L’Italia si spacca sulla bad bank che sarà

malversazioni bancarie

È guerra sulla bad bank sistemica all’italiana. La quasi totalità dell’universo bancario la vuole. Il governo no. Anzi, una parte dice il contrario, dato che il presidente del Consiglio ha smentito le ricostruzioni del Financial Times, che registravano un gran rifiuto di Palazzo Chigi. Intorno alla possibilità di creare un veicolo finanziario all’interno del quale isolare i Non-performing loans (crediti dubbi, o Npl) si sta scrivendo di tutto e di più. Chi è a favore? Chi è contro? Quello che è certo è che fra i secondi c’è il Tesoro, mentre fra i primi troviamo la Banca d’Italia. Ma per avere un quadro chiaro bisognerà attendere ancora un po’ di tempo. Finora a ora ci sono state solo le prime schermaglie. Il vero conflitto è alle porte.

Tutto è possibile. Che si tratti di una soluzione privata o pubblica, centralizzata o localizzata, singola o sistemica, poco cambia. Secondo quanto riportano a Linkiesta fonti governative, la cautela è d’obbligo. «Di fronte a un invito così autorevole da parte del governatore della Banca d’Italia è palese che il presidente del Consiglio non possa fornire conclusioni così affrettate come quelle rivelate dalla fonte del Financial Times», dice una fonte governativa. L’impressione è che sul tavolo ci siano tante ipotesi, sia per ripristinare il corretto funzionamento dei canali del credito sia per ripulire i bilanci delle banche italiane. Ma le domande da porsi prima di far nascere una bad bank all’italiana sono diverse. Quale mandato darle? Quali classi di crediti andrà a colpire? A quale prezzo saranno immessi nel veicolo? Per quanto tempo? Con quali risorse finanziare tutto il progetto? Cosa fare nel caso non funzionasse? Domande a cui l’esecutivo guidato da Letta sta cercando di rispondere fin dai primi giorni in cui si è insediato. Infatti, il problema dei Npl non è nuovo, anzi. Sono infatti oltre 18 mesi che arrivano pesanti i moniti delle banche internazionali. «L’Italia non può permettersi un nuovo taglio del rating sovrano ed è chiaro che una bad bank sistemica potrebbe mettere a repentaglio il giudizio del Paese», spiegano fonti bancarie a Linkiesta. Questo perché significherebbe essere declassati a un livello prossimo, se non eguale, a quello di “Junk”, spazzatura, con la conseguente riallocazione dei titoli italiani, che siano essi bond governativi o obbligazioni corporate. Un danno per l’intera struttura economica del Paese.

Dagli ambienti bancari, tuttavia, emerge un’opinione che è ben differente da quella del Tesoro e di Palazzo Chigi. Gli istituti sono a favore di questa soluzione, la bad bank, senza se e senza ma. E, in diversi casi come quelli di Intesa Sanpaolo e UniCredit, si stanno già attrezzando. Ma nei portafogli delle prime due banche italiane c’è solo il 28% dei Non-performing loans dell’intero sistema. Meglio quindi creare una bad bank di sistema capace di racchiudere tutte le criticità per isolarle completamente. Una via, questa, preferita dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. E proprio su questo punto si è riaperta la diatriba fra la banca centrale nazionale e il Tesoro. Già nello scorso agosto, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni aveva usato toni netti parlando di questo tema: «In Italia non serve una bad bank di sistema». Meglio una soluzione privata piuttosto che una pubblica, sia che si tratti di soldi italiani o che si tratti di risorse europee. Un concetto ripetuto anche in quel di dicembre quando, in un intervista a La Repubblica dopo un road show negli Usa, reiterò l’opinione che i problemi delle banche italiane non sarebbero stati risolti da una bad bank sistemica. Lo stesso ha fatto oggi, poco dopo l’intervento di Letta, per rammentare come le iniziative private per la razionalizzazione dei Npl sono la strada da seguire. Allo stesso tempo, però, nessuna menzione ai timori sul rating italiano, anzi. «È la conferma della perdita di rilevanza di questo indicatore», disse in dicembre. È vero solo in parte. In caso di prolungata stagnazione dell’economia italiana, collegata a una persistente fragilità politica e all’assenza di riforme strutturali, il destino è segnato. Il tutto indipendentemente dalla lancio di una bad bank sistemica.

Lo scontro tra banche, Banca d’Italia e Tesoro è destinato ad aumentare nelle prossime settimane. Più si avvicina l’avvio dell’Asset quality review (Aqr) della Banca centrale europea (Bce), più gli istituti di credito devono prepararsi. Secondo l’Associazione bancaria italiana (Abi) il gap di capitale dopo la due diligence comunitaria sarà di circa 15 miliardi di euro. Non è dato però sapere quale metodologia ha usato l’Abi per trattare i Npl in questo calcolo. È possibile quindi che la cifra sia maggiore, considerando che quella espressa è inferiore a quella contenuta nello scenario di base di due diversi report – uno del Credit Suisse, l’altro di Morgan Stanley – che hanno ipotizzato uno shortfall di capitale di 18 e 22 miliardi di euro, rispettivamente. Capire in che modo i bilanci delle banche saranno ripuliti e come saranno trovate le risorse per gli eventuali aumenti di capitale sarà cruciale. Come apprende Linkiesta da fonti del Tesoro, le prime simulazioni sull’impatto di Aqr e stress test sono già iniziate, nonostante le guidelines ufficiali non siano ancora arrivate. Nelle prossime settimane se ne saprà di più, ma l’approccio del ministero dell’Economia sarà con ogni probabilità quello osservato finora: nessun allarmismo, nessuna sensazionalismo, preferenza per un atteggiamento conservativo.

Per ora il maggiore timore, a onor del vero più al Tesoro che a Palazzo Koch o Palazzo Chigi, rimane il possibile reflusso sul Paese. La creazione di una bad bank sistemica potrebbe peggiorare il rating dell’Italia. Il condizionale è d’obbligo, in quanto non si conoscono i dettagli del piano, che potrebbero invece essere un fattore positivo per il sistema Paese. Ripulendo i bilanci dalle malversazioni e ricapitalizzando in maniera decisa le banche italiane potrebbe tornare parte della fiducia degli investitori internazionali. In pratica, a distanza di quasi tre anni dalla tempesta perfetta.

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