Corsi di Facebook a scuola per combattere i cyberbulli

Corsi di Facebook a scuola per combattere i cyberbulli

Un disegno di legge per fermare il cyberbullismo. Un provvedimento urgente, già incardinato nella commissione Affari Costituzionali del Senato, per arginare un fenomeno sociale che è ormai una vera e propria emergenza. La norma presentata dal gruppo del Partito democratico prevede lezioni di «educazione all’utilizzo di new media» per gli studenti delle scuole secondarie, ma anche appositi corsi di formazione per il personale scolastico. Lasciando la possibilità per i genitori delle vittime di ottenere la rimozione dalla rete dei dati diffusi senza autorizzazione, ricorrendo in tempi brevi fino al garante per la privacy.  

Al netto di tanti tecnicismi, c’è un disagio diffuso. A definire la questione è il primo articolo della legge. «Per cyberbullismo si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione e si intende altresì qualunque forma di furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica». Dietro una descrizione fin troppo esaustiva, si nasconde un problema dalle conseguenze spesso drammatiche.

Stando a una recente ricerca Ipsos realizzata per Save the Children, nel nostro Paese almeno due ragazzi su tre considerano il cyberbullismo «la principale minaccia che aleggia sui banchi di scuola, nella propria cameretta, nel campo di calcio, di giorno come di notte». Un fenomeno che finisce per influire negativamente sulla vita di tanti minori. Nel 38 per cento dei casi – si legge nella relazione che accompagna la norma – arriva a compromettere il rendimento scolastico. Nel 65 per cento riduce il desiderio di frequentazione sociale, altre volte finisce per comportare una serie di conseguenze psicologiche, non ultima la depressione. Un dato allarma più di tutti: «Per il 72 per cento dei ragazzi intervistati, il cyberbullismo rappresenta la maggior minaccia del nostro tempo». Peggio della tossicodipendenza e delle molestie da parte degli adulti. 

Il fenomeno è particolarmente diffuso. Una recente indagine del ministero per l’Istruzione, università e ricerca svela una realtà inquietante. Tra i giovani osservati, «il 12,5 per cento riconosce di aver utilizzato i social network per diffondere messaggi offensivi o minacciosi nei confronti di coetanei». Ma sono addirittura l’8,1 per cento delle ragazze e il 13,6 dei maschi ad ammettere di avere “umiliato” altre persone, diffondendo sul web materiali offensivi o diffamatori. Uno scenario in grado di allarmare qualsiasi genitore: uno studente su dieci  – continua l’indagine – dichiara di aver subito la diffusione di immagini e informazioni personali senza il suo consenso. Sono addirittura il 16 per cento le ragazze che «dichiarano di essere state vittima di insulti, aggressioni verbali e minacce».

Il documento depositato al Senato stila una speciale classifica delle “diversità” più colpite. Dalla disabilità (31 per cento), all’abbigliamento non convenzionale (48 per cento). Eppure al centro delle attenzioni dei cyberbulli finiscono più spesso, talvolta con esiti tragici, il supposto orientamento sessuale (56 per cento «che arriva al 62 per cento per i preadolescenti maschi»), la timidezza (67 per cento),  e l’aspetto estetico (67 per cento). Quattro, infine, le tipologie di violenza. C’è chi ruba  e-mail, profili o messaggi privati e li pubblica senza il consenso della vittima, chi invia minacce per posta elettronica ed sms, persino chi crea gruppi “contro” su facebook per prendere di mira qualcuno. Anche se l’illecito più diffuso resta «la persecuzione della vittima attraverso il suo profilo su un social network». La stessa dinamica che avrebbe spinto pochi giorni fa in Piemonte una ragazza al suicidio. Del resto, si legge nel documento, «gli episodi di bullismo “virtuali” possono essere più dolorosi di quelli reali. Perché l’offesa e la denigrazione hanno, per chi li subisce, un’amplificazione immediata, che non si cancella nel tempo».

Qui interviene il disegno di legge dei senatori democrat. Una norma elaborata per prevenire il fenomeno attraverso distinti interventi. L’educazione scolastica, anzitutto. La legge introduce specifiche lezioni di educazione all’utilizzo dei new media – «con modalità e obiettivi analoghi agli interventi di educazione stradale» – destinate alle scuole secondarie di primo e secondo grado. Ma anche appositi corsi di formazione per il personale docente. Sono previste maggiori tutele per la dignità della vittima. Ai genitori di chi subisce atti di cyberbullismo viene garantita la possibilità di chiedere «al titolare del trattamento» l’oscuramento o la rimozione di tutti i dati del minore diffusi senza autorizzazione. Passate le 24 ore, «l’interessato può rivolgere analoga richiesta, mediante segnalazione o reclamo, al garante per la protezione dei dati personali». 

Intanto viene istituito presso la Presidenza del consiglio dei ministri il tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo. Entro sessanta giorni dal suo insediamento, l’organismo dovrà preparare un piano di azione integrato per contrastare il fenomeno e redigere un codice di autoregolamentazione rivolto «agli operatori che forniscono servizi di social networking e agli altri operatori della rete». Solo i fornitori di servizi di comunicazione elettronica – così li definisce il disegno di legge – che aderiranno ai progetti elaborati dal tavolo tecnico, potranno ottenere un apposito “marchio di qualità”.

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