Tornano i capitali in Europa: riusciremo a trattenerli?

Il deflusso dagli Emergenti

Da inizio anno a oggi in Europa sono arrivati 77,358 miliardi di dollari. Merito dei tumulti intorno alle economie emergenti, che hanno spinto gli investitori internazionali a cercare unalternativa. E merito anche degli Stati Uniti, che complice lavvio dellexit strategy dalla politica monetaria non convenzionale della Federal Reserve e i ripetuti record di Wall Street, sono diventati sempre meno attraenti. Questo però non significa che gli investitori si fidano dellEuropa. In sostanza, non avevano opzioni differenti. 

La tendenza è chiara. L’Europa continua a essere al centro del mirino degli investitori internazionali. Ma a dire la verità, non è che ci sia troppo da gioire. Sono infatti diversi i motivi alla base del massiccio afflusso di capitali sullequity (ma non solo) targato Europa. Data la fuga dai Paesi emergenti, gli investitori hanno dovuto guardarsi intorno. Andare sullequity statunitense? Poco redditizio. I due principali indici azionari di Wall Street – ovvero Dow Jones e S&P500 – son ai massimi storici e già questo rende poco profittevole l’apertura di una posizione in questo settore. Inoltre, lassottigliamento del Quantitative easing (Qe) da parte della Federal Reserve è ancora in divenire e le sue conseguenze sulleconomia americana sono ancora tutte da compredere. Quale soluzione per un investitore? Quasi scontato pensare allEuropa. Del resto, il lancio delle Outright monetary transaction (Omt) da parte della Banca centrale europea (Bce) ha stabilizzato una situazione che sembrava ormai irrecuperabile e ha mitigato il rischio di convertibilità delleuro. Inoltre, i prezzi di diverse classi di asset delleurozona, basti pensare al comparto bancario o immobiliare, erano talmente bassi che lasciarsi scappare loccasione di aprire una posizione sarebbe stato un peccato quasi mortale. Detto, fatto. 

Da inizio anno, secondo i dati di Bank of America-Merrill Lynch riferiti al segmento equity, il deflusso dai mercati emergenti è stato pari a 22,557 miliardi di dollari. Tutti i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), a esclusione della Cina, e tutti i Mikt (Messico, Indonesia, Corea del Sud, Turchia) hanno registrato una fuga degli investitori. Colpa delle tensioni di breve periodo – Turchia, Ucraina, Argentina, Sudafrica su tutti – e degli squilibri macroeconomici e di vigilanza macroprudenziale di lungo periodo – Brasile e Russia i principali protagonisti su questo fronte. E per via dei motivi di cui sopra gli investitori internazionali hanno deciso di optare per lEuropa. Da inizio anno sono stati 21,995 i miliardi di dollari finiti sull’azionario europeo, rispetto ai 10,492 miliardi di dollari del Giappone, complice la convenienza dei prezzi e il basso livello di rischio che, in genere, caratterizza le classi di asset nipponiche. A stupire, spiegano i dati di BofA-Merrill Lynch, è l’addio ai mercati Usa: meno 14,150 miliardi di dollari da inizio anno. 

Il flusso di capitali che sta arrivando – o che in molti casi è già arrivato – dal resto del mondo non è diretto solo al comparto azionario, come evidenziato da BofA-Merrill Lynch. Nel solo 2013 quasi 26 miliardi di dollari hanno spinto i fondi high-yield (molto rischiosi, ndr) europei: 4,120 miliardi di dollari da inizio anno. Quasi la stessa cifra è andata ai bond governativi europei (4,499 miliardi di dollari), e infine 7,388 i miliardi nel debito corporate. Il maggiore afflusso, tuttavia, rimane quello registrato sui Money market fund (Mmf), i fondi del mercato monetario: da inizio anno a oggi, 39,356 miliardi di dollari. Alti rendimenti, calo del rischio di convertibilità delleuro, cristallizzazione della crisi a opera della Bce e qualche riforma sono bastate per far tornare lappetito di Europa agli investitori internazionali.

