Partita del cuore, meglio la par condicio in campo

Partita del cuore, meglio la par condicio in campo

Bisognerebbe spiegare agli opinionisti illuminati e ai polemisti del cavillo che un Paese in cui la formazione della squadra che scende in campo per la “Partita del Cuore” deve essere consegnata preventivamente al direttore di Raiuno (in questo caso l’incolpevole Giancarlo Leone) perché a nome della tv di Stato esprima un decisivo potere di controllo e di veto sugli eventuali giocatori, dovrebbe preoccuparsi per il proprio futuro. Immaginatevi, anche solo per un momento, la scena di un telefono satellitare che squilla in una clinica di guerra in Sudan dove un chirurgo che sta per operare un ferito, già bendato con la mascherina antisettica si trova inseguito da questa domanda di un giornalista del Corriere della sera (o di qualsiasi altra testata): «Lei è favorevole o contrario che nella partita del Cuore scenda in campo Il presidente del Consiglio?». Mai risposta fu più appropriata: «Ma chi se ne frega? Mi so occupando di tutt’altro». Eppure entrambe gli episodi sono veri: Emergency viene chiamata in causa come ente promotore e sponsor dell’evento, la Rai perché sarà Raiuno il canale che lo trasmetterà in diretta. Immaginate cosa accadrebbe se Sky pretendesse di dettare la formazione della Roma a Rudi Garcia o se la Jeep caldeggiasse la sostituzione di Tevez nella Juventus perché la considera inopportuna la presenza di quella punta per il suo brand. Paradossi, si dirà: ma nemmeno tanto.

Solo un sapiente e perverso intrico di imminenza elettorale e par condicio, infatti, può aver prodotto questo grottesco affare di Stato per cui qualcuno – il presidente della commissione di Vigilanza Roberto Fico e il senatore Maurizio Gasparri, tanto per fare dei nomi – ritengono che la presenza del premier si tramuterebbe in un clamoroso episodio di campagna elettorale occulta. Per quanto l’Italia sia un Paese arretrato, non siamo come il Venezuela di Hugo Chavez dove di discuteva del peso propagandistico di “Halo presidente!”, il primo (e per ora unico) Talk show condotto da un Presidente del Consiglio su una tv di Stato. E non siamo nemmeno un paese medievale popolato di cittadini creduli come bimbi, a cui basta vedere un premier in braghette in tv per spostare la propria intenzione di voto.

Perchè non giocherò la partita del cuore a Firenze https://t.co/dOQYa6LdFJ

— Matteo Renzi (@matteorenzi) 23 Aprile 2014

Il consenso magari si muove – quando si riesce a farlo – perché ci sono parlamentari (é successo con Michele Anzaldi, del Pd) che protestano per l’imitazione di un ministro (era Maria Elena Boschi parodiata in modo sublime da Virginia Raffaele), o quando un conduttore come Giovanni Floris viene addirittura redarguito perché usa una metafora piuttosto che un’altra riferendosi al premier, o quando gli uffici stampa chiamano i direttori delle testata del servizio pubblico – come spesso fanno, con una pessima abitudine – per caldeggiare l’assegnazione dei minutaggi, la collocazione dei servizi, la definizione del parterre degli ospiti che devono contornare questo o quel leader, quando il politico combatte per ottenere – sul servizio pubblico o altrove – il sospirato “vestito su misura”.

Quindi non rompete le scatole a Gino Strada, lasciate che Giancarlo Leone si occupi di programmi o di palinsesti, ma non mettetevi a discettare se Renzi debba scendere in campo o meno. Se Il presidente del Consiglio vuole usare la sua immagine per aumentare la visibilità di un evento di solidarietà ha tutto il dovere di farlo, come già ha fatto in passato. Se proprio c’è l’ossessione della par condicio non proibite nulla, date un fratino anche ad Angelino Alfano, Giovanni Toti o a Nicola Fratoianni, inventate la convocazione politicamente corretta in par condicio, in cui si tutelano anche le rappresentanza del Nuovo centrodestra, di Forza Italia o della lista Tsipras, poi aprite la panchina anche a delle quote rosa, con Giorgia Meloni e Pina Picierno, onde evitare l’accusa di sessismo da parte della Boldrini: sfioreremmo il senso del ridicolo lo stesso, certo. Ma almeno lo spettacolo in campo sarebbe assicurato, insieme al tutto esaurito sugli spalti.