La svolta a metà dell’industria italiana

La svolta a metà dell’industria italiana

Dal -2,5% del 2013 al +1,5% del 2014. In due numeri le previsioni di Intesa Sanpaolo raccontano la svolta per l’industria italiana rappresentata dall’anno in corso. La crescita del fatturato dell’industria manifatturiera sarà nel 2015 del +2,7%, per assestarsi al 2,1% tra il 2016 e il 2018. 

A tale risultato, spiega una nota della banca, contribuiranno una ripresa delle esportazioni (nel 2013 scese dello 0,1%), l’inversione della dinamica del ciclo delle scorte e la ripartenza degli investimenti delle imprese, fino a oggi più bassi che mai. La domanda interna rimarrà debole, come inevitabile in un periodo di disoccupazione record, ma beneficerà del bonus Irpef (da 80 euro al mese) e dei bassi livelli raggiunti nei beni durevoli. 

Dal 2015 al 2018 la salita sarà maggiore perché ci si attendono buone prospettive di domanda internazionale e due miglioramenti che interessano il mercato domestico: un tasso di cambio meno penalizzante e una domanda interna più orientata verso i prodotti di qualità, così come quella estera. 

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Ma non c’è troppo da entusiasmarsi, per alcuni motivi. ll ritmo di crescita atteso non sarà sufficiente a colmare il gap nei livelli produttivi che si è aperto nel 2008-2009. Nel 2018, per essere chiari, il fatturato dell’industria italiana avrà recuperato 80 miliardi rispetto a oggi, ma sarà inferiore di 100 miliardi, a prezzi costanti, rispetto al 2007. 

C’è poi da dire che i dati di Intesa Sanpaolo sono meno ottimistici di quelli emersi nell’analogo studio precedente. Nello scorso ottobre si ipotizzava una crescita del fatturato per il 2014 dell’1,7%, ora si è scesi all’1,5 per cento. Per quanto riguarda il Roi (ritorno sull’investimento), si pensa che aumenterà dal 3,4% del 2013 (uno dei livelli più bassi di sempre) al 4,3% del 2014, fino a salire al 5,9% nel 2016-2018. Ma, aggiunge lo studio, ciò sarà dovuto in buona parte ai processi di selezione delle imprese, cioè ai fallimenti. Chi resta sarà più forte, e beneficerà anche «di un più ottimale impiego degli input produttivi, di una migliore rotazione del capitale e di un minore assorbimento in capitale circolante indotto dalla riduzione dei tempi di pagamento. Il recupero non sarà tuttavia sufficiente a riassorbire le perdite accumulate nella prolungata recessione: sia il Roi che il Roe termineranno nel 2018 su livelli inferiori a quelli pre-crisi». 

Nel 2014, secondo Intesa Sanpaolo, i settori che conosceranno ritmi di sviluppo più intensi saranno quelli dei «produttori di beni intermedi (intermedi chimici, metallurgia, prodotti in metallo, altri intermedi), i primi a ripartire nelle fasi di ripresa ciclica, e i settori della meccanica e dell’automobile e motocicli, che potranno beneficiare della tonicità di molti mercati esteri e del rimbalzo atteso sul mercato interno per la domanda di alcuni prodotti, giunta su livelli di minimo».

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Nel medio termine, lo scenario vede favoriti i settori della meccanica, automobile e motocicli, cui si aggiungerà l’elettrotecnica, il cui sviluppo rimarrà nel biennio 2014-15 condizionato dalla debolezza attesa nel ciclo delle costruzioni in Italia e dagli eccessi di capacità nel settore elettrico. Sopra la media anche i produttori a monte di questi settori, dalla metallurgia ai prodotti in metallo. 

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