogliono Berlino e Helsinki: altro che flessibilità e margini per misure per rilanciare l’economia, il rigore di bilancio viene prima di tutto, sono i risultati del deficit che contano. La battaglia è appena iniziata. 

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