Portineria MilanoFinmeccanica, il ministero degli esteri di D’Alema

Finmeccanica, il ministero degli esteri di D'Alema

Il senso di Massimo D’Alema per Finmeccanica è una serata sul Bosforo, in Turchia, alla fine degli anni ’90, quando da presidente del Consiglio ricordava alla diplomazia turca quanto fosse importante il colosso della difesa per l’Italia. «Sono le poche aziende come Finmeccanica a dare lustro al nostro Paese», disse Max. A distanza di quindici anni l’ex segretario dei Ds può dire di aver messo «non uno ma almeno due piedi» nell’azienda di piazza Montegrappa, di averne fatto quasi un suo avamposto, con l’obiettivo di rilanciarla per dimenticare gli ultimi anni passati tra scandali e inchieste. Perché dalla presidenza all’amministratore delegato, dal consiglio di amministrazione agli uomini che compongono la struttura di Finmeccanica nel mondo, il colosso della Difesa ha ormai una forte impronta dalemiana. Anzi, a guardarlo bene, sembra quasi lo specchio del ministero degli Esteri del 2006. 

«E sono tutte persone di qualità» spiega un addetto ai lavori che rimarca come, «a fronte della forte presenza della minoranza del Pd, c’è la necessità di rilanciare un’azienda che torna da tre anni devastanti, tra inchieste della magistratura e capitolazioni eccellenti». Sono ormai lontani i tempi di Piefrancesco Guarguaglini e Giuseppe Orsi. O meglio c’è la necessità e la voglia di dimenticare. Ora ci sono Gianni De Gennaro e Mauro Moretti, «Maradona e Pelè, a confronto di come è andata in Eni», spiega con un pizzico d’ironia una fonte interna. Sia il primo che il secondo sono sempre stati nell’orbita dei Ds o anche del Pci, da Giorgio Napolitano a Pier Luigi Bersani fino proprio all’ex presidente del Consiglio, che negli anni passati aveva piazzato sempre qualche suo uomo nell’orbita di piazza Montegrappa, basti ricordare il fido Nicola Latorre.  

D’altra parte D’Alema ha sempre avuto a cuore una delle società più importanti in Italia. Sarà anche per questo che ha avuto spesso parole di elogio nei confronti proprio di De Gennaro. Lo ha difeso sempre, persino nel 2012 quando la società civile vicina alla sinistra bersagliò il superpoliziotto del G8 per la nomina a segretario di Stato. «Sono certo che il prefetto De Gennaro, nel nuovo incarico istituzionale, potrà efficacemente portare avanti il suo impegno nell’attuazione della riforma delineata dalla legge 124», disse D’Alema da presidente del Copasir. Sulla conferma del superpoliziotto al vertice della holding della Difesa ha pesato il lungo vertice avuto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano della scorsa settimana. Del resto persino Giulio Napolitano, figlio del Capo dello Stato, ha un ottimo rapporto con Max. È nell’advisory boarding della Fondazione Italiani Europei dove siedono anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – che ha deciso le nomine insieme con Renzi – e soprattutto Marta Dassù, nuovo consigliere di amministrazione.

Dassù è persone stimata in ambito internazionale, è stata sottosegretario agli Esteri del governo Monti, poi viceministro del governo di Enrico Letta con Emma Bonino alla Farnesina. Esperta in relazioni internazionali è stata per molto tempo direttore dei programmi politici dell’Aspen Institute Italia di Giulio Tremonti (oltre che direttrice della rivista), ma soprattutto ha seguito D’Alema dal 1998 al 2001 a palazzo Chigi come consigliere particolare. E poi ci è ritornata nel 2006, quando Max è arrivato sotto il governo Prodi al dicastero custode dei rapporti internazionali del nostro Paese. Caso vuole che in Finmeccanica Marta Dassù ritroverà una vecchia conoscenza, quel Giuseppe Fortunato, ex segretario particolare di D’Alema sempre nel 2006 al ministero degli Esteri: la squadra in pratica si ricompone. 

Fortunato è stato per molto tempo il punto di riferimento di piazza Montegrappa a Mosca, in Russia. Poi, colpa anche le problematiche interne, tra le inchieste della magistratura e la successione a Orsi, è stato spostato a Bruxelles, dove ricopre il ruolo di direttore dell’ufficio di rappresentanza. E come si legge sul sito si ritrova «in uno dei più importanti centri decisionali del mondo a livello economico, politico e legislativo. Rappresenta pertanto lo snodo strategico per tutte le attività di lobbying necessarie alla salvaguardia degli interessi politici e industriali del Gruppo. Fare attività di lobbying a Bruxelles significa prendere parte al processo decisionale di un’istituzione, l’Unione Europea, che incide sulla formazione dell’80% delle legislazioni nazionali, regionali e locali dei Paesi membri, elabora le strategie sostenute in seno alle organizzazioni internazionali, ha un bilancio di circa 824 miliardi di euro di cui il 90% è destinato al cofinanziamento dei programmi e progetti comunitari». 

Insomma per ricreare la squadra del ministero degli Esteri del 2006 manca solo Max, che potrebbe sostituire come commissario europeo all’Industria il berluscones Antonio Tajani. Così si riformerebbe la coppia D’Alema-Fortunato, quando il secondo affiancò il primo nel 2004 proprio nel parlamento europeo di Strasburgo. Sulla nomina del presidente della Fondazione Italiani Europei in Europa si sono addensate negli ultimi giorni nubi molto scure. Per quel posto, infatti, da commissario Ue, corre pure Enrico Letta, defenestrato da palazzo Chigi proprio da Renzi pochi mesi fa e in attesa di una nomina di rilievo. Non solo. In Finmeccanica è arrivato da poco anche Peppino Caldarola, storico direttore dell’Unità, deputato dei Ds e vicino storicamente a D’Alema, autore insieme con Max del libro Controcorrente, Intervista sulla sinistra al tempo dell’antipolitica edito da Laterza. Caldarola è da qualche mese consulente nell’area comunicazione, curerà tra l’altro il mensile del gruppo Finmeccanica Magazine. 

Rispetto a Moretti, il nuovo amministratore delegato, quello che avrà in mano le redini del gruppo, l’affinità con D’Alema è soprattutto calcistica. I due vanno spesso la domenica a seguire la Roma all’Olimpico. Tra un tiro di Francesco Totti e un urlo di Rudi Garcia ci sarà spazio per parlare delle tante criticità del colosso della Difesa, a partire dalla cessione di Ansaldo Breda e Ansaldo sps passando per i rapporti con gli Stati Uniti, con la questione Drs o anche la spinosa vicenda degli F35, prodotti in parte dalla Alenia Aermacchi. E saranno discussioni lunghe. Perché d’ora in poi Moretti dovrà occuparsi di aeronautica militare e civile, di spazio, di missilistica, di armamenti navali e terrestri, di elicotteristica, di grandi sistemi e di elettronica per la difesa. Il “civile” in Finmeccanica è presente solo per il 10%, questione che fa intendere che nell’organigramma di piazza Montegrappa ci saranno pochi cambiamenti: gli uomini che Moretti potrebbe portarsi difficilmente potranno sostituire l’esperienza “militare” di persone che lavorano da tempo nella holding. Massimo Mucchetti, deputato del Pd, sostiene che Alessandro Pansa sia stato messo alla porta perché «non aveva grandi padrini politici». Di certo Moretti ne ha molti, D’Alema è uno di questi.