Bergoglio e la sfida (im)possibile di ripulire lo Ior

Bergoglio e la sfida (im)possibile di ripulire lo Ior

Può lo Ior diventare un modello virtuoso per le finanze vaticane? La scommessa è ardua ma in qualche modo la Santa Sede ha deciso di accettare la sfida. Il cammino dell’istituto verso una piena conformità con gli standard internazionali sulla trasparenza non è ancora terminato, tuttavia l’operazione è ormai avviata ed è giunta a buon punto. Di fatto si è concluso lo screening della clientela e sono stati trovati dei ‘buchi’ nelle informazioni relative ad alcuni correntisti; si tratta di lacune che andranno colmate, ma questo era appunto il lavoro del Promontory financial group, la multinazionale della consulenza finanziaria installatasi poco meno di un anno fa con i suoi uomini all’interno dello Ior per passare al setaccio tutta la clientela e aiutare a riscrivere le regole sulla trasparenza, cioè sulla tracciabilità del denaro. 

Le segnalazioni ‘sospette’ stanno già passando all’Aif, l’Autorità d’informazione finanziaria, l’organismo di controllo interno del Vaticano. Sarà quest’ultima, poi, a dover selezionare i casi in cui il problema è solo formale (una carenza di informazioni accidentale e quindi colmabile), da quelli che dovranno essere sottoposti al promotore di giustizia vaticano, l’avvocato Gina Piero Milano, vale a dire il potere giudiziario d’Oltretevere che si avvale del corpo della Gendarmeria. Quindi verrà compiuta un’ulteriore verifica per capire se ci sono episodi per i quali sarà necessario rivolgersi alle autorità italiane (o di altri Paesi) per stabilire una collaborazione o se invece sarà la stessa Santa Sede a procedere internamente anche per via giudiziaria. Di certo c’è che presto l’Aif renderà noto un nuovo rapporto dal quale emergerà un aumento considerevole delle segnalazioni. Se i vari elementi della macchina finanziaria e amministrativa vaticana funzioneranno in modo armonico, quella appena descritta dovrà diventare la prassi. 

Di fatto la doppia conferma data dal papa della sopravvivenza dello Ior e della presidenza del banchiere tedesco Ernst Von Freyberg, ha accelerato il processo che porterà a un nuovo assetto nelle strutture economiche vaticane. Anche la figura del direttore generale dell’Aif, lo svizzero René Bruelhart, è uscita rafforzata dai cambiamenti degli ultimi mesi; nel novembre scorso infatti l’autorità di controllo ha un nuovo statuto che assegna ampi poteri operativi al direttore. Ma certo la novità recente più significativa è l’istituzione della Segreteria per l’economia sotto la guida del cardinale australiano George Pell coadiuvato dal cardinale Reinhard Marx; quest’ultimo coordina il consiglio per l’economia (posto all’interno della Segreteria), organismo misto di laici e religiosi che ha il compito di mettere a punto le politiche di programmazione economica. 

Resta da vedere cosa accadrà dell’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, di cui si sa solo per ora che sarà la banca centrale del Vaticano. Se lo Ior resta un fornitore di servizi finanziari, l’Apsa potrebbe svolgere un’attività d’investimento sui mercati per cui – oltre al patrimonio che già controlla – dovrebbe poter gestire anche una parte del ‘tesoro’ dello Ior. Nessuna decisione definitiva è stata però ancora presa in merito, lo stesso von Freyberg sta lavorando a un progetto di riequilibrio fra i due organismi. Non è questione da poco perché comunque lo Ior provvede in modo decisivo alla sopravvivenza finanziaria del Vaticano, solo che la riforma dell’Apsa è più indietro; peraltro un capitolo non secondario in questo caso è anche quello relativo alla gestione del significativo patrimonio immobiliare della Santa Sede: l’Apsa, che già ne amministra una parte, finirà per ‘impossessarsi’ anche di quegli immobili che appartengono ad altri dicasteri come per esempio la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (la famosa Propaganda Fide)?

In ogni caso il cardinale che presiede l’Apsa, Domenico Calcagno, vicino all’ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone, è ancora formalmente in carica ma in realtà già da prima di natale non è più al suo posto, di fatto è stato esautorato da tempo. Il dicastero nel quale lavorava monsignor Nunzio Scarano – accusato di truffa e riciclaggio anche attraverso i suoi conti allo Ior ormai chiusi – è insomma in attesa di una riorganizzazione profonda. Fra l’altro è possibile che emergano altri elementi sulle attività poco chiare legate alle vicende dello stesso Scarano o ad altri aspetti della gestione dell’Apsa. Nel frattempo il professor Franco Dalla Sega della Cattolica, esperto di contabilità d’impresa, è stato incaricato dal cardinale Pell di progettare una riorganizzazione del dicastero mentre il Promontory financial group dallo scorso ottobre sta revisionando anche l’Apsa. Il cantiere è aperto dunque, ma i tempi non potranno essere troppo lunghi: entro maggio verrà messo a punto un piano che definisca almeno nei suoi fondamenti compiti e ruoli di ogni organismo. 

In questa stagione di riforme in corso d’opera e intorno alle quali si sta giocando comunque una battaglia dentro e fuori dai sacri palazzi, resta il problema dei rapporti difficili con la Banca d’Italia e in parte con la magistratura. Da parte italiana continua la diffidenza verso la gestione finanziaria della Santa Sede, anche se i contatti fra le due parti sono ripresi e il disgelo è iniziato. Il problema forse potrà trovare una soluzione più sul piano politico che su quello tecnico: la dimensione è insomma quella del rapporto diplomatico fra i due Stati, sempre che la stabilità del governo italiano si consolidi e consenta di individuare interlocutori certi.