Cgil contro Cgil: Landini rompe con Camusso

Cgil contro Cgil: Landini rompe con Camusso

«Doveva essere un congresso unitario», quello della Cgil a Rimini. «La Fiom aveva lealmente scelto di ricercare una strategia per affrontare tutte le trasformazioni che ci stanno mettendo in difficoltà. Così non è stato». Parole di Maurizio Landini, segretario Fiom, in maglioncino rosso come tutti i delegati, davanti alla platea che poco prima con 39 applausi aveva osannato il discorso del segretario generale Cgil Susanna Camusso. E il XVII congresso unitario non è stato, in effetti, ma lo sapevamo già. Anzi, mai come ora la spaccatura tra Camusso e Landini è sotto gli occhi di tutti. La prima pronta a essere riconfermata alla guida di un sindacato da 5,7 milioni di iscritti, l’altro che da tempo tenta la scalata del sindacato rosso. Una, la Camusso, acerrima nemica di Renzi. L’altro, Landini, che fa il renziano e il grillino a fasi alterne, soprattutto quando dice di voler riformare il sindacato per non «fare la fine dei partiti».

Dallo scanno di Rimini, Maurizio Landini ha fatto una controrelazione rispetto alle parole di Susanna Camusso e ha presentato la sua lista alternativa. Laddove il segretario generale della Cgil ha sottolineato con orgoglio la forza e il radicamento della più grande confederazione sindacale italiana, il capo dei metalmeccanici ha consegnato la fotografia di un sindacato in difficoltà, sempre più distante dai lavoratori. «Siamo di fronte a un terremoto», ha detto Landini, «in cui non ci sono più case e condomini (riferendosi all’intervento della Camusso, che si era chiesta se la Cgil debba essere una casa comune o un condominio, ndr). Il problema è se siamo in grado di costruire una casa di vetro, trasparente, di dire come spendiamo le risorse, come prendiamo le decisioni, fino ad arrivare a un codice etico. Perché la gente pensa che noi siamo pagati dallo Stato». Parole che, non a caso, in questi giorni sono anche cavallo di battaglia di Renzi, che ha chiesto «tutte le spese online». Sul sito della Fiom (in alto, tanto per non sbagliarsi) Landini – nel silenzio generale degli altri sindacati – ha già fatto pubblicare non solo il bilancio del sindacato ma anche le sue buste paga, 2.250 euro al mese, e le retribuzioni medie dei dipendenti.

Landini e Camusso, insomma, hanno in mente due diversi sindacati. Nella spaccatura, ovviamente, c’entra anche Matteo Renzi. Mentre Camusso lo attacca contrapponendo i lenti riti della concertazione alla velocità renziana, Landini lo ha più volte appoggiato, lodando i famosi 80 euro in più in busta paga, spingendo sull’accelerazione del cambiamento e chiedendo addirittura le primarie per la scelta dei leader della Cgil. Proprio il governo guidato dall’ex sindaco di Firenze, spiega Landini, «gode in questo momento di un consenso sociale che è lo specchio delle cose che non abbiamo fatto negli anni». D’altronde Susanna Camusso nella sua relazione conclusiva al congresso lo ha ammesso: «Non c’è più il rapporto tra sindacato e politica di prima». E se il governo dice che «il sindacato non rappresenta più nessuno», aggiunge Landini, rispondere «non è vero» non basta. Basta nascondere le difficoltà, insomma, bisogna cambiare. Ma non perché «ce lo chiede Renzi, ma perché ce lo chiedono i lavoratori, i precari, i giovani». Loro sono pronti a battersi, ha proseguito Landini, perché «è in gioco la propria vita, e la domanda che mi faccio è se noi siamo disponibili a mettere in gioco la nostra vita insieme a loro per cambiare la situazione». A conclusione dei lavori, Camusso risponde: «Non possiamo dare una rappresentazione del nostro dibattito interno tra coloro che dicono che siamo alle macerie e coloro che invece dicono che va tutto bene. Malgrado l’aumento di iscritti anche tra i giovani, non stiamo bene» e per questo «bisogna ricostruire la fiducia nel rapporto con i lavoratori».

