Il problema del Colosseo: assumere e precettare

Il problema del Colosseo: assumere e precettare

Dunque le cose stanno così: il Colosseo — così come tantissimi altri siti di interesse culturale e gallerie capitoline — resterà chiuso, nella notte dei musei, perché i suoi dipendenti non vogliono lavorare in straordinario. Nel caso del Colosseo i numeri sono questi: su trenta dipendenti ne servivano almeno cinque che accettassero di fare lo straordinario notturno, invece non ce n’è stato nemmeno uno che abbia dato la sua adesione volontaria. Intendiamoci: si tratterebbe di lavoro straordinario e retribuito, non di lavoro volontario e gratuito. Di fronte a una storia come questa, invece di trovate fantasiose e anche apprezzabili, come quelle del sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri, che propone di «ricorrere al lavoro di pubblica utilità previsto per i condannati nei processi penali» (i condannati a presidiare le memorie dei gladiatori, mica male), forse bisognerebbe domandarsi se il più importante monumento italiano possa reggersi su un organico di sole trenta persone (in due turni), e contemporaneamente esercitare una sana pressione su quei dipendenti.

Bisogna dare più risorse, ma contemporaneamente minacciare il precetto. Perché che alcuni dei più importanti musei italiani rimangano chiusi in una giornata tanto importante per il turismo, è uno schiaffo all’Italia, al lavoro, al buon gusto.

È curioso che questa notizia venga comunicata con senso di fatalità e quasi di rassegnazione. E sono sinceramente incredibili le parole del responsabile nazionale della Cgil dei Beni Culturali Claudio Meloni, secondo cui «l’attacco del ministro è irrispettoso, sconcertante, ingiustificato e non favorirà il dialogo nelle prossime ore, visto che parliamo di lavoratori che fronteggiano 200.000 persone al giorno». Io credo, avendo un enorme rispetto per la Cgil, che un buon sindacalista, soprattutto se di sinistra, anziché criticare Dario Franceschini, forse, avrebbe dovuto anche lanciare qualche saetta sui lavoratori che tutela. Avrebbe dovuto dire: «Scusate, vi capisco, forse sarete anche stanchi e demotivati, ma in una occasione come questa rimboccatevi le maniche e fronteggiate questa emergenza senza fare troppe chiacchiere». Sembrano ancora più patetiche, per questo, le parole della segreteria Uil, secondo cui il motivo per cui i lavoratori si asterrebbero dallo straordinario notturno nella notte dei musei, sarebbe «la sicurezza: il complesso non è del tutto illuminato di esistono zone fortemente a rischio».

Capisco che i lavoratori possono essere stanchi, sotto organico, forse anche sottoposti a stress e capisco che potrebbero persino inscenare uno sciopero, per denunciare questa condizione, se lo ritengono necessario. Ma non in questa occasione: che in un evento così importante non si trovino nemmeno cinque persone disposte a guadagnare di più, questo è davvero un segnale pessimo.

Ho letto le parole dell’ex sovrintendente alle belle arti Adriano La Regina, che spiega questa situazione con i tagli al personale, e il totale stato di abbandono in cui versano i musei italiani: mal custoditi, e spesso sguarniti per quel che riguarda il dimensionamento del personale. Però bisognerebbe riflettere sul fatto che il Colosseo è il monumento che rende di più in Italia, e che gli introiti che derivano dalla vendita dei suoi biglietti, riesce a mantenere tutto l’insieme monumentale e archeologico di Roma. L’amministrazione romana dovrebbe capire che quel nodo va risolto.

Il fatto è che quello del Colosseo non è un caso isolato, accadrà la stessa cosa per palazzo Barberini, per la galleria Spada, la galleria Corsini, il museo nazionale di Castel Sant’Angelo e la galleria Borghese. E anche in quest’ultimo caso, come spiega la direttrice Anna Coliva, la motivazione è: «Nessuno del personale ha aderito quindi sabato sera non apriremo». La differenza tra la legittima tutela del proprio posto di lavoro delle proprie mansioni, e il lassismo che uccide l’immagine di un paese, è tutta qui: avere uno dei gioielli più importanti del patrimonio mondiale dei beni culturali, e non riuscire a trovare un custode disposto a lavorare in straordinario.