Garanzia giovani, spendiamo bene questi 1,5 miliardi

Non ripetiamo gli errori di Cliclavoro

Una bella notizia per i giovani tra i 15 e i 24 anni: dall’Europa sono in arrivo aiuti economici importanti per combattere la disoccupazione giovanile, salita ormai oltre il 40% nel nostro Paese (42,4% secondo le ultime stime Istat). È in arrivo un miliardo e mezzo di euro, grazie anche al cofinanziamento nazionale, per i prossimi due anni (2014-2015): stiamo parlando della “Garanzia Giovani” (Youth Guarantee), il piano dell’Unione europea che si propone di favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. L’obiettivo è garantire un’opportunità qualitativamente valida di lavoro – ad esempio apprendistato o tirocinio –  o di formazione ai giovani entro quattro mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione, o di inattività. Si tratta di un piano che ha principalmente lo scopo di efficientare le politiche attive degli Stati europei, ovvero tutte quelle misure messe in campo dalle istituzioni per promuovere l’occupazione e favorire la transizione dalla scuola al lavoro. Si punterà su una banca dati nazionale per permettere l’incontro tra utenti e aziende, tra domanda e offerta di lavoro, ecco perché è importante non ripetere gli errori già commessi in passato con il portale Cliclavoro.

una piattaforma tecnologica verranno affidate funzioni di tipo informativo e di supporto alle azioni di comunicazione e di accoglienza dell’utente, oltre che di analisi della domanda. Una sorta di social network unico per gli operatori e per i giovani alla ricerca di lavoro, attraverso il quale perseguire l’obiettivo di favorire la ricerca attiva di lavoro, il contatto diretto con il mondo delle aziende, la prenotazione di servizi di consulenza e di orientamento. Certo, la banca dati rappresenta solo il primo step di un progetto ambizioso e strutturato, ma si tratta di un passo fondamentale senza il quale il castello potrebbe non stare in piedi. Peraltro, una norma introdotta nel luglio 2013 dal cosiddetto Pacchetto Letta già si era occupata della necessità di istituire una banca dati nella quale fare confluire tutte le notizie relative agli interventi di politica attiva, centrali e territoriali, nonché la mappatura di tutti i destinatari di politiche passive. Si prevedeva la costituzione della banca dati in seno al ministero del Lavoro e delle politiche sociali, quale componente del Sistema informativo lavoro (Sil), con lo scopo di attuare un migliore utilizzo dei dati attraverso un’integrazione dei diversi sistemi informativi esistenti, tra cui riveste particolare importanza la borsa continua nazionale del lavoro, disponibile attraverso il portale Cliclavoro.

Cliclavoro non rappresenta altro che il nocciolo di quella banca dati alla cui implementazione è subordinata la partenza del piano italiano di attuazione della Youth Guarantee, costituendo una sorta di rete per la mediazione tra domanda e offerta di lavoro. Si tratta però di un sistema che non ha saputo dimostrarsi efficace: intermedia solo pochi accessi al mercato del lavoro e conta pochi iscritti, oltre che un numero esiguo di visitatori giornalieri.

Mettendoci dalla parte dell’utente, abbiamo provato a iscriverci al portale, simulando la candidatura per una posizione professionale, per capire quali possano essere i punti di forza e di debolezza del sistema esistente. Questo perché l’atto di iscrizione alla banca dati nazionale da parte di un giovane è un atto volontario e in un momento come quello attuale, caratterizzato dalle presenza, nel mercato, di una folta schiera di giovani Neet, afflitti da un atteggiamento di sfiducia e scoraggiamento, la banca dati, per funzionare, dovrà dimostrare una reale forza attrattiva e aggregante. Una volta aperta la home page del sito, è necessario procedere con un login. Dopo un primo inserimento dei dati personali, è possibile procedere alla compilazione del proprio curriculum vitae per via telematica. I passaggi sono dieci: esperienza lavorativa, istruzione, formazione, conoscenze linguistiche, conoscenze informatiche, abilitazioni, patenti, professione desiderata, altre informazioni, scadenza (della propria candidatura, un massimo di 60 giorni dalla data di pubblicazione). È prevista poi la possibilità di allegare in pdf il proprio curriculum vitae che, presumibilmente, il più delle volte non sarà nient’altro che il riepilogo delle informazioni inserite in tutti i campi che precedono. Tempo totale? Circa 45 minuti, decidendo di inserire tutte le informazioni richieste ma sapendo già cosa scrivere. Al termine della compilazione inizia la ricerca vera e propria selezionando le offerte di lavoro in base alla descrizione della posizione e alla zona geografica di riferimento. Tutta la procedura è accompagnata dai cosiddetti “tips”, ovvero suggerimenti su cosa scrivere negli spazi a disposizione. Peccato che questi suggerimenti, oltre a essere il più delle volte ridondanti (campo: “eventuali specifiche”, spiegazione: “inserire eventuali competenze specifiche”… grazie!), rischiano di confondere l’utente e non aiutano a capire come trasferire nel concreto, per iscritto, le proprie esperienze e competenze.