La scissione Cgil-Fiom nasce dalla firma, contestata da Landini e voluta invece dalla Camusso, del Testo unico sulla rappresentanza dello scorso 10 gennaio tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. I campi di battaglia sono le sanzioni pecuniarie ai rappresentanti sindacali nel caso di violazioni degli accordi con le aziende, e l’arbitrato interconfederale in sostituzione dell’autonomia delle singole categorie, che Landini vorrebbe invece difendere. Il capo dei metalmeccanici aveva accusato la Cgil di aver confermato la firma dell’accordo senza la consultazione dei dipendenti a cui il contratto dovrebbe essere applicato. Per questo motivo, aveva detto, «la Fiom non si sente vincolata e farà di tutto per reagire alla svolta autoritaria della Cgil». La Camusso aveva subito risposto che «il giudizio del direttivo, come prevede lo statuto confederale, è vincolante per tutta l’organizzazione» e che «l’insieme di queste regole disegna un modello di rappresentanza sindacale trasparente, democratico e fortemente partecipato». Da un lato l’indipendentista Landini, che teme l’esclusione delle sigle non in sintonia con i tavoli sindacali, dall’altro la volontà accentratrice della confederazione di Camusso. Landini taccia la Camusso di autoritarismo, che poi è la stessa accusa che la segretaria Cgil rivolge a Renzi.

E al congresso di Rimini la spaccatura è venuta fuori. Tanto da sembrare due sindacati distinti e separati. «Nemmeno nelle peggiori assemblee condominiali si chiude una discussione prima di aprirla», ha detto Landini. E la maggioranza che si era creata nelle assemblee di base sul documento programmatico firmato dai due leader è venuta meno. L’unità, ha detto Landini, si costruisce con il «discutere, discutere, discutere» e con «l’analisi elle differenze per vedere come ricomporla». E comunque, a Landini l’intesa con Cisl e Uil proprio non va giù. Ecco qui l’altra frecciatina: «Ho sempre pensato che l’unità della Cgil venga prima dell’unità con Cisl e Uil. Bonanni rappresenta il sindacato che ha firmato con la Fiat (sulla quale la relazione di Camusso ha taciuto e ha fatto i contratti separati. E viene al congresso Cgil a fare la lezione di democrazia a noi e la platea non ha problemi ad applaudirlo? Stiamo scherzando? Mi vengono i capelli dritti». 

Nella relazione conclusiva, il giorno dopo la segretaria Cgil risponde a Landini. «Sul testo unico bisogna discutere di più. Il direttivo, che aveva preso una decisione, l’ha cambiata e ha scelto di fare la consultazione. Ma ora, fatta la consultazione, non possiamo continuare, altrimenti non esiste mai un punto di arrivo. Allora facciamo tutti un passo avanti, non cancellando le opinioni differenti, cosa che non faremo mai, ma concentrandosi su come agisce l’organizzazione», dice dal palco. Perché «la confederalità è la sintesi di tutti, non solo di quelli che non sono d’accordo con quello che facciamo». L’unità del sindacato? «Si costruisce facendo della Cgil un luogo in cui ci si sente appartenenti alla Cgil e non alla propria organizzazione di categoria», risponde. Sul codice etico chiesto da Landini, dice: «Ce lo abbiamo giò, è il nostro Statuto». E sulle primarie alla Renzi, risponde: «Piuttosto che pensare alle primarie, si pensi a una riduzione del ruolo del segretario generale e una maggiore dimensione collettiva». E comunque, a decidere, cari «compagni e compagne», è «il direttivo della Cgil». Punto. 

Prima di Landini a scaldare gli animi della platea era stato anche l’intervento di Mirko Lami, il delegato delle acciaierie Lucchini di Piombino contestato da Beppe Grillo. «Basta Cgil divisa», aveva chiesto. «Abbiamo bisogno di una Cgil forte. Chiudiamoci in una stanza e discutiamo. Poi tornate la Cgil che difende i lavoratori». Altro che unità. La Cgil, a fine congresso, nonostante il «viva la Cgil» a conclusione del discorso di Susanna Camusso (seguito dalle note di Bella ciao), è un sindacato diviso non in due, ma in tre. Oltre alla lista della maggioranza radunata attorno a Susanna Camusso (che rappresenta circa l’86%), c’è quella capeggiata da Landini (12%) e la terza dell’area che fa capo a Giorgio Cremaschi (2,4% circa). Susanna Camusso sarà rieletta, certo, ma a vincere sono le correnti.

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