Pavel Durov: l’uomo che potrebbe sfidare Zuckerberg

Pavel Durov: l’uomo che potrebbe sfidare Zuckerberg

Chi ha visto “The Social network”, diretto da David Fincher – il film che racconta la nascita di Facebook – sicuramente ricorderà la scena dell’incontro tra Mark Zuckerberg (interpretato da Jesse Eisenberg) e il fondatore di Napster e futuro socio nella creazione del social network, Sean Parker (interpretato da Justin Timberlake). In quella scena Sean Parker racconta ai commensali le sue esperienze imprenditoriali, ma soprattutto mette in guardia Mark dagli avvenimenti futuri e da quanto farà gola ai potenti la sua creatura. Più di tutti è significativo il passaggio in cui Parker sostiene che a prescindere da quanto si possa essere integerrimi: «si inventeranno una stronzata, perché non è te che vogliono, ma la tua idea».

Anche se potrebbe sembrare così, non è Mark Zuckerberg il tema principale di questo articolo. Lo è invece quello che si può definire il suo alter ego russo. Stiamo parlando di Pavel Durov, giovane startupper alla soglia dei trent’anni, fondatore di VKontakte (l’equivalente russo di Facebook), che  sta facendo un gran parlare di sé in questo periodo. La scena precedentemente citata si adatta perfettamente alla storia che sta vivendo il giovane Durov, che secondo i ben informati è stato costretto a lasciare il comando del social network russo su pressioni dei servizi segreti russi.

Ma andiamo con ordine. È il 2006 e il Zuckerberg di San Pietroburgo appena laureato realizza una rete sociale per studenti – ecco un’altra analogia con il più famoso rivale Facebook – lanciata in versione beta nel settembre di quell’anno. L’accesso alla piattaforma è limitato ai soli studenti dell’università e si può entrare a farne parte solo tramite un invito. La crescita del sito supera le aspettative e a febbraio dell’anno successivo si contano già oltre 100mila contatti. A luglio viene superata soglia un milione, e ad aprile del 2008 addirittura i dieci milioni di utenti unici. Sei mesi dopo Vkontakte supera il diretto concorrente Odnoklassniki e diventa il più popolare servizio di social networking in Russia. Oggi Vkontakte conta oltre 60 milioni di utenti attivi.

Ed è proprio la storia recente che ha portato le maggiori grane a Pavel Durov: la battaglia contro il fondatore di VK ha preso vita in concomitanza con i disordini tra Ucraina e Russia, e più precisamente con le rivolte di Euromaidan in cui gli ucraini si sono battuti contro la sospensione, voluta da parte del governo Yanukovych – pare su pressioni di Mosca -, dell’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea. In relazione a questi avvenimenti il Federal Security Service (Fsb) ovvero i servizi segreti russi hanno fatto pressioni su Durov per entrare in possesso, tramite il social network, dei dati personali degli organizzatori delle proteste di Kiev. Ma Durov ha posto una strenua resistenza dichiarando sul proprio profilo di VK che nonostante ci fossero state enormi pressioni, alla fine non aveva ceduto.

Tutto ciò però è costato a Durov un prezzo altissimo, dato che, per non cedere alle pressioni è stato costretto a vendere la parte di azioni del social network russo (12% vendute alla compagnia MegaFon, che le ha vendute a sua volta al gruppo Mail.ru, società controllata dal magnate Alisher Usmanov) che restavano di sua proprietà, e a dimettersi dal ruolo di amministratore delegato della società, dimissioni che inizialmente sembravano revocate, ma che poi invece sono state confermate. Una rinuncia fatta in nome della libertà di espressione e di protesta anche per i cittadini ucraini, perché secondo Durov la coscienza pulita e gli ideali da difendere valgono più del denaro.

Attualmente il sito VK è controllato da Alisher Usmanov per il 52%, e per il rimanente 48% dalla United Capital Partners, un fondo con a capo Ilya Sherbovich personalità molto vicina al presidente russo Vladimir Putin e consigliere d’amministrazione della compagnia petrolifera statale Rosneft. Questa cessione ha rappresentato l’ennesimo smacco nei confronti di Durov, nonché un’ulteriore dimostrazione da parte della società di volerlo estromettere da qualsiasi tipo di ruolo all’interno dell’azienda. Il passaggio di consegne è infatti avvenuto per mezzo di due cofondatori del sito, Vyacheslav Mirilashvili e Lev Leviev, che hanno agito senza prendere in considerazione il parere di Durov. Motivo per cui lo stesso Durov ha poi rifiutato l’incarico di chief architect offertogli di recente dalla sua ex azienda, un ruolo tutto sommato più tecnico che gestionale.

Il futuro di Pavel Durov a questo punto sembra potersi concretizzare solamente fuori dai confini russi. «Sono fuori dalla Russia al momento, e non ho dei piani per rientrare. Sfortunatamente al momento la Russia non è compatibile con gli affari fatti grazie a Internet. Ci sono troppe restrizioni legali» aveva dichiarato qualche giorno fa al sito Techcrunch. Il futuro tecnologico invece potrebbe chiamarsi Telegram, ovvero la nota applicazione di messaggistica istantanea gratuita che ha spopolato tra gli utenti proprio a partire dal giorno in cui WhatsApp è stata acquistata da Facebook. Oltre ad essere una piattaforma open source, Telegram garantisce l’anonimato delle informazioni grazie ad un sofisticato sistema di crittografia, denominata end-to-end (che può essere tradotta da punto a punto) che consente di accedere alle conversazioni solo a quei dispositivi che vi stanno partecipando, vengono esclusi perfino i programmatori dello stesso Telegram.

Se queste sono le intenzioni di Pavel Durov, allora magari ci si può aspettare che le prossime mosse siano già in cantiere e chissà se, oltre a fare di Telegram l’antagonista di Vkontakte, non abbia anche in mente di renderlo potente a tal punto da competere con Facebook. Divenendo a quel punto egli il vero avversario di Mark Zuckerberg, in uno scenario da guerra fredda del web.

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