Perché l’Europa è ammalata

Perché l’Europa è ammalata

Alberto Martinelli è un europeista convinto, anche se conosce i limiti dell’attuale sistema dell’Unione. Nei suoi occhi, l’unico sbocco auspicabile della crisi delle istituzioni comunitarie è la «costruzione degli Stati Uniti d’Europa»: non il ritorno alle patrie che definisce «reazionario», ma nemmeno il trionfo della tecnocrazia. A lungo preside di Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano, il professore in queste settimane è impegnato a raccontare in varie conferenze il Mal di nazione, quella «deriva» interna all’Europa che mischia il nazionalismo al populismo, a cui ha dedicato un libro per Università Bocconi Editore. Il saggio unisce l’attualità delle forze euroscettiche, pronte a conquistare una buona fetta del Parlamento di Strasburgo, alla storia politica e sociale del vecchio continente. In questo colloquio Martinelli ci ha spiegato che cosa, dal suo punto di vista dei tempi lunghi della storia, un elettore italiano dovrebbe sapere delle dinamiche profonde che, in maniera spesso sorprendente e (paradossalmente) senza confini, stanno muovendo le forze politiche e d’opinione in vista delle elezioni europee del 22-25 maggio. Convinto che il ruolo della Germania sia vittima di molti pregiudizi.

Professor Martinelli, ci spiega i sintomi del mal di nazione?
È un’idea ambivalente. Mal di nazione perché il nazionalismo può essere un’ideologia pericolosa laddove può alimentare conflitti come è avvenuto nel passato. Ma anche mal di nazione come mal d’amore, perché della nazione ci si può innamorare.

Che nazionalismo si sta presentando al voto?
Ci sono fenomeni diversi ma con alcuni tratti in comune: c’è sicuramente una ripresa dell’ideologia nazionalista che dà vita a partiti e movimenti che hanno anche un notevole successo elettorale, penso ai recenti risultati in Ungheria, in Francia e in Austria. C’è più precisamente una ripresa di partiti che definisco nazional-populisti. Sono nazionalisti in quanto affermano la superiorità della nazione, distinguono il mondo in ’noi e loro’ in base a un criterio di appartenenza etnico-culturale, hanno una loro versione ufficiale della storia, riaffermano la gloria della nazione e sono attenti a difenderne i confini. Nello stesso tempo usano molto spesso una retorica populista, banalizzando problemi che esistono ma che sono complicati. Come quando dicono che l’intera recessione economica e la disoccupazione sono colpa dell’euro: è un falso, le cause sono ben più complicate. Si può dire che certe politiche monetarie dell’Ue non abbiano contribuito a superarle, ma è diverso dal dire che per controllare o ridurre il potere sovranazionale per esempio della finanza globale ci si debba rinserrare nei confini nazionali. È un messaggio sostanzialmente reazionario, che torna indietro nel tempo, anziché creare una grande unione federale che sia in grado di avere gli strumenti e le risorse per cercare di controllare e gestire questi processi che si svolgono al di sopra e al di là delle capacità di controllo dei singoli Stati nazionali. La retorica populista serve a identificare comodi capri espiatori.

Però questi movimenti, come diceva anche lei, hanno guadagnato influenza nell’opinione pubblica. C’è sintonia con gli elettori. Perchè?
Il primo problema è che il processo di integrazione europea ha funzionato molto bene nei primi decenni, ha oggettivamente migliorato la situazione economica e le condizioni di vita dei popoli e dei Paesi dellUnione, ma da un po di tempo, anche prima della crisi finanziaria globale, il meccanismo ha rallentato o sembra addirittura essersi inceppato. Fino a un certo momento, insomma, lEuropa è convenuta a tutti. Il secondo problema è quello più generale dei grandi processi di globalizzazione contemporanea che distribuiscono costi e benefici in modo molto diseguale, per cui ci sono gruppi sociali che hanno la sensazione di avere più costi che benefici dai processi di globalizzazione. Sono in genere i settori della popolazione con più basso livello di istruzione, con minori opportunità nel mercato del lavoro.  Quindi hanno legittima paura per il loro futuro e reagiscono aggrappandosi a unidentità forte, anzi al tipo di identità più forte che ancora esiste, che è quella nazionale. Non tutti questi movimenti, certo, sono nazionalisti, non lo è il M5S, ma hanno la caratteristica comune di cogliere un problema reale: quello del deficit democratico delle istituzioni europee, che declinano nel modo della difesa del popolo contro le elite o meglio contro le oligarchie del potere, che si tratti di potere partitocratico o finanziario.

Messaggi centrali in questa campagna elettorale
Le elezioni europee si prestano molto a questo tipo di voto, servono a eleggere un Parlamento che in realtà ha poteri di gran lunga inferiori a quelli dei Parlamenti nazionali, ad esempio non approva nessuna legge finanziaria. Quindi sono loccasione ideale per manifestare il proprio malcontento in generale, rispetto ai governanti nazionali, rispetto agli eurocrati, i finanzieri….

Queste elite o oligarchie di potere avranno sottovalutato qualcosa, professore  
Certamente per lungo tempo si è ritenuto che la costruzione dellEuropa dovesse avvenire spostando quote crescenti di sovranità nazionale a livello sovranazionale ma senza attuare il processo complementare necessario, che era trasferire anche quote crescenti di impegno dei cittadini, dando loro una vera rappresentanza. Ed è stato un errore, perché in questo modo cè un controllo attraverso i capi di Stato e di governo del Consiglio europeo, ma è un controllo di rappresentanti sempre degli Stati nazionali. Invece bisognerebbe rilanciare il metodo comunitario non quello intergovernativo, eleggendo un Parlamento che abbia veramente una rappresentanza del popolo europeo e che sia in grado quindi anche di prendere decisioni che non siano solo il frutto di mediazioni e compromessi fra gli interessi dei diversi paesi.

Parliamo di Germania, il bersaglio privilegiato dei contestatori dell’Europa
Contestano il governo tedesco perché è il più severo sostenitore delle politiche di riequilibrio finanziario, il cosiddetto rigore, e quindi è visto come maggiore avversario a una politica di aumento del debito. Ragione che si sovrappone poi a una serie di sovrastrutture ideologiche: la Germania è il Paese oggi più forte e riemergono pregiudizi e stereotipi del suo passato. Ma è un errore: la Germania contemporanea è davvero unentità politica completamente diversa rispetto al suo passato autoritario ed è invece un comodo capro espiatorio. Si dice che le cose vanno male perché sono i tedeschi che ce lo impongono, ma tutti i parametri che bisogna rispettare li hanno concordati i governi, anche quello italiano.

Ma il governo tedesco dove ha peccato di troppa rigidità?
La Germania ha nella sua storia alcune spaventose inflazioni, che hanno distrutto, polverizzato la ricchezza di intere generazioni. Quindi è estremamente attenta a tutto ciò che potrebbe innescare un circolo vizioso iperinflazionistico. Poi per carità anche il governo tedesco fa i suoi interessi come fanno gli altri paesi, però vedere nella Germania il paese europeo che impone agli altri la sua volontà non corrisponde semplicemente al vero: la sua economia  ha anche un grande bisogno delleconomia degli altri paesi europei, come noi abbiamo un gran bisogno della sua.

Gli umori euroscettici secondo lei condizioneranno le future scelte della Germania?
Non lo penso. Un dato confortante di questa ripresa dei nazional-populisti è che non riesce ad attecchire in Germania, perchè la Afd è diversa dai partiti nazionalisti, è euroscettica e contraria alleuro ma non è da confondere con il Fn o la Lega o lUkip. Direi che la Germania è il paese europeo in cui il nazional-populismo ha meno chance, anche se è vero che ci sono atteggiamenti euroscettici di varia natura nei partiti”.

Vedendo la geografia di questi movimenti da nord a sud quale sarà la realtà che nei prossimi anni potrà incidere a livello europeo?
È complicato, ma direi che gli atteggiamenti anti-euro sono un elemento di propaganda efficace adesso ma sono destinati a rifluire progressivamente se ci sarà una ripresa economica. Invece continuerà a esserci una fonte rilevante e costante di consenso a queste forze nazional-populiste dai movimenti migratori: qui lUnione europea deve assolutamente accelerare e sviluppare lintegrazione, deve davvero arrivare a definire e attuare una politica dellimmigrazione unica.