Treviso, dopo il tessile una rete per la meccanica

Treviso, dopo il tessile una rete per la meccanica

Lo choc non è stato improvviso come nel settore del tessile, dove l’addio di Benetton alla filiera di Treviso ha imposto un drastico rinnovo mentale. Ma anche la meccanica trevigiana nel 2013 ha preso le spallate della crisi, si spera le ultime, e ha avviato il cambio di pelle. Nel settore artigiano la meccanica rimane il comparto più evoluto dell’intera area del Nord Est, e per la città di Treviso rappresenta il 9% dell’intero giro d’affari delle piccole imprese.

La novità riguarda le dimensione delle imprese. Il mercato richiede nuove strutture strutture aziendali, sempre meno mini-imprenditori e sempre più società di capitali. Se si osservano i dati dell’ultimo biennio relativi alla natura giuridica delle imprese, si nota una variazione fortemente negativa per quanto concerne le società di persone e imprese individuali (rispettivamente -10,5% e -11,6%) e addirittura un +11,1% nella nascita di società di capitali. Un trend positivo che «sembra indicare una poderosa conversione da parte delle imprese artigiane nell’ottica del consolidamento aziendale e delle conseguenti maggiori garanzie – commenta il presidente di Confartigianato Marca Trevigiana, Mario Pozza -, che una realtà più strutturata può offrire sia sul versante della domanda che dell’offerta».

Un trend molto interessante, che ora sta spingendo verso l’ultimo gradino evolutivo: la nascita di una rete di imprese meccaniche in grado di condividere informazioni, obiettivi e know how per andare all’estero. Un ruolo fondamentale dovrebbe averlo l’associazione di categoria Confartigianato che – a quanto è emerso dalla conferenza stampa promossa a Treviso – si propone di consolidare gli spazi che le proprie imprese occupano nei mercati e di assisterle nella ricerca di nuove opportunità. La sfida è quella di innovare il paradigma con cui si rapporta sia con gli imprenditori, beneficiari di un’offerta qualitativa di valore, sia con gli attori economici e istituzionali del territorio. «Rilanciamo e sosteniamo l’idea di una convention regionale intrameccanica, una sorta di Stati Generali del Comparto, nella ferma convinzione che sia necessario promuovere un confronto tra le grandi imprese e i loro fornitori», prosegue Pozza. «Grandi imprese – continua – che senza l’apporto costitutivo di altre e diverse realtà anche dimensionali, non sono sempre in grado di completare la filiera. Il percorso progettuale, anche in questa chiave, prevede di innestare su questa piattaforma di dati e informazioni una serie di servizi improntati a logiche di filiera di alto livello, efficaci risposte ad esigenze puntuali».

In poche parole, sulla falsa riga di quanto si è fatto per il dopo Benetton nel tessile, una volta censite le aziende le si divide tra quelle in grado di fornire un prodotto finito attraverso una rete propria e quelle che, invece, possono fornire semilavorati. Per ciascuna azienda viene mappata anche la rete di sub-fornitori. Confartigianato, dunque, aiuta a fare un’analisi dei costi e una valutazione dei ricavi, dei bilanci e della sostenibilità. A differenza di quando il sostegno era a pioggia, ora i servizi vengono tagliati su misura e ripartiti tra monte e a valle.

Nel primo caso si tratta di informazioni su tecnologie, nuovi materiali, materie prime, servizi di ideazione, programmazione, design, sviluppo prodotti, engineering e prototipazione. Nel secondo caso, a valle, si parla di programmi promozionali, consolidamento di rapporti con professionisti, aziende ed enti per mezzo di strumenti tradizionali e nuove vetrine telematiche.

«Dell’esperienza tessile, qui a Treviso, non ci siamo accontentati», aveva dichiarato a Linkiesta Mirco Casteller, delegato sindacale di Confartigianato. «Si è compreso che il modello si doveva replicare in altri settori. Purché ci sia sempre sottostante un progetto concreto, e in grado di generare ricavi. Per l’edilizia, per il mercato del legno, per la meccanica e il turismo». Così era nato, durante l’inverno, il progetto Casa. Sono state riunite aziende artigiane edili, liberi professionisti e sportelli bancari, dando vita a un vero e proprio network edile. Gli acquisti delle materie prime sono stati compiuti in blocco dalla grande industria e, individuando acquirenti prima ancora dell’avvio dei vari cantieri, si è pensato anche di trattare allo stesso modo i mutui dei clienti. Il risultato: settanta abitazioni da 140 metri quadri vendute a mille euro al metro quadro. Treviso riparte con la sfida della meccanica. Tecnologia & Design e T2i (già Treviso Tecnologia) sono due dei numerosi partner che forniranno servizi alle aziende. Vedremo fra un anno quale sarà il risultato.

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