Cappellani e stipendi, un miliardo di tagli ai militari

Cappellani e stipendi, un miliardo di tagli ai militari

Non solo F-35. Tagliare le spese militari si può, anche con buoni risultati. E non necessariamente mettendo mano al programma del discusso cacciabombardiere (che pure i gruppi parlamentari del Partito democratico sembrano intenzionati a rivedere al ribasso). Ci sono almeno una decina di interventi mirati, spesso destinati a sforbiciare sprechi e piccoli privilegi, in grado di portare a un risparmio strutturale di almeno 500 milioni di euro l’anno. Dalla revisione degli oltre 6 milioni che i contribuenti spendono annualmente per stipendiare i cappellani militari, ai 2,5 milioni di euro delle speciali indennità riservate alle principali autorità militari. 

Il vicepresidente della Camera dei deputati Roberto Giachetti ha condensato le proposte in altrettanti emendamenti, che saranno presto consegnati al presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’obiettivo è sensibilizzare il governo sul tema. In alternativa, le ipotesi di taglio saranno presentate come proposte di modifica quando la riforma della Pubblica amministrazione inizierà il suo iter parlamentare. 

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L’intervento di Roberto Giacchetti alla Camera

Ogni taglio ha il suo risparmio. Ogni sforbiciata, il suo destinatario. Si parte con l’eliminazione degli incentivi a piloti e controllori di volo, introdotti nel 2000 per evitare l’esodo dei nostri militari – formati a spese dei contribuenti – verso l’aviazione civile. Un piccolo intervento, che pure porterebbe a un risparmio netto di 5 milioni di euro l’anno. E in tempi di spending review non è poco. Giachetti punta poi al taglio delle spese relative alle indennità di missione dei membri dei consigli della rappresentanza militare. Di fatto, i sindacati delle nostre Forze Armate. Nessuna compressione del diritto alla rappresentanza, semmai un taglio al trattamento di missione, che attualmente equivale a 110 euro al giorno. Risparmio valutato in 5,2 milioni di euro per le sole spese di missione dei delegati.

Trenta milioni di euro l’anno potrebbero arrivare eliminando il principio dell’ “omogeneizzazione stipendiale”. La disposizione che attribuisce agli ufficiali delle Forze Armate con tredici anni di servizio, lo stesso trattamento economico dei colonnelli. Anche per chi non riveste gli stessi gradi o funzioni. Più difficile quantificare i risparmi che potrebbero essere raggiunti cancellando le “promozioni alla vigilia”. «Si tratta di un privilegio da casta ottocentesca», denuncia Giachetti. Un principio che prevede la promozione al grado superiore alla vigilia del collocamento in congedo, attribuendo agli interessati benefici economici per un solo giorno, con rilevanti effetti di natura pensionistica. 

Almeno 6,3 milioni di euro vengono spesi annualmente dai contribuenti per il trattamento economico del personale religioso operante nell’ambito delle Forze Armate. Non si tratta ovviamente di togliere il conforto della fede per il personale cattolico. Piuttosto, spiega il vicepresidente della Camera, «sarebbe utile che lo Stato italiano affrontasse il tema con la Santa sede, evitando che le relative spese ricadano sui contribuenti». Il grosso del risparmio riguarda però l’eliminazione del trattamento di ausiliaria riservato al personale militare. Una indennità economica attribuita a chi, sebbene raggiunto il limite di età previsto per il pensionamento, rimane a disposizione «per eventuali esigenze dell’amministrazione». Una voce di spesa che secondo il documento presentato a Montecitorio inciderebbe per 430 milioni di euro l’anno.

Si tratta di tagli mirati, a cui corrispondono fino a cinquecento milioni di risparmi immediati. Una spending review con le stellette, che potrebbe salire fino a un miliardo di euro l’anno. Basta aggiungere alle misure fin qui evidenziate una profonda rivalutazione delle spese relative ai canoni di locazione per Prefetture, Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza. Un intervento «di meno immediata applicazione, ma altrettanto utile», spiega Giachetti. Perché non destinare gli immobili dismessi dal ministero della Difesa – le caserme vuote –  a quegli uffici altrimenti in affitto a carico dello Stato? Le cifre sono effettivamente importanti. Per le sole prefetture – così si legge nel documento – i contribuenti pagano annualmente affitti pari a circa 20 milioni di euro. Circa 150 milioni per le locazioni a beneficio della Polizia di Stato e 200 milioni per i carabinieri. Con Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza si arriva a un totale, riferito al 2014, di oltre 413 milioni di euro. 

Resta un’ultima sforbiciata, più simbolica che sostanziale. Un taglio in grado di far risparmiare “solo” 2,5 milioni di euro l’anno, ma «molto significativo». È l’eliminazione della Sip, la Speciale indennità pensionabile. Un’indennità «che equivale a circa 21mila euro/mese per ogni soggetto percettore», attribuita in Italia a solo dieci autorità. Come si legge nella proposta di Giachetti, l’indennità viene stabilita dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro competente, e attribuita «al capo della Polizia-direttore generale della pubblica sicurezza, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, al comandante generale della Guardia di Finanza, al capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, al capo del Corpo Forestale dello Stato, al capo di stato maggiore della Difesa, e ai capo di Stato maggiore di Esercito, Marina, Aeronautica e al Segretario generale/direttore nazionale degli armamenti». 

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