Portineria MilanoSilvio depresso: un “Berlusconi” non batterà mai Renzi

Silvio depresso: un "Berlusconi" non batterà mai Renzi

La depressione di Silvio Berlusconi per i risultati delle elezioni europee ha solo un nome: Matteo Renzi. Arrabbiato e deluso, per la prima volta l’ex Cavaliere assapora la sconfitta, battuto da un altro politico sul piano di quel consenso personale di cui si è sempre vantato. «Ha ottenuto un grande successo personale», commenta appunto Berlusconi. E, come si dice in queste ore tra i forzaitalioti, il più grande rammarico sarebbe proprio questo. Perché «Silvio il 40% non lo ha mai toccato alle elezioni». Renzi diventa così qualcosa di più per l’universo berlusconiano, la percezione della fine di un periodo, di una fase della politica e della storia della Repubblica italiana.  

Tra le fila del centrodestra è ormai assodata la sensazione, se non la certezza, che nel futuro sarà difficile se non impossibile rivedere «un Berlusconi» a palazzo Chigi. Dal momento che, a meno di miracoli o colpi di scena, i figli non potranno mai battere l’attuale segretario del Partito Democratico. Sullo sfondo delle macerie del centrodestra a queste elezioni c’è infatti il tema della successione “dinastica” dentro Forza Italia, argomento che continua a tenere banco in queste ore nelle stanze del potere del Biscione. Marina? Barbara? Piersilvio? I figli del leader di Forza Italia sono stati spinti a più riprese dai giornali come delfini e successori, ma tutti e tre non appaiono una soluzione. Anzi.

La successione dinastica Berlusconi l’ha subita sul campo in questa tornata elettorale. Il 16% – con Giovanni Toti forte di più di 150mila preferenze in arrivo dal Capo – indica che ancora una volta se bisogna partire da qualche parte bisogna farlo sempre e solo da un nome: quello di Berlusconi. Certo c’è Raffaele Fitto che potrebbe rompere gli schemi forte dei suoi voti, ma al momento non appare un problema. Angelino Alfano con Nuovo Centrodestra appena sopra la soglia di sbarramento grazie all’aiuto dell’Udc ha dimostrato di non avere per l’ennesima volta il quid necessario. Di altri nomi all’orizzonte non se ne vedono, anche perché la prestazione migliore in questa area così frammentata, l’ha avuta un certo Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, di certo non un nome spendibile per un futuro centrodestra moderato. E quindi quale sarà il futuro della destra italiana?

Da quel che si capisce in queste ore l’intenzione di Berlusconi sarebbe quella di mantenere il centrodestra così com’è. Speranze di vittoria ormai non ce ne sono più, ma il mantenimento dello status quo, con un’opposizione a Renzi responsabile nell’attesa di tempi migliori, quella sì che esiste e l’ex Cavaliere lo ha capito. Del resto, il segretario del Pd è un interlocutore, non è un avversario nello stile della vecchia sinistra italiana, da sempre avversa oltre che al messaggio culturale soprattutto all’impero mediatico e imprenditoriale di Berlusconi. Il mantenimento dello status quo è racchiuso nella capitolazione di Sandro Bondi come nell’affidamento delle chiavi del partito (e della cassa ndr) alla fedelissima Maria Rosaria Rossi

Al momento nell’inner circle dell’ex Cavaliere si continua a sostenere che sia Barbara, l’attuale custode delle casse del Milan – la squadra di famiglia – l’unica che potrebbe davvero raccogliere ancora consensi nel centrodestra. «Marina è ancora adesso un oggetto indefinibile per l’elettorato, questo tira e molla poi non ha aiutato», spiega una dirigente forzista. Eppure la figlia di Veronica Lario sembra avere dei problemi anche lei nella gestione dell’immagine. C’è chi a palazzo Grazioli, come ad Arcore, non ci dà troppo peso. Ma le istantanee delle riunioni di queste ore a villa San Martino tra Adriano Galliani e lo stesso Berlusconi per decidere del futuro del Milan raccontano che il peso della berluschina nella gestione dei rossoneri continua a diminuire. Non solo. Clarence Seedorf fu proprio una scelta di Barbara, per questo motivo la capitolazione dell’olandese con l’arrivo del fidato Filippo Inzaghi, stanno ridando smalto all’antennista di Monza, uno che fino a pochi mesi fa era dato per spacciato. 

Sul fronte Marina tutto tace. A Palermo un gruppo di giovani ragazzi di Forza Italia ha deciso di passare dalle parole ai fatti per convincere la numero uno di Fininvest a scendere in campo. «La prima tappa» spiega in una nota Nunzio Panzarella, coordinatore degli azzurri under 30 «sarà la raccolta firme per la dottoressa Berlusconi, unica possibile figura catalizzatrice degli interi moderati italiani. Perché per noi il sogno liberale continua…». Eppure, firme o non firme, le intenzioni della manager di Segrate sono ancora molto confuse. C’è chi la spinge al grande passo, chi invece, come il padre in prima persona, preferisce prendere tempo in attesa dei possibili mutamenti della politica nazionale. Lei stessa, a quanto pare, continuerebbe a respingere al mittente le richieste sempre più pressanti. E il tira e molla comincia a diventare stucchevole, simbolo di indecisione e incertezza, due fattori devastanti per l’immagine di un politico. 

Di certo un Renzi così forte rappresenta un ostacolo per i piani «dinastici» del Cavaliere. In questi mesi si era parlato persino di Pier Silvio Berlusconi, detto Dudi, vicepresidente del gruppo Mediaset. Voci smentite che sono state sepolte poi dalla magistratura. Giovedì 22 maggio il pm di Milano Fabio De Pasquale ha chiesto al Tribunale di condannare a 3 anni e 2 mesi e 3 anni e 4 mesi di carcere Berlusconi jr e Fedele Confalonieri, accusati di frode fiscale aggravata dalla transnazionalità per oltre 8 milioni nel processo sul caso Mediatrade. L’ennesima mazzata in arrivo dai tribunali che non fanno altro che rincarare la dose nella mente di Silvio: serve un Renzi anche per il centrodestra. 

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