Ineleggibilità dei deputati, 16 mesi per non decidere

Ineleggibilità dei deputati, 16 mesi per non decidere

Conflitti di interesse, veri o presunti. Posizioni di rilievo in società private vincolate allo Stato, tali da giustificare un profilo di incompatibilità con il ruolo di deputato. A distanza di quasi un anno e mezzo dalle ultime Politiche, la Giunta delle Elezioni di Montecitorio sta per giungere a una decisione. L’istruttoria preparata dal comitato per le incompatibilità, le ineleggibilità e le decadenze della Camera è stata trasmessa. In assenza di ulteriori intoppi – stamattina mancava il numero legale per procedere alla votazione – entro pochi giorni l’organismo sceglierà il destino di alcuni deputati sotto osservazione. Sono sette in tutto. Curiosa particolarità, ben sei di loro provengono dal gruppo di Scelta Civica. Imprenditori prestati alla politica. In alcuni casi evidentemente estranei ad ogni ipotesi di ineleggibilità, altre volte più o meno in odore di conflitto di interessi. A spulciare la relazione si trova Alberto Bombassei, presidente del Cda di Brembo spa, Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso spa e consigliere di amministrazione di Italcementi, Pirelli e Nuovo Trasporto Viaggiatori. Ma anche il democrat Matteo Colaninno, vicepresidente del Cda Piaggio e della Omniaholding spa. E ancora Angelo D’Agostino, Gregorio Gitti, Giampaolo Galli, Salvatore Matarrese e Paolo Vitelli. 

Nei prossimi giorni la Giunta sarà chiamata a valutare le singole posizioni. Pochi dubbi, quasi certamente nessuno dei deputati interessati sarà dichiarato ineleggibile. Anche se il Movimento Cinque Stelle – il presidente dell’organismo è il grillino Giuseppe D’Ambrosio – ha già preannunciato battaglia. Il riferimento normativo delle ineleggibilità resta l’articolo 10 del decreto del presidente della Repubblica n.361 del 1957. Dove si prevede l’ineleggibilità, tra gli altri, per «coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta». Ma anche per «i rappresentanti, amministratori e dirigenti di società e imprese volte al profitto di privati e sussidiate dallo Stato con sovvenzioni continuative o con garanzia di assegnazioni o di interessi, quando questi sussidi non siano concessi in forza di una legge generale dello Stato». 

Gli esponenti a Cinque Stelle puntano il dito in particolare contro tre deputati. «Sono le posizioni più “calde” – racconta Davide Crippa, componente della Giunta e vicepresidente della commissione Attività produttive – e riguardano i deputati Colaninno, Vitelli e Matarrese». Si parte con il deputato del Partito democratico. Stando alla relazione del comitato, in realtà, non sembrano sussistere consistenti profili di ineleggibilità. Tra le diverse cariche dichiarate, Colaninno risulta vicepresidente della società Omniaholding spa – «holding statica che detiene prevalentemente partecipazioni azionarie di imprese che svolgono attività industriali» – e vicepresidente (non esecutivo) nella società Piaggio spa. Particolare non indifferente, la sua posizione è stata già vagliata qualche anno fa: «Nella scorsa legislatura – si legge nella relazione – le cariche ricoperte dall’onorevole Colaninno, che coincidono con quelle dichiarate all’inizio della presente legislatura, erano state considerate dalla giunta compatibili con il mandato parlamentare». 

I grillini non ci stanno. In Giunta gli esponenti a Cinque Stelle sollevano il caso della società Intermarine spa, leader nella progettazione e costruzione di navi cacciamine e pattugliatori del gruppo Immsi (di cui Colaninno è consigliere, non esecutivo). «Si rileva – denuncia la deputata grillina Fabiana Dadone – che tale società ha tra le sue attività quella della produzione navale da difesa. Va da sé, escludendo le organizzazioni criminali, quelle paramilitari e terroristiche, che diamo per scontato non appaiano tra i beneficiari dell’attività produttiva di Intermarine spa, solo lo Stato, nazionale o internazionale, possa rappresentare un naturale cliente». Insomma, accusano i grillini, «sussiste un evidente conflitto di interessi risultante dalla connessione e dal rapporto di committenza con la PA» della Intermarine Spa. Non solo. «Con l’incarico di vicepresidente del consiglio di amministrazione di Piaggio & C. spa – dicono ancora gli esponenti dei Cinque Stelle – Colaninno incorre in un’ulteriore condizione di conflitto di interessi. Come dimostra un comunicato stampa della stessa azienda datato 3 febbraio 2012, la Piaggio & Co. spa vinse una gara pubblica per la fornitura di motocicli di propria produzione a Poste Italiane». 

C’è poi il caso di Salvatore Matarrese, imprenditore pugliese ed esponente di Scelta Civica. Stando alla relazione del comitato, che elenca le cariche dichiarate dal parlamentare, al momento dell’elezione il deputato era presidente del Consiglio di amministrazione delle società Matarrese immobiliare srl, Senigallia scarl, Consorzio stabile Samac, Alba-Bra scarl, ASI spa ed Ecoambiente srl. Ancora una volta il documento non sembra delineare alcuna delle condizioni di ineleggibilità previste dall’articolo 10 del decreto 361/1957. E ancora una volta i grillini non sono d’accordo. «Il quadro di partecipazioni, proprietà e incarichi dell’on. Matarrese – così racconta Fabiana Dadone – lo pone d’acchito in una condizione di ineleggibilità manifesta». Il M5S cita le tante attività di “progettazione, realizzazione e promozione di opere pubbliche” in cui sarebbero state impegnate le società «in cui lo stesso Matarrese detiene una condizione di influenza e intervento decisionale». Dal restauro della Pinacoteca dell’Accademia di Carrara alla riqualificazione della Scuola Economia e Finanze dell’Agenzia del Demanio. E, proseguono gli esponenti a Cinque Stelle, una lunga serie di lavori stradali come la galleria naturale San Martino nelle Marche e la variante 429 Val d’Elsa in provincia di Firenze. «Il volume di affari, le numerose connessioni con la PA, la rilevanza in termini economici, sociali e strategici che vede l’on. Matarrese direttamente investito di cariche amministrative, decisionali ed esecutive, possono contribuire a porre Matarrese nella condizione di una posizione di vantaggio nei confronti di altri cittadini nel concorrere all’organizzazione politica del Paese». Altro potenziale conflitto di interessi ancora tutto da dimostrare.

L’ultimo obiettivo dei grillini è Paolo Vitelli, esponente piemontese di Scelta Civica, presidente del Cda e amministratore delegato di diverse società. La relazione del comitato per le incompatibilità, le ineleggibilità e le decadenze si esprime anche stavolta in favore del parlamentare. «Si tratta in gran parte di società finalizzate alla gestione di beni immobili, che non risultano né vincolate allo Stato, né sussidiate dallo stesso». Eppure lo stesso documento spiega che «un approfondimento specifico meritano invece le ulteriori società nelle quali il collega Vitelli ricopre cariche di rappresentante legale». Viene citata la Marina di Varazze srl, «la società concessionaria del porto turistico di Varazze», ma anche la Azimut Benetti spa, «titolare di concessioni demaniali – così si legge – rilasciate da autorità portuali utilizzate nell’attività produttiva». In questo caso i Cinque Stelle concordano, avendo chiesto al deputato Vitelli da tempi non sospetti di fornire ulteriori documentazioni per appurare le relazioni tra queste società e la PA.