Posto che l’obiettivo della youth guarantee è l’employability (ovvero il tentativo di rendere i giovani occupabili), perché non pensare ad una banca dati dalla struttura finalmente diversa rispetto a quelle che abbiamo visto e utilizzato sino a ora? Un portale in grado non tanto di sintetizzare quello che il giovane ha fatto, in termini puramente didascalici, ma piuttosto di evidenziare le competenze e le capacità del singolo, esaltandone le attitudini e i punti di forza. Forse, una mancanza delle banche dati consiste proprio nell’essere asettiche e “distanti”, oltre che complesse da compilare. Tradurre tutto questo in un’idea concreta potrebbe significare prevedere una banca dati che richieda all’utente un nucleo di informazioni standard necessarie al monitoraggio e all’analisi della domanda – dati anagrafici, titolo di studio conseguito, esistenza o meno di pregresse esperienze di lavoro – per poi prevedere la compilazione di campi aperti, di carattere descrittivo che possano permettere a chi legge il curriculum di entrare direttamente in contatto con il giovane. Un sistema del genere forse mancherebbe della praticità data dalla standardizzazione dei cv guidati, ma permetterebbe di superare l’omologazione dei contenuti, rendendo possibile l’emersione delle personalità che si nascondono dietro a ciascun “login”.

A prescindere dalla struttura della banca dati e dal grado di interesse che saprà suscitare nei giovani, un altro problema è legato al fatto che la piattaforma tecnologica assolverà al suo compito – affidatole dal Piano di attuazione – solo se aziende e operatori verranno messe nella condizione di far confluire in essa tutti i dati relativi alle offerte di lavoro, alle offerte di tirocinio o ai percorsi di formazione disponibili. In poche parole la piattaforma tecnologica dovrà essere in grado di intercettare, oltre che l’offerta, anche e soprattutto la domanda di lavoro. Ciò pare allo stato particolarmente difficile in quanto, secondo molti, le aziende non avrebbero l’interesse a condividere nell’ambito di una banca nazionale pubblica le proprie esigenze strategiche e le proprie richieste, preferendo quindi canali di ricerca informali o affidandosi a operatori privati di intermediazione che garantiscono maggiore garanzia di riservatezza delle informazioni attinenti i progetti aziendali. Spesso infatti in tema di politiche attive per l’occupazione si tende ad associare le azioni pubbliche a concetti di inefficienza e lentezza del sistema. Spesso a ragione, vista l’esperienza del (mal?)funzionamento dei Centri per l’impiego che, nonostante impieghino quasi 10.000 addetti e costino circa 500 milioni di euro l’anno, riescono a intermediare appena il 3% dei contratti di lavoro che vengono stipulati.

Ciononostante un unico luogo che svolga la funzione di collettore a livello nazionale della domanda e dell’offerta di lavoro potrebbe rappresentare un percorso efficace per il superamento del mismatch tra domanda e offerta di lavoro e quindi un buon punto di partenza per un piano che abbia come obiettivo la garanzia dell’occupabilità dei giovani. Prima di sprecare fondi in misure che potrebbero risultare per ancora una volta insufficienti, si potrebbe pensare a far funzionare meglio quello che già esiste, con migliorie strutturali e attraverso vere e proprie incentivazioni economiche, se necessario. Perché la vera sfida per creare un sistema forte che faccia incontrare domanda e offerta di lavoro oggi, non è convincere i giovani, ma le aziende.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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