Cresce la suspence per le Europee

Cresce la suspence per le Europee

Che queste elezioni europee siano diverse dal solito, è dimostrato anche da un elemento anch’esso del tutto nuovo: “l’assalto” dei giornalisti per la notte elettorale. Per la serata (e la nottata) di domenica 25 maggio si sono accreditati la bellezza di 1.200 cronisti (non basta il badge Ue ordinario, ne serve uno ad hoc). Non si era mai visto prima, nelle passate legislature c’erano pochi, scarsi cronisti che si erano persi nelle sale stampa ordinarie del Parlamento Europeo a Bruxelles. La partita era (quasi) esclusivamente nazionale. Questa volta no, anche se naturalmente la politica interna primeggerà su quella europea.

Per gestire la ressa il Parlamento ha deciso di destinare, per una volta, ai cronisti l’intero “emiciclo”, come viene chiamata la sala della plenaria, solitamente destinata ad accogliere i 766 (che saranno 751 alla nuova legislatura) parlamentari europei. Al centro campeggia il podio su cui si alterneranno portavoce dei differenti e anche varie candidati a commentare i risultati man mano che arrivano. Certo è che questo giovedì mattina in meno di un’ora erano già stati prenotati tutti i posti, i ritardatari dovranno accontentarsi della sala stampa ordinaria tre piani più in basso o altre sale esterne. 

Per la cronaca, sono presenti un centinaio di catene televisive,  con 62 postazioni per gli stand-up, non solo europee, ma anche di paesi come Stati Uniti, Cina, Giappone, Australia. In totale sono stati collocati 50 km di cavi di vari tipo, mentre si sono prenotati 19 camion all’esterno per la trasmissione via satellite delle notizie. Raccontano che siano stati “allertati” anche ristoranti e bar che affollano la Place Luxembourg prospiciente l’ingresso principale del Parlamento Europeo – invece del solito deserto tipico della domenica sera, dovrebbero esserci ottime possibilità di affari d’oro.

Bisogna riconoscere che il Parlamento si è dato un gran da fare per dare una mano all’esercito di cronisti, con due siti – uno ufficiale per i risultati che man mano escono e uno “informale”, che non a caso il Parlamento ha definito “blog” – a sottolineare che è un sito distaccato dall’istituzione – dove saranno raccolte le informazioni più “succose” provenienti da varie fonti.

La novità più interessante è però la presenza di buona parte dei candidati alla presidenza della Commissione, che chi segue le vicende europee ha già avuto modo di osservare in vari dibattiti televisivi. Finora era prassi che i capilista delle differenti forze politiche dei vari paesi presenziassero le sedi centrali del proprio partito a Roma, Berlino, Parigi, Londra, Madrid o altrove. Certo non la sede del Parlamento Europeo. Un tentativo anche questo nuovissimo di avere un rapporto diretto e istantaneo, man mano che escono le cifre, con la stampa che si occupa di questioni Ue.

A questo si aggiunge che gli stati membri hanno concordato di rispettare la deadline unica delle 23 di domenica 25 maggio per la diffusione dei primi dati reali sulle elezioni  – questo vuol dire che paesi come l’Olanda e la Gran Bretagna, che hanno votato già questo giovedì, dovranno comunque aspettare per sapere (almeno in via ufficiale) come sono andate le cose.

 Il Parlamento comunque comincerà a fornire prime proiezioni sulla composizione della nuova assemblea Ue già dalle 22, i primi exit poll saranno già alle 18. Al più tardi lunedì mattina, sostengono i responsabili dell’ufficio stampa del Parlamento Europeo, si dovrebbero avere dati più o meno affidabili. In realtà non sarà facile, visto che alcuni paesi (ad esempio l’Irlanda) dovranno aspettare ancora 48 ora circa per dati affidabili, per non parlare dei 20 paesi in cui vi è la possibilità di ballottaggi, molti dei quali avverranno dopo una settimana.

In 14 paesi, inoltre, vi è una soglia di sbarramento (come l’Italia), e per chi è molto vicino, al di sopra o al di sotto, resteranno incognite. Del resto, per avere la composizione della nuova assemblea Ue scolpita nella pietra si dovrà aspettare addirittura settembre (ad esempio per il caso di contestazioni). Anche se, va ricordato, il nuovo parlamento si riunisce per la prima volta il primo luglio a Strasburgo.

La speranza comunque degli organizzatori, con l’aiuto degli Stati membri, è che lunedì ci siano risultati abbastanza chiari perché martedì alle 11,30 del mattino possano discutere i presidenti uscenti dei gruppi europarlamentari e capire quale dei cinque candidati alla presidenza della Commissione potrebbe ottenere una maggioranza. Discussione ardua, visto che è praticamente escluso che uno dei candidati possa fare a meno di uno dei due grandi gruppi (Popolari, che dovrebbero arrivare primi, e Socialisti e Democratici). Nel pomeriggio si riuniranno poi i leader nelle rispettive famiglie, per poi incontrarsi insieme per un summit, anche se il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy ha già fatto sapere che «è troppo presto» per mettersi d’accordo su un nome.

Certo è che si profila una suspense per una volta anche molto europea, con l’ausilio di questa eccezionale attenzione mediatica, che non si era mai vista. Non senza un accento particolare sul probabile trionfo degli euroscettici in vari paesi europei. Anche se, si sa, almeno dalle nostre parti l’attenzione sarà molto più concentrata sugli esiti di Matteo Renzi, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. 

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