Il vero insegnamento di queste elezioni

Il vero insegnamento di queste elezioni

Che il clima creato dalla campagna #vinciamonoi fosse solo una bolla di marketing, adesso lo diranno tutti. Prima però il timore di dire quello che nonostante tutto la razionalità portava a pensare, ovvero che un movimento in grado di congelare nei sogni di dominio del suo leader otto milioni di voti durante la più nera delle crisi, non poteva aumentare i propri consensi, ci ha condizionato praticamente in blocco, giornalisti e lettori.

Forse è stato il timore di sbagliare ed essere messi alla berlina dai grillini, o forse il fatto che, comunque la pensiate politicamente, non si può dire che la razionalità sia stata il fattore decisivo delle elezioni degli ultimi vent’anni. Fra i fenomeni che ci contraddistinguono come popolo, la “razionalità politica” viene subito dopo “attraversare solo sulle strisce pedonali”. Fenomeno comunque interessante, da studiare, questa sopravvalutazione collettiva dei grillini che fa da contraltare alla sottovalutazione che avevano subito alle ultime politiche e di cui è sicuramente figlia, almeno in parte. Oltre al fatto che Casaleggio possiede La Forza, ovviamente.

Ma il dato su cui bisognerebbe riflettere maggiormente è che quando il Pd ha smesso di fare di tutto per non farsi votare, e di consumarsi agonisticamente per salvare i suoi leader impresentabili da almeno dieci anni, a sorpresa, gli italiani lo hanno votato. È bastato eliminare dalle prime file i terribili D’Alema, Veltroni, Bersani, Finocchiaro e sostituirli con un leader tutt’altro che perfetto ma con qualche pregio e gli italiani hanno votato il Pd come un sol uomo. Chi poteva aspettarsi che sarebbe bastato smettere di remare pervicacemente contro i propri elettori per ottenere il loro consenso. La vita alle volte è come una scatola di cioccolatini gusto cicogna, per dirla come ve l’avrebbe detta il ghostwriter di Bersani

Tutto questo mi fa pensare due cose: 1. Cosa sarebbe stato del Paese se il peggior gruppo dirigente di un partito progressista occidentale si fosse tolto di mezzo quando era il momento, cioè appunto, almeno (almeno) dieci anni fa. 2. Questa cosa tutto sommato non è capitata per il naturale avvicendamento delle stagioni della vita, che come sappiamo nel nostro paese funziona grossomodo così “eredita il potere da giovane poi accoltella alle spalle chiunque provi a togliertelo di mano finché non ti viene l’Alzheimer”, ma perché Matteo Renzi (trentanovenne) ignorando la tendenza della sua generazione alla sottomissione di default ha sfidato l’establishment, vincendo le primarie. Ha anche fatto una mossa fin troppo estrema e che ancora oggi non è detto che sia stata giusta, ovvero quella del ribaltone, ma alla fine è arrivato a questo risultato. Ora, io non credo che questo governo, nonostante una legittimazione senza precedenti, potrà risolvere molti problemi: l’alleanza con Ncd e la presenza in maggioranza di parlamentari delle vecchie correnti sono due zavorre da non sottovalutare

D’alemiano uno: Ehi le cose stanno andando bene
D’alemiano due: Bisogna intervenire al più presto!

Si aggiunga il fatto che l’abilità di governare di Renzi oltre le Slide e gli 80 euro è ancora tutta da dimostrare e che il contesto oggettivamente è drammatico.

Credo però che possa consegnare un insegnamento molto più importante, perché a noi piace molto scaldarci per il voto a questo o quel partito ogni tot anni, ma le cose cambiano o non cambiano sulle base di quello che poi si fa nel proprio piccolo tutti i giorni, e ad aspettare che accadano, anche se sembrano logiche come pensionare uno come D’Alema, non accadono mai. Solo nel mio settore, che è quello che conosco meglio, il direttore (settantenne) del quotidiano online più letto d’Italia è uno che non sa come funzionano gli Ad su internet, cosa universalmente nota anche all’ultimo degli stagisti addetti alla macchinetta del caffè.

Ecco, cose così, attimi di gerontocrazia inadatta alle sfide della contemporaneità — in ogni comparto in Italia ce ne sono un sacco — non cambieranno da sole anche se dovrebbero. Non sarà per nulla facile, ma tocca, nel bene e e nel male, a quelli che l’Italia l’abiteranno anche in futuro, e non dovranno chiedere per favore.

Questo credo sia l’insegnamento più prezioso di queste elezioni.