Perché Matteo Renzi deve puntare tutto sull’Irpef

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L’elemento più bello della politica è che regala momenti come questo: ventiquattr’ore in cui può accadere di tutto, emozione, dubbio, puro spettacolo. In fondo è semplice: i soldi per un taglio radicale delle imposte non c’erano, almeno stando alle aride regole dei bilanci.

Eppure,  nonostante questo, Matteo Renzi domenica scorsa, ospite di Fabio Fazio, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, ha forzato le regole della contabilità politico-istituzionale e ha annunciato il taglio da dieci miliardi per questa settimana: solo domani capiremo presi dove e usati come. Così impazza il dilemma, con un referendum di opinione che pare perfetto per gli scommettitori inglesi: tagliare le tasse sui redditi più bassi o tagliare quelle sulle imprese? 

Dopo essere riuscito a far arrabbiare sia i sindacati che la Confindustria, in queste 24 ore di thrilling, Renzi può scegliere tra diverse ipotesi, più o meno radicali. Dico, ovviamente quella che mi sembrerebbe più efficace, tra le opzioni che circolano: concentrare tutto il taglio su un unico fronte, quello dei redditi più bassi, e farlo cancellando il programma di spesa degli F35. So bene che in questo caso qualcuno direbbe che si tratta di una mossa populista, e ovviamente anche  elettoralistica – a un mese dal voto indubbiamente lo è – ma intanto l’azzardo produrrebbe uno choc salutare. La vera scommessa, infatti, è rompere il clima depressivi indotto dalla crisi, la crescente propensione al risparmio di chi in questi anni ha bruciato le sue riserve, la paura di spendere che gli italiani hanno introiettato dentro di loro.

Non ho strumenti scientifici per dire se questa iniezione di capitali otterrebbe l’effetto sperato dai più ottimisti, cioè una crescita del Pil dello 0,8%. Oppure se accadrà quello che teme l’Europa, e cioè che buona parte di questo soldi (almeno un terzo) vengano spesi in beni che non provengono dal Made in Italy, attenuando l’effetto-choc. Sta di fatto che la mossa del cavallo, la mossa che spiazza, la mossa che si produce solo bruciando i ponti dietro le spalle non è solo spettacolare e imprevista, ma è l’unica che può cambiare l’equilibrio dato, apparentemente irreversibile. Anche chi come me, in queste ore ha molti dubbi sulla strategia di indubbia improvvisazione del premier non può che tifare per un elettrochoc da dieci miliardi da investire tutti sulle buste paga: soldi brutti, sporchi e cattivi subito nelle tasche degli italiani, come un grande test di massa sulla reattività del nostro paese. Un grande test per capire se siamo ancora vivi dopo il lungo inverno della crisi.

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