Portineria MilanoD’Alema vuole un posto in Europa senza candidarsi

Sarà commissario Ue?

Dopo le difficoltà e le polemiche per la nomina di sottosegretari e viceministri, sulla testa del premier e segretario del Partito democratico Matteo Renzi incombe una nuova tegola pronta a crollare sui progetti di rottamazione della politica italiana: la scelta dei candidati del Pd alle prossime elezioni europee di fine maggio. Dopo la decisione di entrare nel Pse di Martin Schultz, infatti, entra nel vivo la battaglia per le candidature a Bruxelles e Strasburgo, luoghi definiti come «cimiteri per gli elefanti» ma che, dato il lauto stipendio, il lustro dei salotti internazionali e della politica estera, restano sempre ambiti. Il protagonista indiscusso della partita è Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio, ex ministro degli Esteri, presidente della Fondazione Italiani Europei, presidente della Feps (Fondazione Europea per gli Studi Progressisti), da sempre gran burattinaio della politica italiana, autore di un libro in uscita in questi giorni dal titolo «Non solo euro», reclamizzato sui quotidiani nazionali lo scorso 26 febbraio, dal Sole 24 Ore al Corriere della Sera.

Max guarda da anni alle istituzioni europee, con l’obiettivo politico «di «aumentare la forza e la legittimità» del Parlamento e della Commissione. Per D’Alema, come si legge nel suo libro, va cercato «un coordinamento effettivo delle politiche economiche e di sviluppo, l’armonizzazione delle regole fiscali e degli standard sociali, la creazione di un bilancio federale dell’Unione, la lotta agli squilibri e alle diseguaglianze tra aree con diversi livelli di produttività e di competitività». Di mezzo c’è quindi una rivisitazione del trattato di Maastricht e quelle priorità economiche e politiche che furono al centro del discorso del presidente Giorgio Napolitano a Strasburgo: è da tempo chiaro dove vorrà muoversi l’ex segretario dei Ds nei prossimi anni. Aquanto pare, però, non sarà candidato, perché avrebbe già un accordo con Renzi per una nomina a commissario europeo al posto di Antonio Tajani, attuale commissario per l’Industria e vicepresidente della Commissione

Lo schema è quello che portò Mario Monti in Europa nel lontano 1994, con la benedizione di Silvio Berlusconi prima e dello stesso D’Alema nel 1999. Insomma, «Max vuole arrivare al traguardo senza passare dal via», suggeriscono in Transatlantico alcuni parlamentari piddini. Del resto, già nel 2009 l’ex numero uno della Farnesina fu candidato a diventare «Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza», ma il Partito socialista europeo scelse la britannica Catherine Ashton, commissaria europea al Commercio, unica tra i candidati che non aveva alle spalle un passato da ministro degli Esteri. «Faccio i migliori auguri alle persone che sono state nominate. È stato un onore essere stato candidato per un incarico così prestigioso in un momento così importante per l’Europa», commentò D’Alema, anche se la «trombatura» (copyright del quotidiano Libero) si fece sentire.

La questione è delicata, perché nella casella del commissario europeo dell’Italia era in lista (e in teoria in prima fila, ndrEnrico Letta, ex presidente del Consiglio, rottamato da Renzi in fretta e furia, scomparso ormai dai radar. Un altro affondo contro l’ex premier da parte del nuovo inquilino di palazzo Chigi? Le trattative sono serrate. Sulla candidatura o meno di D’Alema alle europee si è discusso negli ultimi mesi. A quanto pare Renzi non avrebbe voluto candidarlo per rinnovare la classe politica del Pd. In teoria doveva essere proprio lui il capolista nel centro Sud, ma il segretario ha optato per Michele Emiliano, sindaco di Bari, già in lizza per un posto da ministro. 

Non solo. A quanto pare, la maggior parte degli europarlamentari ora di stanza a Strasburgo dovrebbero essere riconfermati. Nel Nord-Ovest infatti correrà con tutta probabilità Sergio Cofferati, eletto nel 2009, già segretario della Cgil. Poi Antonio Panzeri, che potrebbe aggiudicarsi la sua terza elezioni nell’europarlamento, quindi Patrizia Toia, anche lei tra Stasburgo e Bruxelles ormai dal 2004. Nel Nord Est c’è in pole position per una posizione da capolista Paolo De Castro, già presidente dell’istituto di studi economici Nomisma, feudo economico politico di Romano Prodi, europarlamentare stimato e presidente della commissione Agricoltura al Parlamento Europeo. La candidatura di De Castro, originario di Lecce, sta creando però alcuni problemi interni tra Veneto e Friuli, anche perché potrebbe intralciare le speranze dell’ex sindaco di Padova e da poco ex ministro Flavio Zanonato. 

E ancora. Sempre nel Nord Est è data per sicura la candidatura di Franco Frigo di Cittadella, classe 1950, che al parlamento europeo ci entrò nel 2013, quando Debora Serracchiani rinunciò al seggio per diventare presidente del Friuli Venezia Giulia. Ancora in alto mare invece la scelta dei candidati sulle isole. C’è chi suggerisce il nome di Davide Faraone, renziano della Sicilia, al centro delle polemiche perché coinvolto nello scandalo sui rimborsi in consiglio regionale, ma comunque sempre tra i più fidati confidenti del presidente del Consiglio. Per il centro Italia dovrebbe invece essere riconfermato Roberto Gualtieri, molto stimato da Napolitano e relatore sui problemi costituzionali della governance dell’Unione europea: i due si sono incontrati il 10 gennaio scorso e Re Giorgio avrebbe dato rassicurazioni.

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