Una firma di tutto riposoEcco perché Scelta civica è morta

Ecco perché Scelta civica è morta

Alle elezioni politiche del febbraio 2013 la coalizione tra Scelta Civica, Udc e Fli ha ottenuto il 10,5 per cento, di cui l’8,3 per cento è andato a Scelta Civica, il movimento creato dall’allora presidente del consiglio Mario Monti. Dichiararo subito il mio conflitto di interessi: sono stato candidato per Scelta civica per la Camera, nella Circoscrizione di Lombardia 3.

Molti si aspettavano percentuali molto maggiori: nella mia testa ero partito da un’idea del 15%, ma nei giorni appena prima delle elezioni mi aspettavo un 12% per la coalizione, quindi ho sbagliato di un 1,5% , che non è un errore terribile, credo.

Dopo le elezioni Scelta civica è subito entrata in depressione, o perlomeno sono entrati in depressione i vertici nazionali, così mi è parso dal mio provincialotto osservatorio pavese. Se passi da zero voti all’8,5%, ha davvero senso deprimersi? A mio parere no. Certo, il risultato deludente al Senato in termini di seggi non permetteva alla coalizione centrista di essere decisiva, ma – ripeto – non è male passare da zero voti all’8,5 per cento.

La maggior parte delle scelte e degli eventi successivi a opera di Scelta civica mi hanno invece portato a un robusto senso di depressione politica. Innanzi tutto il divorzio dall’Udc, e poi la divisione di Scelta civica stessa, da cui è nato il gruppo dei Popolari per l’Italia. Che senso ha spendere – e avere speso – tempo e fatica per un movimento dilaniato dalle forze centrifughe? Sempre meno senso, ahimè.

Il capolavoro politico avviene però negli ultimi mesi, con l’avvicinarsi del governo di Matteo Renzi, che succede in un maniera non esattamente elegantissima al precedente governo Letta. Sempre dal mio osservatorio provincialotto, mi sembra di notare mal celati entusiasmi da parte della dirigenza nazionale di Scelta civica per il riformista Renzi. Per questa scelta sciagurata di posizionamento ho coniato su Twitter un mantra, che è il seguente: Scelta Civica decide di fare la stampella destra del Pd camussian-barchian-cuperlian-renziano.

Voi potreste dirmi: ma come! Il riformismo è dalla parte di Renzi, non dalla parte del centrodestra, lì bisogna andare. A parte il fatto che il tasso di riformismo di Renzi è dimostrato in maniera suggestiva dal modo in cui la parte della spending review dedicata alle pensioni è stata da lui cassata in quattro e quattr’otto; a parte questo fatto, le paroline magiche che stanno alla base della mia definizione di “scelta sciagurata” sono due: Flussi. Elettorali.

I flussi elettorali rappresentano la provenienza politica di chi ha votato per un certo partito durante una certa elezione. Ebbene, i dati raccolti dall’Istituto Cattaneo a proposito di 9 città italiane mostrano in tutta chiarezza come la stragrande maggioranza degli elettori di Scelta civica alle politiche del 2013 precedentemente votava il Pdl, non il Pd. Faccio un esempio: a Brescia, rispetto a un 8,7% totale ottenuto da Scelta Civica, il 5,8% di questi voti proviene dal Pdl, mentre solo lo 0,8% proviene dal Pd.

Poi c’è qualcuno che si stupisce pure se gli ultimi sondaggi attribuiscono a Scelta civica percentuali tra l’1 e il 2%? Ripeto: una Sc che fa la stampella destra del Pd camussian-renziano è una Scelta Civica morta. Se volete però vi dico che è viva eh.

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