Benvenuti nell’Italia del codice etico ad personam

Benvenuti nell’Italia del codice etico ad personam

Benvenuti nell’Italia del codice etico ad personam, delle leggi che ballano e che si adeguano ai rapporti di forza imposti dalle gerarchie consolidate, degli operai che copiano i tifosi, delle banane che volano in campo ma con peso specifico diverso – e molto più contundente – rispetto a quello della Spagna. 

Non è una storia di solo calcio, quella di cui parliamo, anzi, è una delle tante storie in cui il calcio diventa fotografia del costume nazionale. Ed è ovviamente, una storia che riguarda il potere, le regole e il senso delle istituzioni, se è vero che il commissario tecnico della nazionale è una delle cinque autorità più importanti dello Stato subito dopo la presidenza della Repubblica, i due presidenti delle camere il presidente del Consiglio. I fatti sono semplici: dopo una lunga squalifica a Mattia Destro, giocatore della Roma, per una gomitata in campo non rilevata dall’arbitro, ma individuata dalle moviole televisive, Cesare Prandelli, commissario tecnico della nazionale dice: «È un segno di arretratezza del nostro calcio. Se succede di nuovo con qualcun altro non lo porto ai Mondiali, perché significa che lo potrebbe rifare». Destro si prende tre giornate per la sua manata al difensore del Cagliari Astori, non viene convocato per la partita della nazionale, tutti applaudono al grande salto evolutivo: «È nato il codice etico di Prandelli». 

Peccato che domenica scorsa questa solenne dichiarazione di principio vada in tilt. Già, perché durante Roma–Juventus il colpo basso arriva da uno dei prediletti del commissario tecnico, lo juventino Giorgio Chiellini. Il difensore della Juventus si era abbandonato ad alcune scene di lotta greco–romana nel duello agonistico con Totti. Ma con Pjanic si era superato: infatti, durante l’esecuzione di un calcio di punizione, Chiellini si era nascosto dietro la barriera aspettando il momento in cui gli altri giocatori avessero impallato l’arbitro per rifilare una gomitata in pieno volto al giocatore bosniaco della Roma. Morale della favola: il codice dovrebbe scattare con ancora più rigore per Chiellini, soprattutto per via della premeditazione. E invece che succede? Per lui non funziona così, per lui scattano due pesi e due misure, Prandelli si spinge temerariamente fino a dire: «Il suo è stato un gesto non violento». Come no.

In questa galleria di immagini in cui il calcio è metafora, bisogna riflettere meglio su una immagine che ci arriva da Bergamo, con la banana che vola dagli spalti per colpire il milanista Benjamin Constant. Quello che colpisce è che anche qui la televisione diventa racconto: lo stesso frutto che fu raccolto spensieratamente da Dani Alvez in Spagna, diventa un oggetto infamante nelle mani del difensore del Milan. Il suo volto è stranito, nelle inquadrature, offeso: brandisce la banana verso l’arbitro impugnandolo come una pistola. Mi viene in mentre che questa maggiore forza contundente, a quella banana, non le conferisce il sentimento di un ultrà o qualche coro, ma lo stato d’animo di un intero Paese, il Paese in cui i profughi di Lampedusa danno un colore e un peso diverso alle parole e ai simboli grotteschi del razzismo. 

Altro campo, altra città: a Bologna i giocatori appena retrocessi vengono assediati dai tifosi infuriati davanti al cancello dello stadio. Restano in piedi, circondati da un cordone di celerini, mentre gliene dicono di tutti i colori. Non c’è violenza fisica, in questa scena, ma un clima di gogna, una terrificante carica di violenza verbale che fende l’aria e provoca il pianto disperato di uno dei giocatori Rossoblù, Panagiotis Konè. In quel momento Konè smette di essere per un attimo un ben remunerato campione per diventare un ragazzo fragile e spezzato. È il peso della gogna che ti schiaccia.

Spero che questa galleria di immagini, associate solo dalla concatenazione della cronaca, quindi non casuale, possa rendere l’immagine di quanto è ridicola l’idea del codice etico in un Paese senza regole, soprattutto se questo codice viene adattato ad altre regole occulte, se ovunque vige il comandamento del due pesi–due misure. Il calcio è diventato in questi lo sfogatoio delle passioni represse ma anche il luogo dove le istituzioni mostrano la loro impotenza, la loro difficoltà a decidere e a scegliere cosa è lecito e cosa non lo è. In questo Paese, nel giorno in cui altri duecento poveri cristi scompaiono nella tomba del Mediterraneo, siamo tutti colpiti da quella banana, siamo tutti retrocessi.

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