Stress test: le banche italiane ringraziano la Bce

Rischi finanziari

Lora della verità si avvicina sempre più. Sia per le banche italiane sia per le banche tedesche lAsset quality review (Aqr) della Banca centrale europea (Bce) rappresenta una minaccia, più che unopportunità. Crediti deteriorati, bond governativi, asset di vario genere e di vario rischio: tutto ciò che è in pancia agli istituti bancari europei passerà sotto gli occhi della Bce. In teoria, unoperazione volta a migliorare la fiducia degli investitori internazionali sulleurozona. In pratica, una farsa. A tal punto che sono le stesse banche che stanno facendo fin dora pulizia di ciò che hanno in portafoglio. 

Intesa Sanpaolo e gli altri big del credito in Italia si stanno preparando. La prima banca italiana, secondo le indiscrezioni del Financial Times, sarebbe sul punto di creare una bad bank contenente asset deteriorati per un controvalore di 55 miliardi di euro. Si tratta di Non-performing loans (crediti dubbi, o Npl), che nel complesso del sistema bancario italiano sono circa 260 miliardi di euro. Nessuna conferma ufficiale è giunta da Ca’ de Sass, mentre in ambiti finanziari circolano indiscrezioni sempre più fitte secondo le quali sarebbero altre le banche pronte a seguire Intesa. Del resto, lidea di una bad bank non è totalmente nuova. Anzi. Nei mesi scorsi fu Mediobanca la prima ad ipotizzare la creazione di questa speciale entità finanziaria per isolare gli asset illiquidi delle banche italiane. Nello specifico, la banca guidata da Alberto Nagel vedeva come corretta e funzionale alla stabilità del sistema bancario italiano la nascita di una bad bank dentro cui riversare parte dei crediti deteriorati. Con 21 miliardi di euro, questa strana creatura dovrebbe migliorare la situazione contabile delle banche italiane e immunizzarle dalla tossicità di alcuni asset. Se confermato, Intesa potrebbe essere listituto precursore per eccellenza. A proposito di Non-performing loans, UniCredit ha oggi comunicato di aver ceduto circa 700 milioni di euro ad Anacap Financial Partners. Il grande ribilanciamento in vista dellAqr è iniziata. Ma ci sono ancora diversi dubbi su ciò che succederà dopo gli stress test. Il rischio di un fallimento è concreto. 

La Bce ha infatti confermato le prime indicazioni della European banking authority (Eba) in merito al più importante evento finanziario delleurozona dellanno. Vale a dire che la soglia minima di capitale Core tier 1, cioè il rapporto tra il patrimonio di base di una banca (Tier 1) e gli impieghi ponderati per il rischio, richiesta alle 128 banche oggetto dellAsset quality review e degli stress test sarà dell8% nello scenario di base e del 5,5% nello scenario avverso. In entrambi i casi, i dettagli saranno forniti fra poco, e solo allora si capirà fino a che punto le azioni della Bce saranno funzionali a ripristinare la fiducia degli investitori nella zona euro. Ora come ora, è assai improbabile che questa possa tornare se non attraverso una serie di test tanto incisivi quanto imparziali. Sul primo punto, ci sono pochi dubbi. Sia lAqr sia le prove di resistenza, che avranno un orizzonte temporale triennale, andranno in profondità nei bilanci delle banche. Ma limpressione generale è che le due soglie del Core Tier 1, che poi saranno il paradigma per le future ricapitalizzazioni, siano troppo basse. Poche bocciature, quindi. Una farsa, in pratica. Riguardo allimparzialità, di contro, cè la questione più annosa: il trattamento dei bond governativi. Conteggiati nello scenario di stress, ma non nellAsset quality review, i titoli di Stato saranno conteggiati come tutti gli altri asset nel caso rientrino nel portafoglio Held-to-maturity (Htm), mentre sarà usato il metodo mark-to-market nel caso siano presenti nei portafogli Available-for-sale (Afs) o Held-for-trading (Hft). Il tutto in base allo scenario previsto, che devono ancora essere comunicati. Nel caso del portafoglio Htm, spiega Goldman Sachs, si poteva fare di più. Ora come ora non ci sono situazioni di stress finanziario, ma potrebbero esserci proprio a causa di un Asset quality review e di stress test troppo leggeri. Pesare i bond governativi in entrambe le fasi delle prove di resistenza avrebbe permesso di capire fino a che punto rischiano alcuni Paesi, come lItalia, nei quali le emissioni di debito pubblico sono ormai una prerogativa domestica, in quanto domestici sono gli acquirenti. Questo non è stato fatto, per evitare forse di penalizzare troppo alcuni Paesi. E il merito è dellattività di lobbying di Italia e Germania, i cui istituti di credito sono imbottiti sia di bond governativi sia di Non-performing loans, che alla fine stanno addolcendo sia Aqr sia i test. Leffetto boomerang non è però escluso. 

«Il timore è che limpatto sia incosistente». È questo il monito di J.P. Morgan sulle prove di resistenza dei portafogli delle banche delleuro area. A fronte delle soglie minime, la paura dellistituto guidato da Jamie Dimon è che si commetta lo stesso errore compiuto negli anni passati, quando lEba portò avanti stress test fallimentari, che terminarono con la mancata bocciatura di banche palesemente in difficoltà. Lobiettivo dei due esercizi che si concluderanno nel prossimo novembre è quello di una piena divulgazione di ciò che hanno in pancia le banche delleurozona. Le aspettative degli investitori sono elevate e vedono la bocciatura di diverse entità bancarie. Nei mesi scorsi un sondaggio di Goldman Sachs ha evidenziato che l86% degli intervistati riteneva che le banche italiane avrebbero avuto esigenze di capitali freschi dopo Aqr e stress test. Allo stesso tempo, il 57% dei partecipanti al sondaggio ha spiegato di attendersi uno shortfall di capitale nel sistema bancario tedesco. Stando a quello che è emerso da Eba e da Bce, non ci dovrebbero essere troppi problemi né per lItalia né per la Germania. Lennesima occasione sprecata. 

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