Il governo Renzi è fondato sull’Italicum

Dopo l’approvazione alla Camera

Chiunque sia stato a Montecitorio, ieri, con il cicalino delle votazioni che trillava senza tregua, i deputati di maggioranza che lasciavano la buvette precipitosamente abbandonando caffè non consumati sul bancone, i sottosegretari richiamati a forza che entravano correndo in Aula, ha avuto davanti agli occhi una fotografia, una immagine plastica di che guerra si sia combattuta intorno all’Italicum alla Camera nelle ultime 48 ore.

Subito dopo l’emendamento più ostico, quello sulle doppie preferenze di genere (che fra l’altro avrebbe migliorato non di poco la legge), passato per solo venti voti quando avrebbe dovuto averne almeno sessanta di margine, Daniela Santanché ruggiva aggirandosi per il Transatlatico: «È pazzesco. C’è una manovra scientifica contro Renzi per farlo fuori. Il fatto incredibile è che lo abbiamo salvato noi». Non si capiva se fosse un ruggito di rabbia o di sollievo, forse entrambe le cose. In tutti i retroscena che filtrano l’umore del premier è speculare a quello della pasionaria azzurra: «Volevano farmi fuori ma non ci sono riusciti».

La Seconda Repubblica e mezzo è (per ora) fondata sull’Italicum. Il che non deve essere banalizzato propagandisticamente, in un senso o nell’altro, ma capito nella sua complessità: – la prima è nata sul patto fondativo Togliatti-De Gasperi e la Costituzione, – la seconda sul bipolarismo, il potere di consenso della televisione e su Silvio Berlusconi, – questa ultima fase di transizione, sulla sublimazione delle larghe intese a geometria variabile, su un accordo elettorale (bileaderismo più che bipartitismo) e su Matteo Renzi.

Fra l’altro il voto segreto, che non ci sarà al Senato, ha probabilmente schermato due operazioni “coperte” di cui ieri si parlava insistentemente alla Camera, tra i divanetti Basilio di pelle rossa: la prima, il “soccorso verde” della Lega, che forse ha aiutato Forza Italia, malgrado le dichiarazioni di fuoco ( al Senato c’è un accordo perché Roberto Calderoli introduca il cosiddetto salva-Lega). La seconda è l’aiuto di di qualche pretoriano grillino, che nel segreto dell’urna, ha dato un aiuto per evitare lo spettro delle preferenze, che per il M5s, dopo le grandi purghe, è diventato un vero incubo crea-dissidenti.

Ma se tutto questo è vero, ci sono tre conseguenze da prendere in considerazione.

– La prima: Renzi si sente forte, e ha bisogno di grande forza, ma ha un controllo molto debole del suo partito.

– La seconda: anche senza una leadership forte, le spinte centripete nel Pd continuano ad essere fortissime.

– La terza: adesso che è tornato (in forma) Pierluigi Bersani, il momento di sbandamento della minoranza si ricompone intorno a una leadership non correntizia e autorevole, che teorizza l’emendabilità del porcellum.

Dopodiché bisogna chiedersi che cosa sarà delle larghe intense che governano l’Italia in forma più o meno allargata, se il vero cardine nel momento del confronto parlamentare in questo momento è Forza Italia (che ufficialmente non è in maggioranza!). Renzi ha oggi potenzialmente contro, nell’ordine: la minoranza del Pd (a cui aveva persino offerto i posti in segreteria lasciati liberi dai ministri), la Cgil, la Cisl e anche la Confindustria. Può darsi che il detto “molto nemici molto onore” sia un buon viatico in un punto di crisi, può darsi che una vittoria alle europee cancellerebbe ogni resistenza interna, ma può darsi anche che con la lotta contemporanea su tre fronti come la legge elettorale, il cosiddetto Jobs Act e il taglio delle imposte, aumenti il rischio di centrare una buca aumenta esponenzialmente.

Da oggi l’Italia è una repubblica fondata sull’Italicum, il governo Renzi pure, e lo strano destino di tutti i leader di centrosinistra, continua ad essere racchiuso in questo paradosso: raccolgono consenso promettendo di essere quelli che spazzeranno via Berlusconi, ma poi hanno bisogno del soccorso azzurro per far quadrare i conti. È stato così per Massimo D’Alema, che è rimasto soffocato dall’abbraccio mortale della Bicamerale, sarà curioso capire come sarà per Renzi che insieme al Cavaliere  si è imposto di cancellare il Senato.