Non solo Bolkestein: 5 idee per le imprese da spiaggia

Non solo Bolkestein: 5 idee per le imprese da spiaggia

Un mercato con bassi tassi di crescita, su cui si affacciano nuove destinazioni e che soffre per la frammentazione istituzionale e l’incertezza legata alle norme europee. Un recente studio di Nomisma descrive così la situazione del turismo balneare italiano, e delinea una serie di proposte che potrebbero permettere agli stabilimenti di rilanciarsi, o quantomeno di resistere. L’analisi è stata commissionata dalle Cooperative Bagnini di Cervia e Cesenatico e approfondisce la situazione romagnola, ma offre spunti potenzialmente validi anche in altre zone del Paese.

Quali difficoltà

«Negli ultimi anni – si legge nel documento – la competitività delle spiagge italiane (e di quelle della Romagna in particolare) viene considerata non adeguata alle nuove sfide che vanno profilandosi, per l’affacciarsi […] di nuove destinazioni e di un posizionamento più solido delle destinazioni più tradizionali, in parte per via dei ridotti tassi di crescita del mercato turistico-balneare italiano». Addetti ai lavori e classe politica, continua lo studio, sono consapevoli che il settore è importante per la ripartenza dell’economia, ma «l’attuale assetto istituzionale frammentato tende a disperdere l’efficacia delle manovre» messe a punto dagli amministratori. In questo quadro si inserisce la direttiva comunitaria Bolkestein, con una situazione d’incertezza che “ha comportato, negli ultimi anni, una riduzione marcata degli investimenti». In che modo?

Cervia (da Flickr / Upsilon Andromedae)

Danilo Piraccini, presidente della Cooperativa Bagnini di Cervia, spiega che fino al 2006 le concessioni demaniali si rinnovavano in modo automatico. Poi è arrivato il provvedimento di Bruxelles, che imporrebbe di metterle all’asta l’anno prossimo. «Le regole sono cambiate a partita iniziata – dice Piraccini. – Chi ha comprato uno stabilimento (o ha investito su uno che già possedeva) prima della Bolkestein non sapeva che a un certo punto avrebbe rischiato di perdere tutto con una gara pubblica. Il governo italiano ha introdotto una proroga al 2020, ma per ora l’Unione non ha rettificato la scadenza del 2015». L’incertezza ha fatto rallentare gli investimenti.

Il presidente chiede che i politici trovino una soluzione, e sottolinea che il comparto è pronto a contribuire al rilancio dell’economia nazionale, per esempio pagando canoni di affitto più alti. In attesa di un intervento dello Stato, cosa serve agli stabilimenti per reggere sul mercato? Dallo studio di Nomisma si possono estrarre cinque punti sintetici.

Le cinque strade

1) Puntare sulla dimensione sistemica. La «qualità complessiva del prodotto spiaggia», dice l’analisi, dipende innanzitutto dalle caratteristiche della località. C’è un sistema di salvataggio efficiente? E un buon ospedale? La viabilità è organizzata bene? Quanto è diffusa la criminalità? Questi elementi peserebbero più di quelli “interni” ai singoli bagni (presenza di giochi per bambini, costo dei lettini ecc.) sulla scelta di chi deve decidere dove andare in vacanza. Per aumentare gli arrivi, quindi, bisognerebbe prestare attenzione al contesto, con spese non necessariamente a carico del pubblico («gli stabilimenti di Cervia pagano 85 addetti al salvataggio», dice Piraccini).

2) Far emergere il sommerso. Chi dichiara fatturato e profitto inferiori a quelli reali, scrive Nomisma, investe meno di quanto potrebbe per migliorare strutture, marketing e competenze dei dipendenti. Così «appare […] difficile stimolare la domanda e accrescere la competitività». Il discorso vale anche a livello più ampio: il presidente della Cooperativa Bagnini sottolinea che gli amministratori pubblici devono sapere qual è il vero giro d’affari complessivo, in modo da poter prendere le decisioni giuste per sostenere il settore.

Cervia (Foto da Flickr / LARP-Welt)

3) Migliorare a livello tecnologico e svecchiare il prodotto turistico. Lo studio definisce questo punto una necessità «ineludibile» per la riviera romagnola. Piraccini cita come esempi positivi due servizi messi in campo a Cervia: «l’impianto wi-fi più esteso d’Italia, lungo per tutti e nove i chilometri di spiaggia», e la possibilità di prenotare strumenti e personale utili per i disabili, come fisioterapisti o una sedia che consente di fare il bagno.

4) Competere e cooperare. «Il modello che si è sviluppato […] nella Riviera Romagnola – scrive Nomisma – è tale da valorizzare al meglio le potenzialità geografiche e imprenditoriali dell’area». Si parla di “numerose piccole imprese in concorrenza tra loro», ma capaci di «mettersi in rete, in modo da sviluppare un’offerta di alto livello” per i servizi comuni, come il già citato salvataggio. Una collaborazione praticata «sia a livello informale, sia tramite […] associazioni ad hoc». Unire le forze per attirare i turisti, insomma, e poi gareggiare per accaparrarseli. Succede anche nel resto d’Italia? «Non mi risulta che sia un sistema particolarmente diffuso – dice Piraccini – ma è certamente esportabile, e mi auguro che succeda».

5) Unirsi dal basso. «Con riferimento al […] tema del raggiungimento di una dimensione d’impresa adeguata per gli stabilimenti – si legge nello studio – appare preferibile l’aggregazione endogena […] secondo una procedura bottom-up rispetto a quella top-down». Perchè? «Un accorpamento che nasce da un progetto d’impresa è meglio di uno forzoso – dice il presidente della Cooperativa di Cervia. – Il compito della politica è creare opportunità, non alterare il mercato». Gli amministratori pubblici sono avvisati.

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