Il cattivismo di Giass, Renzi e la Merkel

Il nuovo show di Ricci con Luca e Paolo

Ci può essere qualcosa che unisce Luca e Paolo e Antonio Ricci da un lato e Matteo Renzi e Angela Merkel dall’altro? La connessione tra un esordio diplomatico (quello di Renzi) e un esordio televisivo (quello di Luca e Paolo) è tecnicamente ardita, ma oggi voglio osare, provando a stabilirla sul piano del linguaggio.

Partiamo dalla critica web a Ricci: ormai quando Twitter si esercita nella stroncatura di un programma vuol dire che c’è davvero qualcosa di interessante o diverso ( che poi è la stessa cosa) in televisione. La rete tende a stroncare gli eccessi, gli imprevisti, l’anticonformismo, le novità: gli opinion makers dei social network pensano di essere trasgressivi ma sono quasi sempre conservatori, tendono a fare come i pesciolini che si incolonnano dietro il pesce pilota.

E quindi ieri, durante la prima puntata dell’attesissimo Giass quello che ha attirato le maggiori critiche era proprio ciò che era più interessante: ovvero il tentativo di innovazione sul piano dello stile e del codice. Faccio qualche esempio: l’imitazione di Laura Boldrini crocifissa ai tic del politicamente corretto “anti-sessista”. Oppure la finta classifica dei cantautori morti che infila dentro alla Spoon river, tra De André e Jannacci, la gag sul povero Memo Remigi dato per morto senza esserlo. Oppure il monologhetto politicamente scorretto di Pino Caruso sulla mafia, oppure il redivivo Andy Luotto nei panni del giudice, addirittura sordomuto, fino alla parossistica coppia di preti che fa la colletta in strada per raccogliere fondi a favore dei sacerdoti pedofili. Giass poteva (e può) essere una sorta di varietà post-moderno, un varietà cattivista para-grillino, che accarezza e raccoglie gli umori che germogliano dalla lingua del web e della politica. In fondo Il movimento 5 stelle è diventato il primo partito italiano giocando su questo umore, e la Juve di Conte ha ipotecato lo scudetto con i tweet beffardi e con la spinta propulsiva del geniale vittimismo di Conte.

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In fondo anche Renzi arriva al suo euro-esame di maturità internazionale quando una lingua ipocrita, quella del rigore, si è irrimediabilmente esaurita: mai più compiti a casa, dice, mai più reverenza para-tecnocratica, mai più austero-buonismo. Ma il problema di una lingua nuova è che mentre demolisce il passato deve anche costruire. Quando non sei più rottamatore, come fai a restare trasgressivo e insieme diventare statista? La lingua di Giass, per esempio era affilata e tagliente, volutamente caustica, ma i suoi conduttori erano i simpatici dioscuri di sempre, più bravo ragazzi che Iene: la gag sulla finta morte di Remigi, sarebbe stata perfetta in bocca, chessó, a Teo Mammuccari, mentre con loro due resti spiazzato: dicono per finta o per davvero? Anche la lingua del cattivismo, in questo anni ha avuto un suo codice: è stata una lingua sporca, una lingua virale, una lingua contaminata che è nata fra scherzi, beffe, fotomontaggi.

L’esperimento di Ricci, quindi, coglie perfettamente uno zeitgeist, uno spirito del tempo, ma sta ancora cercando la nuova lingua per dare corpo al suo messaggio. La formula del varietà alla Drive in, rispetto a questa rottura ieri appariva antica. Anche la Juve di Conte vince con la lingua del cattivismo che dice: noi siamo migliori e gli altri ci vogliono male. Anche Renzi, quindi dovrà trovare un registro con la Merkel che non sia più la poetica del bravo ragazzo secchione alla Enrico Letta, ma nemmeno quella di un Lucignolo fuori ruolo. Aspettiamo con trepidazione la nuova puntata di Giass, l’esito del vertice italo-tedesco, la fine del campionato, il risultato di Grillo alle europee: sapendo bene che se il cattivismo si limita a demolire, alla fine vince l’ecumemismo nazionalpopolare dei Don Matteo e dei medici in famiglia. Che sono finti, ovviamente: ma provvidenzialmente consolatori in tempi di crisi.