Trasparenza, il disastro di chi gestisce case popolari

Non pervenuto il ministero dell’Economia

A ottobre 2012 il governo Monti metteva online la “Bussola della trasparenza”, portale che dovrebbe consentire di verificare se i siti web delle istituzioni pubbliche seguono le linee guida nazionali. «Il cuore del sistema», si legge, «è un motore che, con una serie di sensori software e algoritmi matematici, analizza i siti in modo automatico a determinati intervalli temporali». A un anno e mezzo dalla creazione della Bussola, vediamo quanti sono gli enti coinvolti, quanti superano il test di trasparenza e in base a quali parametri sono giudicati.

Il quadro generale
I dati che abbiamo studiato arrivano da una rilevazione dello scorso 16 marzo, che ha interessato quasi 11mila siti. La maggior parte appartiene ai Comuni: quelli censiti sono circa 7.500, sui poco più di 8mila totali. Numerose anche le scuole registrate, circa 2.300, dagli asili alle superiori. In questo caso, però, la percentuale di istituti coinvolti è decisamente bassa: basti pensare che solo in Lombardia ci sarebbero oltre 2.400 elementari pubbliche. La seconda categoria più “scoperta” sembra essere quella delle Unioni di Comuni: la Bussola ne censisce circa metà.

Quali criteri sono usati per valutare i siti?
Il portale rimanda a una tabella di “contenuti minimi” necessari per essere in regola. Alcuni esempi: le informazioni sugli Uffici relazioni con il pubblico devono essere raggiungibili direttamente dalla homepage; i curriculum dei dirigenti vanno inseriti nella sezione “trasparenza, valutazione e merito”, in particolare nella sotto-sezione “dati relativi al personale”; il materiale sulla privacy dovrebbe essere raggiungibile dalla parte più bassa della pagina web, e così via.

La Bussola divide gli enti in 17 categorie: dalle agenzie fiscali alle Camere di commercio, dalle Province alle università. I siti delle istituzioni vengono analizzati valutando decine di parametri, che spaziano dall’articolazione degli uffici ai bandi di concorso. Per ogni amministrazione è possibile verificare quanti e quali dei criteri sono rispettati.Spulciando il portale scopri che oltre metà dei Comuni è vicina al 100% della “trasparenza web”; circa metà degli istituti censiti che si occupano di case popolari è allo 0%; la Campania è ultima tra le Regioni, mentre la Giustizia vince il cucchiaio di legno tra i ministeri.

Ok due agenzie fiscali su tre. Pochi gli enti di previdenza
Il portale considera tutte le agenzie elencate sul sito del ministero dell’Economia: Dogane, Entrate e Demanio. Le prime due sono sopra il 90% di parametri soddisfatti; la terza non ne rispetta nessuno. Quanto alla previdenza, troviamo solo Inail (98%) e Inps (67%): non ci sono gli altri 20 enti citati dall’Istat nella lista delle amministrazione pubbliche, che comprende le casse di ingegneri, commercialisti, biologi e molti altri professionisti. Va detto che si tratta di istituzioni con personalità giuridica di diritto privato, anche se esercitano funzioni pubbliche: Inail e Inps, invece, sono enti di diritto pubblico in senso stretto.

Aziende ospedaliere e Asl: tante sopra il 90%
I dati più recenti disponibili sul sito del ministero della Salute si riferiscono al 2010, e dicono che in Italia ci sono 64 aziende ospedaliere pubbliche e 146 Asl. La Bussola ne conta rispettivamente 89 e 138. Possibile che le prime siano aumentate negli ultimi anni; probabile, in ogni caso, che la copertura del portale governativo sia praticamente totale. Quasi l’80% delle aziende ospedaliere censite rispetta almeno il 90% dei parametri di trasparenza; ne restano fuori 6 comprese tra il 58 e l’85% e 14 che non superano il 3%. Passando alle Asl, quelle sopra il 90% sono circa 7 su 10; delle tre rimanenti, una non raggiunge il 10%, le altre due sono comprese tra questa percentuale e l’89 per cento.

Camere di Commercio e Comuni, male le Unioni
Il portale delle Camere italiane ne cita 105, più 19 unioni regionali. Sulla Bussola ne troviamo in tutto 118. In questo caso gli enti che soddisfano almeno il 90% dei criteri sono circa il 60 per cento. Un altro 15% non ne rispetta nessuno: in gran parte si tratta di unioni regionali. Completano il quadro l’11% di Camere che sta tra 80 e 90% e il 14% compreso tra l’1 e l’80.

I municipi registrati sul portale sono circa 7.500, a fronte di poco più di 8mila esistenti in tutta Italia. Tra quelli analizzati, circa 5.200 superano il 90% di “trasparenza web”; un migliaio sta l’1 e l’89%, e un altro migliaio è fermo allo 0 per cento. Ben peggiore la situazione delle Unioni di Comuni: sulla Bussola se ne trovano 182, metà del totale comunicato dall’Anci. Tra quelle censite solo metà è oltre il 90% di parametri soddisfatti; una su tre non ne rispetta nemmeno uno.

Metà Province al 100%, tre Regioni sotto il 40%
Ogliastra, Olbia-Tempio, Prato, Terni e Viterbo. Sono le cinque Province assenti dal portale del governo, tra le 107 elencate dal sito dell’Upi (che però non comprende Trento e Bolzano, considerate dalla Bussola). Metà di quelle analizzate soddisfano il 100% dei parametri; altre 39 sono comunque sopra il 90 per cento. Delle 15 rimanenti, tre sono comprese tra 81 e 88%, tre tra 34 e 73% e nove non superano il 2 per cento.

Le Regioni sono tutte presenti sulla Bussola. Sette rispettano il 100% dei criteri; cinque stanno tra 96 e 99%; altre cinque tra 72 e 82 per cento. Gli ultimi tre posti sono occupati da Molise (35%), Lazio (34%) e Campania (13%). Il Meridione, però, non ospita solo il fanalino di coda: tra le migliori ci sono Basilicata, Calabria e Puglia.

Dov’è finita l’Economia?
Per quanto strano possa sembrare, il portale del governo non censisce tutti i ministeri. Ci sono solo quelli con portafoglio, cioè che guidano un dicastero vero e proprio, e ne manca uno: quello delle Finanze. In testa alla classifica troviamo Lavoro, Difesa, Salute, Sviluppo e Agricoltura, tutti al 100%. Seguono Ambiente, Trasporti, Interno, Istruzione e Cultura, al 98%; penultimi gli Esteri (94%), ultima la Giustizia (85%). Il sito di via Arenula non sarebbe abbastanza trasparente su una decina di punti, tra cui costi contabilizzati, monitoraggio sui tempi dei procedimenti e tempestività dei pagamenti.

Comunità montane poco “visibili”. Metà degli enti parco sopra il 95%
Una categoria su cui la copertura della Bussola non sembra completa è quella delle comunità montane. Ne troviamo 185, mentre il motore di ricerca “Comuniverso” ne elenca 217. Il bilancio della “trasparenza web” non è esaltante: metà degli enti registrati non arriva al 10% di criteri soddisfatti. Circa 4 su 10 sono all’estremo opposto, sopra il 90%; il 10% rimanente oscilla tra il 12 e l’89 per cento.

Il portale del governo cita 24 enti parco, lo stesso numero di quelli elencati dal sito del ministero dell’Ambiente. Le liste però non sono identiche: nella prima mancano quattro istituzioni presenti nella seconda, e viceversa. La Bussola non considera Arcipelago toscano, Cilento, Majella e Stelvio; il ministero esclude Beigua, Gallipoli, Paneveggio e Orosei. Metà degli enti censiti supera il 95% di parametri rispettati. Un quarto non arriva al 2%; l’ultimo quarto è compreso tra 10 e 70%.

Poche scuole. Molti atenei trasparenti. Due enti di ricerca su tre oltre il 90%
Le scuole registrate sono circa 2.300, e spaziano dalle superiori a istituti comprensivi che partono dall’asilo. L’elenco sembra molto carente: per esempio il sito “Comuni e città” stima che ci siano 1.750 elementari solo in Sicilia. Il bilancio delle scuole analizzate è poco lusinghiero: quasi metà è allo 0% di trasparenza online. Circa quattro su dieci superano il 90%; la piccola fetta rimanente sta nel mezzo.

La Bussola elenca 69 università pubbliche, contro le 57 citate dal Censis nella sua classifica 2013/14. Tra le 12 in più ci sono la Normale e la Sant’Anna di Pisa, gli atenei per stranieri di Reggio Calabria e Siena, la Libera Università di Bolzano e quella di Scienze Gastronomiche (nata su spinta di Slow Food e due Regioni). Tra gli atenei registrati, 58 soddisfano oltre il 90% dei criteri richiesti; 7 vanno dal 56 all’89%, mentre quattro (Libera di Bolzano, Scienze Gastronomiche, Kore di Enna e Suor Orsola Benincasa di Napoli) sono fermi a zero.

Gli enti di ricerca analizzati dalla Bussola sono 22, quasi tutti quelli inclusi dall’Istat nell’elenco delle amministrazioni pubbliche. Il 63% rispetta più del 90% dei parametri di trasparenza online; seguono l’Istat (88%) e altri sette istituti, di cui cinque non arrivano al 2%. Tra questi c’è l’Agenzia Spaziale Italiana, il cui presidente si è dimesso a febbraio per un’inchiesta a suo carico. Chissà se il commissario nominato dal governo metterà mano al sito web.

Case popolari, un’insufficienza piena su due
Chiudono il cerchio gli istituti che gestiscono le case popolari e quelli che la Bussola classifica come “altri enti”. Nella prima sezione troviamo 83 voci, contro le 108 agenzie di edilizia residenziale pubblica citate dal sito guidamonaci.it. Oltre metà di quelle analizzate dal portale del governo non soddisfano nessuno dei criteri di trasparenza richiesti; un altro terzo è sopra il 90%, le altre – appena 12 istituti – stanno tra 2 e 86 per cento.

La categoria “altri enti” ne comprende cinque al 100% (tra cui Croce Rossa, Agenzia del Farmaco e Accademia dei Lincei), quattro al 98% (due sono l’Aci e la Lega per la Lotta contro i Tumori) e altri 17 con percentuali minori: il più famoso, il Coni, rispetta solo un parametro su tre. Ultimo posto a pari merito per sette istituti, fermi allo 0 per cento. Vedremo se questi “brutti voti” – come tutti gli altri assegnati dalla Bussola – spingeranno i bocciati a migliorare.

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