Non c’è polarizzazione del benessere in Italia

Non c'è polarizzazione del benessere in Italia

In questi anni, un numero crescente di ricerche in campo economico e sociologico hanno proposto un metodo alternativo di misura del benssere che tenga conto della multi-dimensionalità del concetto stesso, per dipartire dalla misura bruta del Pil pro-capite. Con un range di indicatori appositi è possibile perciò fotografare la situazione relativa media di un paese secondo diversi driver della qualità della vita. Ne è un esempio il Better Life Index dell’Ocse, che analizza non solo la situazione per una persona rappresentativa media, ma anche tenendo conto di una dimensione ulteriore della diseguaglianza. Il set di indicatori presentati nel grafici mostra la situazione relativa di una persona con bassi livelli di reddito o istruzione, rispetto a una con alti livelli degli stessi, per l’Italia e la media Ocse.

Da questo esercizio parrebbe che il nostro paese non soffra troppo di una polarizzazione interna del benessere; vi sono più disuguaglianze negli indicatori fra le due tipologie di persone nella media dei paesi più sviluppati che in Italia. Lo si nota dall’area blu indicante l’Italia che nel secondo grafico è dominata dalla media Ocse. Interessante soprattutto come il tasso di occupazione, il reddito familiare disponibile netto, i livelli di competenza degli studenti e lo stato di salute siano decisamente sotto la media Ocse per le persone con più alto reddito, mentre al contrario quelle con bassi guadagni si situano vicini alla media. Gli unici indicatori in cui l’Italia svetta, per entrambe le tipologie di persone, sono quelli che catturano la qualità dei network personali. Nulla di cui stupirsi, in un paese dove le relazioni personali, di amicizia o familiari, dominano nel campo del welfare e delle opportunità di lavoro. Purtroppo, spesso e volentieri, a discapito del merito.

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