Dalle parti di San Francisco si sta lavorando per realizzare una nuova rete cellulare entro la fine dell’anno, che tuttavia non sarà utilizzata per migliorare la copertura telefonica della città. Si tratta infatti di una rete wireless utilizzabile esclusivamente per gli oggetti.
La società francese SigFox sostiene di aver scelto la Bay Area per dimostrare come una rete wireless possa servire a rendere più economico e pratico il collegamento di qualsiasi oggetto ad Internet: dai rilevatori di fumo fino ai collari per cani, passando per i lucchetti delle biciclette o le condutture dell’acqua. Le reti mobili regolari infatti sono intasate dal traffico di telefonate, o da dagli utenti navigano e scaricano video. Tuttavia affinché l’era di “Internet delle cose” diventi realtà, sarà necessario connettere tra di loro miliardi di oggetti, molti dei quali integrati con l’ambiente circostante e alimentati con piccole batterie. «Se si vuole arrivare a miliardi di connessioni di questo tipo, sarà necessario un nuovo tipo di rete» sostiene Luca D’Arcy, direttore delle operazioni di SigFox negli Stati Uniti.
Le rete realizzata dalla SigFox, che è in attesa dell’approvazione definitiva dell’hardware da parte delle società regolatrici, coprirà la maggior parte della penisola di San Francisco. Si tratta di una rete che copre già tutta la Francia, la maggior parte dell’Olanda e parte di Russia e Spagna. La SigFox ha costruito questa rete con l’aggiunta di attrezzature proprie alle torri cellulari e alle antenne radio già esistenti. Ai clienti viene proposta anche la compagnia di assicurazione Maaf, che commercializza rilevatori di fumo e di movimento in grado di inviare notifiche, ai proprietari di abitazioni, per mezzo di un messaggio di testo sui cellulari, quando un sensore viene attivato o necessita di un cambio di batteria.
La rete della Silicon Valley utilizza la banda di frequenza a 915 megahertz senza licenza, quella comunemente utilizzata per i telefoni cordless. Gli oggetti connessi tramite questo tipo di rete possono funzionare a bassissima potenza, e saranno in grado di trasmettere solo 100 bit al secondo, una velocità mille volte inferiore rispetto alle reti che vengono utilizzate dagli smartphone, ma che potrebbe essere sufficiente per molte applicazioni. Basti pensare che note società di semiconduttori, come Intel o Broadcom stanno facendo a gara per rendere più economici e anche più piccoli i chip wireless a bassa potenza. In molti hanno esposto questi “computer miniaturizzati” al Consumer Electronics Show di quest’anno. «Abbiamo assistito alla trasformazione dei cellulari in smartphone, ecco perché molte aziende si stanno chiedendo quale sarà il prossimo passo in questa direzione» sostiene David Blaauw, professore di ingegneria alla University of Michigan. Lo stesso Blaauw costruisce computer wireless in scala millimetrica che a parer suo un giorno potranno contenere dati raccolti da qualsiasi parte, anche dall’interno di un tumore di un paziente.
Una stazione base di SigFox può coprire un raggio di decine di chilometri in zone di campagna e cinque chilometri in zone urbane. Per connettersi alla rete, un dispositivo avrà bisogno di un chip compatibile del costo di uno o due dollari, e i clienti che ne usufruiranno pagheranno un supplemento di un dollaro all’anno per dispositivo.
Raggiungendo per primi la Bay Area (con l’espansione di centri tecnologici come Austin, Cambridge e Boulder nel mirino), SigFox spera di catturare l’interesse di una regione in cui i venture capitalist, l’anno scorso, hanno investito quasi un miliardo di dollari in aziende start-up che si occupavano di “Internet delle cose”, stando ai dati resi noti dalla società di ricerca CB Insights. Una di queste start-up, Whistle, realizza ad esempio collari fitness per cani. Grazie a questo business ha guadagnato sei milioni di dollari, e ha la sua sede in un angolo di San Francisco che è stato denominato “Internet of Things Town” proprio in merito alle numerose iniziative di questo tipo realizzate negli ultimi anni.
Ben Jacobs, Ceo di Whistle, afferma che il collare comunica via bluetooth con un telefono, o tramite un router Wi-fi di casa. Secondo Jacobs avere una connessione costante in città avrebbe permesso a Whistle di aggiungere servizi supplementari, come ad esempio un faro di posizione per i cani smarriti. Al momento però non è ancora possibile, dato che l’aggiunta di una connessione telefonica cellulare convenzionale per un collare sarebbe troppo costosa. Ecco perché la società francese ha fretta di ottenere la sua rete in quelle zone prima dei concorrenti.