Stragi di Stato, è ora di punire i depistaggi

Stragi di Stato, è ora di punire i depistaggi

L’Italia riapre i conti con la storia. Forse è arrivato davvero il momento di fare luce su alcune delle pagine più buie del recente passato. Mentre la politica si divide sulla decisione del governo di “desecretare” gli atti relativi ad alcune delle stragi irrisolte del nostro Paese, la commissione Giustizia della Camera riprende l’esame di una proposta di legge a suo modo rivoluzionaria. Destinata a inserire nel nostro ordinamento il reato di depistaggio. 

Giustificata da un doveroso principio di trasparenza, difficilmente l’iniziativa di Palazzo Chigi potrà portare a nuove verità. Da Ustica a Piazza della Loggia, fino all’attentato della stazione di Bologna. Grazie alla meritoria decisione del presidente del Consiglio Matteo Renzi, presto i cittadini potranno accedere a documenti riservati che pure erano già a disposizione della magistratura. Meno noto è il provvedimento all’esame di Montecitorio.

A presentare la proposta di legge è il deputato del Partito democratico Paolo Bolognesi. Esponente democrat emiliano e presidente dell’Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Il documento, depositato a Montecitorio a inizio legislatura e assegnato in commissione Giustizia lo scorso luglio, riprende questa settimana il suo iter parlamentare dopo un breve esame a novembre. 

È un primo passo concreto per colpire apparati dello Stato e servizi deviati. «È noto – si legge nella relazione che accompagna la proposta di legge – che molte delle inchieste sui principali avvenimenti di strage e di terrorismo hanno subìto rallentamenti, quando non veri e propri arresti, a causa della mancata collaborazione di pubblici ufficiali con l’autorità giudiziaria. Dalla strage di piazza Fontana in poi, le omissioni, le bugie e la distruzione di documenti hanno impedito che si potesse giungere alla scoperta dei responsabili materiali e morali degli attentati che hanno devastato il Paese fino al 1993». 

Fino ad oggi, infatti, chi aveva interesse a occultare la verità poteva essere punito solo attraverso i reati di falsa testimonianza, omissione e soppressione di atti d’ufficio. Poca cosa per chi di fatto, negli anni, ha nascosto al Paese alcune delle verità più drammatiche della nostra storia recente. La proposta di legge di Bolognesi – accompagnata da una petizione popolare di oltre 20mila firme – introduce nel codice penale un nuovo articolo, il 372-bis. Una norma ad hoc per sanzionare fino a 10 anni di reclusione tutti i comportamenti omissivi dei pubblici ufficiali durante specifici procedimenti penali. 

L’articolo 372 punisce genericamente la falsa testimonianza. Prevedendo la reclusione da due a sei anni per chi «deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato». La nuova norma si concentra sui depistaggi da parte di apparati dello Stato. Aumentando la reclusione fino a dieci anni. «Il pubblico ufficiale – si legge nell’unico articolo del documento –  che, richiesto dall’autorità giudiziaria di fornire informazioni in un procedimento penale riguardanti fatti, notizie o documenti concernenti i reati diretti all’eversione dell’ordine costituzionale, i reati di strage previsti dagli articoli 285 e 422, i reati previsti dall’articolo 416-bis, dall’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.309, dall’articolo 1 della legge 25 gennaio 1982, n.17, nonché reati concernenti il traffico illegale di armi, materiale nucleare, chimico o biologico, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da sei a dieci anni».