Per il marito della Mussolini una pena, non una gogna

Il caso delle baby squillo del Parioli

Non ho visto scrivere da nessuna parte mezza riga, né proferire mezza parola, in difesa di Mauro Floriani, meglio noto come “il signor Mussolini”. Capisco che non susciti simpatie, il reato di cui secondo i giudici Floriani si è macchiato è odioso per chiunque. Ma lo è a partire dai suoi familiari, che vanno rispettati.

Ed è odioso per tutti, e imbarazzante come una lettera scarlatta, a partire da quei figli (uno di loro a quanto leggo non è andato in gita, nei giorni in cui veniva pubblicata la notizia) che non possono essere messi in piazza come figli di un “mostro”. E capisco anche che al cosiddetto circo mediatico faccia gola un paradosso: il fatto cioè, che la moglie del signor Floriani, assai più nota del suo coniuge, Alessandra, prima di scoprire che il marito secondo i giudici fissava appuntamenti abituali con delle baby squillo, chiedesse misure estreme, come la castrazione chimica per tutti i pedofili. Lo so, tutto questo induce un sentimento volgare di pruderie e fa immaginare un ghigno di soddisfazione, un dare di gomito prima di sussurrare la domanda idiota: adesso la Mussolini la chiederà anche per suo marito, la castrazione? Francamente non me ne frega nulla. E nemmeno griderei all’incoerenza se dopo essere stata ferita sul piano personale la deputata (oggi di Forza Italia) cambiasse idea: erano e restano legittime entrambe le posizioni, e per quanto radicale e invasiva sia l’idea della castrazione chimica, non ha nulla di folle, non può essere paragonata alle bercerie razziste o antisemite sentite in questo anni, anche se non la si condivide.

Ma la questione che a me pare oscena in questa storia è che si voglia colpire una donna in difficoltà e mettere alla gogna un uomo solo perché ha una notorietà mediatica, solo perché esiste una sua foto in archivio che si può agevolmente pubblicare in pagina, un cognome da strillare in un titolo di prima. Ci sono ventuno indagati nell’inchiesta delle baby squillo, ma tutti questo nomi restano anonimi perché non sono noti. Nell’inchiesta sul caso Marrazzo restarono anonimi, e senza volto, persino i nomi dei carabinieri che avevano ricattato il presidente della regione Lazio, per rispetto alla divisa, si disse. Invece Floriani no: è un vip, e quindi non solo si diffonde il suo nome, ma si anticipa una sorta di stralcio di inchiesta per dire che su di lui ci sono “prove inoppugnabili”. 

Allora qui la questione è una sola: esistono un diritto e una pena che devono essere uguali per tutti. Il fatto che il signor Floriani sia noto ai media non lo rende più colpevole degli altri indagati che sono nelle sue stesse condizioni. Quindi delle due l’una: o si applica una par condicio mediatica e si espone tutta la lista degli indagato con nome e cognome, provocando gli stesso effetto nelle loro vite e nelle loro famiglie, oppure si risparmia ad Alessandra Mussolini e ai suoi figli la gogna che li ha colpiti. Almeno fino al giudizio.