Non c’è spazio per le donne ai vertici di aziende tech

Non c’è spazio per le donne ai vertici di aziende tech

Il doodle di oggi, 16 maggio, è dedicato a Maria Gaetana Agnesi matematica e benefattrice nata nel 1718 a Milano. Sulla home page di Google compare una simpatica animazione con al centro il volto della studiosa. Il doodle riproduce quella che viene definita “Versiera”, ovvero una curva del piano che può essere costruita tramite alcuni passi geometrici elementari, esprimibile analiticamente mediante una funzione cubica, e inoltre caratterizzata da una forma a campana.

La notorietà della Agnesi, nel Settecento, si espanse in tutta Europa grazie alle sue produzioni ma soprattutto per il suo contributo nelle ricerche del calcolo infinitesimale. Tra le sue opere più celebri si annovera Instituizioni analitiche ad uso della gioventù italiana del 1748, considerato da molti la migliore introduzione ai lavori di Eulero, un lavoro che tratta dell’analisi delle quantità finite e dell’analisi infinitesimale.

Visto il suo curriculum, possiamo ipotizzare che se fosse vissuta ai giorni nostri Maria Gaetana Agnesi probabilmente sarebbe a capo di una importante azienda, magari europea, che si occupa di tecnologia. Chi può dirlo? Avrebbe forse contribuito ad innalzare l’asticella della presenza del gentil sesso nei settori gestionali di aziende che operano in questo campo. E sì, perché negli ultimi dieci anni il numero delle donne nei ruoli chiave di aziende tecnologiche, in Europa, è rimasto invariato. A dirlo è uno studio della società di ricerca Gartner sui Chief Information Officer che ha mostrato come la percentuale di donne che assumono questo ruolo è rimasto in gran parte invariato, fermo ad un valore del 14 per cento dal 2004, anno in cui Gartner ha iniziato a rilevare dati statistici sull’analisi di genere.

A guardare i dati ci si accorge di come l’Europa sia ancora un passo indietro rispetto anche ai paesi in via di sviluppo, e soprattutto degli Stati Uniti dove la percentuale è più alta. Le cifre di Gartner parlano chiaro: le donne che occupano ruoli di leardership in ambito tecnologico in Europa sono l’11,2 per cento, così come in Medio Oriente e Asia, mentre in Nord America si arriva fino al 18,1 per cento, in America Latina al 13,4 per cento e in Asia all’11,5 per cento. Secondo Tina Nunno vice-presidente e azionista di Gartner «L’Europa è in ritardo rispetto alle nazioni dell’America latina o agli Stati Uniti soprattutto a causa di una gerarchia tradizionale, a mio avviso, con un comportamento più istituzionalizzato, che rende più difficile per i nuovi schemi lavorativi pensare ad una ruolo gestionale da parte delle donne».

Bisogna fare attenzione però a non cadere nei luoghi comuni: in molti settori, tra cui anche quelli tecnologici, le aziende spesso possono contare su un ugual numero di donne e uomini al loro interno, salvo poi veder cadere strada facendo le risorse al femminile. «Questo non è dovuto – afferma Nunno – al fatto che le donne lasciavano per potersi dedicare alla famiglia, ma il loro abbandono era piuttosto dovuto al fatto che molte donne venivano scavalcate professionalmente da uomini anche meno qualificate di loro. Sono episodi di questo tipo che inducono spesso molte donne a lasciare la loro attività. La struttura della promozione in aziende tecnologiche è spesso incentrata su condizioni in cui le persone lavorano duramente per risolvere i problemi dopo che accadono. Una condizione che è più appannaggio dell’uomo. Per le donne invece riesce più attuabile la strategia di individuare e correggere i problemi prima ancora che questi si verifichino, il che le rende, agli occhi di chi comanda, come persone che svolgono un lavoro meno faticoso».

Per attuare un cambio di rotta, magari potrebbe essere utile guardare con interesse oltreoceano. Partendo innanzitutto dalle università, Berkeley per citarne una. Qui infatti per la prima volta nella storia le donne hanno superato gli uomini nelle iscrizioni al corso di informatica Computer Science, dove gli iscritti di sesso femminile sono stati 106, mentre quelli di sesso maschile 104. Certo anche questa rappresenta un’eccezione negli Stati Uniti, considerato che secondo i dati della National Science Foundation, solo il 18,4% delle lauree scientifico-informatiche sono state date alle donne, una dato tra l’altro in continua diminuzione dal 1991 quando si arrivava addirittura al 29,6%.

Fonte: Exploring Computer Science

Per combattere la condizione di sottorappresentazione delle donne nel mondo delle aziende tecnologiche, il governo inglese indetto una campagna dal nome “Women into Technology and Engeneering Call to Action” in cui si cerca di aiutare ed eliminare gli ostacoli alla scienza per le ragazze e le donne. Numerose sono infatti le organizzazioni che lavorano in questo senso, tra le più note ci sono: Women in Technology, Digital Mums, Wise e Girls in Tech (di cui esiste anche una versione italiana). Forse è da qui che bisogna partire nella speranza di porvare a raccontare anche nel Vecchio Continente la carriera professionale di una nuova Marissa Mayer o perché no, con un pizzico di sana italianità, di una nuova Maria Gaetana Agnesi.

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