Ma è davvero merito del Vecchio continente se sono tornati diversi fondi? A ben guardare, è più facile che non ci fosse altra scelta. Scartati gli Emergenti e gli Usa, cosa rimane? I Frontier market, per esempio. Che infatti continuano a performare in modo positivo e non hanno registrato outflow di alcun tipo. E guardando all’Europa, facile capire dove siano stati allocati geograficamente. I mercati più profittevoli, specie per gli investitori statunitensi, sono tre: Spagna, Portogallo e Italia. Ci sarebbe anche la Grecia, che attualmente è classificata come Emerging market da MSCI, ma la fragilità politica e l’incertezza sul piano di salvataggio della troika composta da Commissione Ue, Fondo monetario internazionale (Fmi) e Bce è sono forse il maggiore deterrente per gli investimenti stranieri

BlackRock e Blackstone, seppure in ambiti diversi – equity la prima, immobiliare il secondo – stanno aumentando la loro esposizione nei confronti della Spagna e del Portogallo. Il problema è capire se si tratta di posizioni lunghe o corte. Nel dubbio, Madrid e Lisbona hanno messo in piedi una serie di iniziative per convincere i capitali di tutto il mondo, con un occhio di riguardo al Golfo e alla Cina, a diventare partner stabili dei due Paesi. Una delle leve prescelte è la golden visa.

Acquistando una proprietà immobiliari pari ad almeno mezzo milione di euro, trasferendo almeno un milione di euro in un conto corrente lusitano oppure aprendo un’attività che crei almeno dieci posti di lavoro si ottiene una residenza rinnovabile, con il vantaggio di poter viaggiare e fare business in Europa e in Angola, ex colonia e partner commerciale storico di Lisbona. Proprio in questi giorni una delegazione del Paese è in missione promozionale in Oman, mentre dal 14 al 17 febbraio scorso si è svolto a Shanghai il “China Portugal Property and Investment Roadshow”, organizzato dalla Confindustria del Paese affacciato sull’Atlantico. Per ora i dati sembrano incoraggianti: le residenze acquisite nell’ultimo anno si sono assestate a quota 330 per 225 milioni di euro investiti. Nelle prime tre settimane del 2014 sono stati emessi 49 visti a fronte di impegni per 27 milioni di euro. I Paesi di provenienza dei nuovi portoghesi sono soprattutto Cina, Angola, Sud Africa, Cina, India, Russia, Brasile.

Simile la mossa di Madrid. Da fine settembre scorso, chi investe nel mattone almeno 500mila euro ottiene la residenza, in questo caso permanente. Il primo è andato a una donna di Shanghai, che ha acquistato due appartamenti, a Barcellona e Madrid, per un controvalore di 520mila euro. Stando ai dati della società di consulenza Real capital analytics, nel 2013 gli investitori Celeste Impero (Hong Kong esclusa) hanno acquisito asset immobiliari per 3,05 miliardi di euro, rispetto ai 978 milioni di fine 2012. Il più attivo è stato Gingko Tree, fondo immobiliare controllato dallo Stato, con 16 immobili per 1,82 miliardi di euro. Peccato che le destinazioni siano in primis Gran Bretagna e Germania, considerati porti sicuri. In Italia, stando all’osservatorio di Fabrica Sgr il giro d’affari nel 2013 è salito a 2,5 miliardi rispetto ai soli 500 milioni del 2012.

I mercati non guardano solo a case e palazzi. Una storia di successo è la privatizzazione di CTT-Correios. Il gruppo postale portoghese è sbarcato sul mercato a metà dicembre nell’ambito del piano di privatizzazioni negoziato con la Troika dal governo lusitano, che ha raccolto 579 milioni di euro vendendo il suo 70% al massimo della forchetta di prezzo (5,52 euro), mentre il rimanente 30% è rimasto nelle mani della holding statale Parapublica. Nei nove mesi del 2013 l’utile netto è salito del 28% anno su anno ma ciò che ha convinto gli investitori è stata la promessa di un payout (la percentuale dell’utile destinata ai dividendi, ndr) del 90% nel 2014. In Spagna è partito da qualche giorno il processo di vendita del 5-10% di Bankia, istituto simbolo del salvataggio iberico di cui Madrid detiene poco meno del 70 per cento. Sul fronte privatizzazioni, spetta a Pier Carlo Padoan raccogliere o meno il testimone del predecessore, Fabrizio Saccomanni, su Enav, Poste ed Eni. Nel frattempo, copiare la golden visa per spingere le compravendite istituzionali nell’immobiliare non sarebbe una cattiva idea, soprattutto nell’ottica dell’asset quality review della Bce nei bilanci delle banche italiani, zeppi di immobili. 

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