Il bonus maturità, appena cancellato, sta per tornare

Quanto è complicata la meritocrazia

Non tutte le scuole sono ugualmente difficili. In certe è molto arduo, quasi impossibile, ottenere il massimo dei voti; in altre gli insegnanti sono di manica più larga. Questo evidente dato di fatto è l’argomento più forte contro l’introduzione del “bonus maturità”: l’attribuzione cioè di un punteggio extra, nel test di ingresso delle facoltà universitarie a numero chiuso, agli studenti delle superiori che hanno avuto voti alti all’esame conclusivo. Un provvedimento che il governo Renzi, con il neo ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, vorrebbe reintrodurre e mandare a regime.

La «valorizzazione della qualità dei risultati scolastici ai fini dell’accesso ai corsi universitari», nome burocratico del bonus maturità, nasce formalmente nel gennaio 2008, con il decreto-Fioroni (Dlgs 21/2008) che prevede di distribuire 10 punti (all’inizio si pensava addirittura 25) in base ai voti ottenuti dagli studenti negli ultimi tre anni delle superiori e nell’esame di maturità. Il decreto però non viene mai attuato, arenandosi proprio sulla questione delle troppe differenze tra Regioni, scuole e anche singole classi.

Il progetto ricompare regolarmente nei decreti «milleproroghe» – il provvedimento con cui si fanno slittare le scadenze non rispettate dal Parlamento – fino a che non viene rilanciato dal governo Monti. Per evitare l’ingiustizia derivante dai diversi gradi di “manica larga” degli istituti si decide di attribuire 10 punti solo solo al 5% di studenti “migliori” di ogni istituto, riservando 8 punti al 5% più in basso e così via, fino a negare il bonus agli studenti esclusi dal 20% più “brillante”. Anche qui scoppiano le polemiche: se l’intero istituto ha solo studenti mediocri, perché premiare i meno mediocri tra loro, svantaggiando gli studenti brillanti (ma un po’ meno dei propri compagni di scuola) di un’altra superiore?

Proprio quando stava per entrare in funzione il nuovo sistema il ministro Carrozza (governo Letta) a inizio 2013 blocca tutto: si sospende per poter migliorare il bonus maturità. La proposta che esce a giugno dello stesso anno è di attribuire i punti in base ai voti distribuiti dalle singole commissioni di maturità. Anche su questa proposta arriva una pioggia di critiche. Diversi esperti del settore sottolineano come gli studenti dei licei vengano svantaggiati da questo sistema. Alla fine anche su questo provvedimento il governo Letta fa marcia indietro: con un decreto legge nel settembre 2013 il bonus maturità viene definitivamente mandato in soffitta. Fino al successivo cambio di governo.

Per il neo-ministro Giannini,

«la carriera scolastica di uno studente va considerata. È il suo portafoglio, la sua carta di identità. I miei predecessori si sono ritrovati questioni già complicate in partenza da affrontare e io avrò lo stesso difficile compito».

Assisteremo quindi all’ennesimo tentativo, stavolta da parte del governo Renzi, di mandare a regime il “bonus maturità”. «Io personalmente sono contrario a questo bonus», dice Claudio Citrini, professore di Matematica nel corso di Ingegneria al Politecnico di Milano.«Come all’uscita dall’Università è il mondo del lavoro a valutare i laureati – premetto che fosse per me abolirei del tutto il valore legale di qualsiasi titolo di studio – allo stesso modo penso che dovrebbero essere le Università a valutare i ragazzi che arrivano dalle superiori, non le superiori stesse. Ci sono troppe differenze tra una singola scuola e l’altra».

L’obiezione che in questo modo non si incentivano gli studenti ad ottenere buoni risultati alle superiori non sembra fondata. «Assurdo pensare di studiare solo per il voto. Certo che il voto alla fine ci vuole, ma è stupido ritenere quello l’obiettivo», prosegue il professor Citrini. E ovviamente chi durante cinque anni di superiori non ha imparato nulla, anche se può vantare un voto di 100/100 alla maturità difficilmente sarà in grado di superare il primo semestre universitario. Con il bonus maturità in compenso potrebbe aver tolto, nelle facoltà a numero chiuso, il posto a un altro più bravo ma uscito da scuola con un voto finale più basso.

«Il ministro Carrozza aveva architettato un sistema molto complesso, con alcuni correttivi, ma rimanevano comunque diversi problemi. Se proprio si vuole fare questo bonus maturità – conclude il professor Citrini – allora lo si faccia seriamente, con una fase di sperimentazione di qualche anno (prima di estendere a tutte le scuole d’Italia il sistema) per verificare che sussista una correlazione tra l’attribuzione del bonus maturità al momento della selezione e i risultati nella successiva carriera universitaria degli studenti».

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro Stefania Giannini sono entrambi molto attenti al merito nei loro discorsi. Dovrebbero quindi essere massimamente interessati a evitare di creare un sistema che premi al momento della selezione studenti mediocri (che si scoprono tali in base ai successivi risultati universitari) a discapito di studenti più bravi, che hanno però ottenuto un voto di maturità più basso. Non è un mistero che spesso studenti brillanti, passati attraverso cinque anni di scuole pubbliche molto severe, escano con un voto di maturità buono ma non eccezionale. Sarebbe davvero poco “meritocratico” se chi ha rimediato un 100/100 in uno dei troppi diplomifici che esistono in Italia gli passasse davanti nelle selezioni delle facoltà a numero chiuso.

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