La versione zombie di Pat Garrett & Billy the Kid

pastiche

Il 27 marzo esce in edicola per Editoriale Cosmo, in un volume unico, una serie di fumetti, scritti qualche anno fa da Roberto Recchioni, che si intitola GarrettCome avrete già capito dal titolo, il fumetto prende le mosse dalla leggendaria storia del pistolero Billy the Kid e dello sceriffo Pat Garrett e, senza alcun timore reverenziale di sorta, ma proprio nessuno, s’incammina su una traiettoria narrativa pazzesca, quella che si ottiene quando si incrociano il genere horror con il genere western.

Ci sono due modi di prendere questo fumetto, dipende da che lettori siete. Il primo modo è prenderlo male, molto male, cosa che vi capiterà se non siete forniti di una buona capacità di sospensione dell’incredulità. La seconda è prenderlo benissimo, godersi dalla prima all’ultima pagina sghignazzando e volendo battere un cinque alto a Recchioni ad ogni trovata pazza che si è inventato.

Ora, visto che a me è capitato lo schizofrenico caso di prenderlo prima in un modo e poi in un altro, ho pensato che forse sarebbe interessante scrivere una recensione biforcuta, schizofrenica, prima facendomi guidare dall’istintiva ortodossia del devoto del Kid, poi lasciandomi guidare dalla forza opposta a quell’oltranzismo, ovvero dalla spassosa goduria estetica dell’iconoclasta postmoderno che non ha miti né eroi, per cui non c’è niente di intoccabile.

Questo è il risultato.

Giù le mani dal Kid

Per me il Kid è una figura sacra. È come Gesù Cristo, e Pat, l’amico, il nemico, il traditore, è il suo Giuda Iscariota. L’unica versione che accetto della storia di quel pazzesco inseguimento è quella vulgata da Sam Peckinpah nel suo Pat Garrett & Billy the Kid del 1973, con Kris Kristofferson nei panni del Kid e James Coburn in quelli di Pat. Non è una versione perfetta, di versioni perfette di una storia che si è ormai mischiata indissolubilmente con la leggenda non ne esistono. Sarebbe come cercare di stabilire quale dei tanti vangeli apocrifi o meno sia più fedele alla vita di Gesù Cristo. Ma è la migliore versione.

Capite bene come può reagire una persona come me trovandosi davanti a un proseguimento di quella fantastica leggenda in tinte horror, con i fuorilegge trasformati in zombie e battezzati, con un triste gioco di parole, Pelleossa, e Billy, il Kid, trasformato nel capo di quella marmaglia mezza morta che brancola nel deserto alla ricerca di carne viva da sgagnare.

È inconcepibile. È inaccettabile. È blasfemia. Tanto più che il tutto è condito da scivoloni filologici pazzeschi, come quello che trasforma Maria, l’amante messicana del Kid, in Charlotte, una prostituta francese che tra l’altro, nel corso della storia, passa dal letto di Billy a quello di Pat. Pazzesco. O ancora, vedere il pur ignominioso sceriffo Garrett, portato dagli eventi a fare da testimonial a un truffatore che vende fucili santi per abbattere gli zombie, fa venire la pelle d’oca.

Insomma, va bene giocare con la tradizione, va bene mischiare i generi, ma a tutto c’è un limite e Recchioni quel limite lo supera subito dopo il titolo del primo episodio: Quien es? Quien es?

Pat Garret & Billy the Kid a sangue freddo: una figata pazzesca!

Una delle grandi conquiste del postmodernismo Novecento è l’aver sbriciolato i tabù che volevano i miti e gli eroi intoccabili, scolpiti nel marmo inscalfibile della tradizione, avergli dato la possiiblità di una nuova vita grazie a ingegni come la parodia e il pastiche. In questa cornice va letto Garrett, il fumetto scritto da Roberto Recchioni e disegnato da alcuni dei migliori disegnatori italiani, Riccardo Burchielli, Werther Dell’Edera e Cristiano Cucin.

La storia di Pat Garrett e Billy the Kid, virata all’horror, popola il deserto del New Mexico di Pelleossa, ovvero di zombie, morti viventi, o come volete chiamarli, ex uomini a sangue freddo che per sopravvivere si cibano di sangue e carne di quelli ancora vivi, ed è una figata pazzesca.

È spassoso, dall’inizio alla fine, ma anche crudo e violento, come spesso sanno fare i fumetti quando rappresentano le fantasie orrorifiche come quella degli zombie, in una parola: è geniale. Una genialità che tocca i suoi vertici a più riprese. Un esempio su tutti: quel fantastico sermone del reverendo che va in giro a vendere fucili benedetti per contrastare gli zombie, con Pat Garrett trasformato in testimonial dei fucili winchester, un Giorgio Mastrota in versione horror western.

Insomma, con una trama densa di colpi di scena, costruita con la spensierata leggerezza di chi smonta e rimonta una storia a suo piacimento, divertendosi un mondo, Recchioni infonde una nuova vita a una delle più belle storie del West, ed è uno spasso.

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