Sveglia! Sull’agenda digitale siamo fermi al 2012

Le vere priorità del paese

Sull’agenda digitale siamo fermi al 2012. Fermi al decreto crescita 2.0 del Governo Monti, voluto e coordinato dall’allora Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Un intervento complessivo su tutte le leve vitali per digitalizzare l’economia e la produttività pubblica e privata italiana. Intriso di elementi concreti e di visione per il futuro. Sulla governance, sulla Pubblica amministrazione, sulle start up, sulle infrastrutture. La creazione di due grandi hub digitali: quello dei cittadini tramite la creazione dell’identità digitale e quello della pubblica amministrazione. Destinati ad includere, digitalmente, ogni tipo d’interazione tra pubblico e privato. Fu il frutto di uno sforzo collettivo straordinario tra governo, imprese, cittadini. Insomma tutti gli stakeholders furono attivamente coinvolti. 

Da allora non è stato aggiunto più nulla. Anzi semmai è stato tolto. I 55 decreti attuativi del decreto crescita (voluti inopinatamente dai gerontocratici Gabinetti di allora) sono rimasti in gran parte inattuati. Il governo Letta sotto questo profilo, dispiace dirlo, è stato un disastro. Come primo atto portò le competenze sull’agenda digitale a Palazzo Chigi, ma non è mai più riuscito ad attivare un reale coordinamento, a dare una spinta di qualunque tipo. Così ciascun ministro ha proceduto in solitaria, poco e spesso male. I vari Ministri si sono più contraddistinti per aver annaspato tra analfabetismo digitale e burocrazie riottose più che per capacità innovative e visionarie. Basti pensare a quanto non fatto sulla scuola: aver cancellato da parte dell’ex Ministro Carrozza l’obbligo dell’introduzione degli ebook nelle scuole dal 2014 è stato un errore grave e clamoroso. Anche simbolico. Così come aver fatto passare 17 mesi (diciassette) per approvare lo Statuto dell’agenzia per l’Italia digitale: un atto di una burocrazia colpevole e irresponsabile.

Francesco Caio, nominato Commissario per l’agenda digitale nonché Digital champion, ha provato a muoversi tra queste sabbie mobili. Ha preso tre elementi già definiti nel decreto crescita 2.0 (fatturazione elettronica, identità e anagrafe digitale) e ha cercato di portarli avanti. È sembrato però che gli mancassero leve e commitment politico. Soprattutto è mancato il proseguimento di una esperienza di governo collettiva e politicamente virtuosa che spingesse l’Italia sulla frontiera dell’innovazione. Come scritto, per l’Agenda digitale serve un forte decision maker che possa sedere nel consiglio dei Ministri e battere i pugni sul tavolo. Va bene anche il Presidente del Consiglio anche se sarebbe meglio qualcuno che se ne occupasse quotidianamente. Altrimenti è inutile. Passera era riuscito ad incarnare questo ruolo. Ora attendiamo che Matteo Renzi faccia uscire l’Italia da questo oblio digitale. Ce l’ha promesso in un tweet, lo scorso 23 febbraio, una domenica alle 8 di mattina. Il tema non può e non deve attendere. Non è un tema, è il tema. Siamo fiduciosi che al più presto se ne occuperà.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta