Serie mon amourThe Big “Ban” Theory: perché la Cina blocca le serie?

The Big “Ban” Theory: perché la Cina blocca le serie?

L’Italia è quel Paese strano dove scatta la censura (o la lamentela) non appena si vede, in ordine, un seno di troppo, un bacio gay o una scena di violenza gratuita. Sono state tante (e continuano a esserlo) le serie finite nel mirino di associazioni religiose e/o familiari (Game of Thrones o Fisica o Chimica, tanto per citarne due), per cui è scattata la trasmissione in orari improponibili (vedi Spartacus) o che non sono passate indenni dalla ghigliottina (si legga: cancellazione di tutte le scene hard). Ma, per una volta, possiamo non fustigare il Bel Paese: l’Italia, per lo meno, non è la Cina. Perché lì la censura si abbatte, prepotente, su prodotti ben diversi e per ragioni ben più difficili non solo da tollerare, bensì persino da comprendere.

Dal 27 aprile, infatti, i cittadini cinesi non possono più vedere The Big Bang Theory, The Good Wife, The Practice e NCIS. Sì, avete capito bene: non possono più ridere alle battute in gergo scientifico di Sheldon e degli altri impareggiabili nerd di Pasadena. Non possono più volare dentro le innocue aule di tribunale insieme ad Alicia Florrick o agli avvocati penalisti di Boston, né tanto meno calarsi nei panni degli agenti speciali della marina americana alle prese con la tradizionale caccia ai cattivi. Sulla “tetta di troppo” le motivazioni si possono anche trovare: «ci sono i minori che guardano, bisogna tutelarli». Ma per The Big Bang Theory, qual è la scusa? Nessuna. Perché la notizia della sparizione dei suddetti show dai palinsesti online cinesi è stata data senza nessuna spiegazione, accompagnata solo da una scritta «Sorry, the video is currently unavailable due to policy reasons». Le serie “bannate” che fino a ieri si potevano legalmente trovare sul web sono semplicemente evaporate, nonostante fossero apprezzatissime dai giovani. TBBT è infatti un cult in Cina: da quando è stata lanciata su Sohu TV (nel 2009) ha collezionato 1,3 miliardi di visualizzazioni. Se si considera che la nazione più popolosa del mondo conta 1,35 miliardi di abitanti si potrebbe dire che in cinque anni tutto il vasto popolo cinese ha guardato la serie.

Il giro di vite del governo di Pechino su internet per limitare pedo-pornografia e comportamenti violenti non può essere chiamato in ballo: la spietata House of Cards, per esempio, continua a essere trasmessa così come la disinibita Game of Thrones. Laddove non esistono pretesti palesi, ecco che emergono ragioni più subdole ma onnipresenti, che coinvolgono i due pilastri del mondo odierno, la politica e l’economia.

La prima motivazione è semplice e si sintetizza in un concetto: la Repubblica Popolare ha paura dello strapotere di internet. Il successo dello show sulla Rete si traduce automaticamente come il successo della Rete e le autorità non vogliono che il web acquisti più potere di quanto non ne abbia già. Non è un caso che la Cina sia uno dei Paesi a esercitare un maggiore controllo virtuale. Il progetto del governo chiamato Golden Shield Project e soprannominato The Great Firewall of China vanta 40mila persone assunte per controllare il web: un esercito di vigilantes pronti ad assicurarsi che non compaiano parole chiave considerate rischiose, come “primavera araba” o “Occupy Wall Street”.

La seconda ragione è legata ai soldi, vero motore del mondo: il successo della Rete va a discapito della TV nazionale e delle pay TV e manda in palla gli equilibri finanziari dei media. La censura sarebbe quindi scattata come tentativo, disperato, di rafforzare le emittenti statali sempre più in crisi dal proliferare di siti di video-sharing.

Infine il terzo fattore è ancora di natura politica e chiama in causa uno dei timori perenni della Grande Repubblica asiatica che guarda in cagnesco l’occidentalizzazione del Paese. Gli show cancellati sono infatti icone della televisione americana e la loro trasmissione avrebbe potuto contribuire a “imbastardire” la cultura locale con derive a stelle e strisce. E mentre i cittadini cinesi si lamentano (c’è chi sul web paragona la loro situazione a quella della Corea del Nord), dai media statunitensi arriva lo sfottò: altro che The Big BANG theory, ora si parla di The Big BAN theory, ovvero la teoria del grande divieto.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta