Juncker, è quasi fatta: guiderà la Commissione europea

Juncker, è quasi fatta: guiderà la Commissione europea

Chi la dura la vince, dice un vecchio adagio. Sembra lo slogan di Jean-Claude Juncker, il cui destino ondeggia tra poche chance e una vittoria quasi certa. Certo è che il tempo sta giocando in suo favore, a una settimana dal Consiglio europeo del 26 e 27 giugno che dovrebbe prendere la fatidica decisione almeno sulla presidenza della Commissione europea, nessun candidato alternativo è davvero emerso, mentre l’opposizione contro il lussemburghese si sta sgretolando. Tanto che adesso sono molti i diplomatici a sostenere che praticamente ormai la partita sarebbe fatta per Juncker. E dire che 10 giorni fa la sua sembrava una via tutta in salita. «Praticamente la decisione è presa» dice un diplomatico di un importante Paese dell’Ue. «Siamo lontanissimi da una minoranza di blocco contro di lui (al Consiglio europeo, n.d.r.) e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy  – incaricato di sondare i leader dei Ventotto, n.d.r. – non potrà che prenderne atto e comunicarlo ai leader», dice un secondo. Quasi tutti a Bruxelles vedono sostanzialmente fallita la manovra anti-Juncker del premier britannico David Cameron che, nella sua virulenza, gli ha alienato il più cruciale dei possibili alleati, la cancelliera tedesca Angela Merkel, sempre più irritata per come Cameron ha ignorato i suoi appelli a «restare nello spirito europeo» ed «evitare minacce e ricatti».

Si dice che la cancelliera sia ormai stanca di questo battibecco, che senta sempre più il pressing dei grandi media tedeschi e ormai dell’opinione pubblica del suo Paese (secondo gli ultimi sondaggi il 60 per cento dei tedeschi vorrebbe Juncker alla guida della Commissione). Una seccatura di cui la pragmatica leader – che pure non è mai stata una sincera fan del lussemburghese – vuole liberarsi al più presto. Sono in tanti a sostenere che Merkel sia ormai pronta ad andare alla conta del voto al Consiglio europeo, il che sarebbe un chiaro smacco per Cameron.

Tanto più che anche i presunti «alleati» di Cameron, svedesi e olandesi (solo l’ungherese Viktor Orbán rimane irremovibile contro il lussemburghese) starebbero ammorbidendo le loro posizioni. A Berlino fanno notare che i rispettivi premier di Stoccolma e L’Aja, Fredrik Reinfeldt e Mark Rutte, «non si sono mai espressi contro Juncker, ma solo contro il metodo». E molti diplomatici vedono come improbabile che alla fine soprattutto l’olandese stoppi un cittadino del Benelux per la guida della Commissione europea. Rimarrebbe Matteo Renzi, ma a Bruxelles si scommette che i dubbi del premier italiano si possano dissipare facilmente. Certo è che nei sondaggi condotti da Van Rompuy, riferiscono fonti Ue, contro Juncker si sono espressi chiaramente solo Cameron e Orbán, «nessun altro oltre a loro». In un simile contesto non sarebbe molto facile vendere uno stop a Juncker all’opinione pubblica – che ormai ha digerito il principio di «candidati di punta» delle varie famiglie politiche come «candidati alla presidenza della Commissione». Anche se naturalmente la storia di Bruxelles ci ha insegnato che il famoso «coniglio dal cappello» all’ultimo minuto sia sempre possibile.

Certo è che qualche giorno fa lo stesso presidente uscente della Commissione Barroso, in una cena con gli ambasciatori dei 28 Stati membri, ha detto che «ormai tutto si muove verso una nomina di Juncker» al summit della prossima settimana. Al Parlamento europeo il fronte a favore di Juncker è ormai larghissimo, e anzi, fonti del Partito popolare europeo sostengono che persino vari eurodeputati ungheresi di Fidesz, il partito di Orbán, sono pronti a ignorare il njet del premier di Budapest e votare per il lussemburghese. Significativamente, si parla anche di «proposte» avanzate discretamente dagli stessi britannici a Juncker, anzitutto per affidare un grosso portafoglio economico a un britannico per «controbilanciare» il presidente troppo europeista. Proposta respinta al mittente da Juncker.

Da decidere, del resto, sono anche le altre cariche Ue: la presidenza del Consiglio europeo, quella dell’Eurogruppo, l’Alto rappresentante per la politica estera Ue. Una partita che dovrebbe esser decisa successivamente, ma che potrebbe aprire qualche spiraglio per evitare a Cameron la débâcle completa. Attenzione, però, siamo a Bruxelles. Dieci giorni fa tutti davano Juncker in calo, oggi tutti lo danno a un passo dalla vittoria. Magari la prossima settimana lo scenario sarà ancora diverso. È la suspense dei corridoi Ue.  

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