Altro che crisi, Apple continua a crescere

Altro che crisi, Apple continua a crescere

Sembra che, contrariamente a quanto pronosticato in questi ultimi giorni da esperti finanziari ed analisti, la crisi di Apple sia tutt’altro che un fatto reale. A testimoniarlo sono i risultati finanziari, presentati il 23 aprile dalla società di Cupertino, del secondo trimestre dell’anno fiscale 2014. Cifre che rendono conto di come la creatura di Steve Jobs sia ancora saldamente padrona del mercato e che il suo prodotto di punta, iPhone, sia ancora l’oggetto del desiderio per milioni di utenti.

Qualcuno, ipotizzando risultati negativi per questo trimestre, aveva gridato già alla fine di un’era finanziaria, prevedendo che il 2014 sarebbe stato il primo anno – a partire dal ritorno in sella di Steve Jobs in avanti – in cui Apple non sarebbe cresciuta. La marcia trionfale della società di Cupertino che va dal 2005 al 2013, lasso di tempo in cui il fatturato di Apple è passato da poco più di 13 miliardi di dollari a oltre 170, avrebbe dovuto subire una battuta d’arresto proprio in questo inizio anno.

Secondo le aspettative degli analisti i ricavi di Apple si sarebbero dovuti attestare tra i 42 e i 44 miliardi di dollari. Una previsione figlia del fatto che in questo trimestre non è stato lanciato nessun dispositivo, e che i ricavi dello scorso anno relativi allo stesso periodo furono di 43,6 miliardi di dollari. A preoccupare più di tutto era l’opportunità di crescita mancata relativa alla vendita degli iPad, dispositivi su cui Apple pare avesse puntato tanto. Si tratta sempre di un dispositivo che genera il 20% delle entrate della società, ma dalle parti Cupertino ci si aspettava qualcosa di più e forse si sono accorti che l’idea che avevano in mente – e cioè quella che l’iPad avrebbe dovuto sostituire i pc in tutto e per tutto – si è rivelata poco realistica. Gli utenti infatti pare che vedano iPad più come un oggetto di piacere che come un device realmente utile.

Poi però arrivano i numeri, quelli veri, e la storia cambia. Il comunicato stampa rilasciato da Apple, in cui vengono mostrati i risultati del secondo trimestre, propone numeri sorprendenti. Contro ogni previsione Apple chiude il trimestre con un ricavo di 45,6 miliardi di dollari (contro i 43,6 dello scorso anno), un utile netto di 10,2 miliardi di dollari, che significa 11,62 dollari per azione diluita e margine lordo del 39,3%, altro dato in crescita rispetto a quello registrato un anno fa (37,5%) nello stesso periodo. Cifre che scaturiscono innanzitutto dalla vendita dei device, con il 66% delle vendite che avviene fuori dai confini statunitensi: 43,7 milioni sono gli iPhone venduti in tutto il mondo; 16,4 milioni gli iPad, 4,1 milioni di Mac e 2,7 milioni di iPod. Ovviamente trattandosi di dati aggregati non è dato sapere quale modello di iPhone tra i tanti in commercio sia quello che genera più introiti, ma la sensazione è quella che sia comunque il modello top di gamma quello più venduto.

La soddisfazione di questi risultati sta tutta nelle parole del ceo Tim Cook che, come si legge su The Verge, ha dichiarato «siamo veramente orgogliosi dei risultati di questo trimestre, specialmente per le forti vendite di iPhone, e per il record di servizi venduti. E non vediamo l’ora di introdurre nuovi prodotti che sono Apple può portare sul mercato». In tutto ciò Apple ha anche annunciato che ha intenzione di avviare un programma di buy-back (riacquisto di azioni proprie) per 90 miliardi di dollari entro il 2015, 30 miliardi in più rispetto a quanto previsto precedentemente. E non solo perché verrà effettuato uno split delle azioni con un rapporto di 7 a 1, che tradotto vuol dire che chi ha acquistato un’azione di Apple se ne ritroverà sette con un valore nominale ridotto ma che mantiene il valore complessivo precedente. Nel comunicato poi non sono mancate le previsioni per il prossimo trimestre, elencate tramite una lista di valori che corrispondono alle rispettive voci di bilancio: quello che ci si attende è un fatturato compreso tra i 36 e i 38 miliardi, con un margine lordo che oscilla tra il 37 e il 38%, e tra le altre cose un’aliquota fiscale del 26,1 per cento.

La flessione che tanto paventavano gli analisti negli ultimi tempi non si è tramutata dunque in realtà. Proprio perché non è stata presentata alcuna novità in termini di device, il risultato del secondo trimestre può considerarsi sorprendente. Anche in considerazione del fatto che seguiva quello precedente, in cui è stato segnato un record con oltre 57 miliardi di dollari di ricavi e oltre 51 milioni di iPhone venduti, dovuto probabilmente alla presenza delle festività natalizie. Prendendo per buoni questi dati e considerando che a Cupertino hanno già in cantiere il lancio del rivoluzionario iPhone 6, che dovrebbe avvenire dopo l’estate del 2014, viene da pensare che forse la fine di un’era è ancora distante.

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