Più decreti per tutti, da Renzi ai record di Monti

Più decreti per tutti, da Renzi ai record di Monti

Decreti legge, sempre e comunque. Sarà colpa del macchinoso sistema legislativo italiano, dei ritardi direttamente riconducibili al bicameralismo perfetto. In attesa di una riforma dell’assetto istituzionale, i governi degli ultimi dieci anni hanno iniziato – e proseguito – a ricorrere sempre più frequentemente alla decretazione d’urgenza. Un fenomeno in crescita, con i suoi primati. Perché se il governo di Matteo Renzi ha la media più alta (oltre 3,5 decreti approvati ogni trenta giorni), il record assoluto è dell’esecutivo tecnico di Mario Monti. In grado di trasmettere alle Camere una montagna di oltre 200 commi al mese. 

Prendendo in considerazione solo i 14 mesi e mezzo della XVII legislatura (dal 15 marzo 2013 ai primi di giugno di quest’anno) si scopre che delle 55 leggi approvate, ben 31 sono leggi di conversione di decreti legge. Quasi il 60 per cento del totale. Una media di oltre due provvedimenti al mese. Con tanti saluti ai parlamentari, il protagonista è sempre il governo. C’è un altro dato che colpisce, anche questo evidenziato dalle statistiche del Servizio Studi della Camera dei deputati. L’80 per cento delle leggi approvate nasce a Palazzo Chigi. Nella legislatura in corso, si tratta di 44 provvedimenti su 55. Leggi di conversione, soprattutto. A cui vanno aggiunte leggi di bilancio e di ratifica dei trattati internazionali.

Intanto alla fine del mese scorso, i decreti legge emanati dall’avvio della legislatura erano 39 (alcuni ancora in corso di conversione). Venticinque ad opera del governo Letta, tre come ultima eredità dell’esecutivo di Mario Monti. Tanti provvedimenti, ma non intoccabili. Per quanto riguarda le 31 leggi di conversione approvate si segnala come tutte abbiano modificato, almeno in parte, i decreti originari. E questo nonostante in 23 casi per l’approvazione finale sia stata sufficiente un’unica lettura alla Camera e al Senato. 

Per avere più chiaro il peso dei decreti legge nei lavori del Parlamento, può essere utile allargare lo sguardo a un lasso di tempo più ampio. Il servizio Studi di Montecitorio presenta i dati delle ultime tre legislature, dal 2006 a oggi. Il processo sembra in continua crescita. Nella XV legislatura – durata solo due anni – l’incidenza delle leggi di conversione sul totale si fermava al 28,6 per cento. Una percentuale rimasta stabile dal 2008 al 2013 (27,1 per cento). Ma più che raddoppiata nell’attuale legislatura (56,4 per cento). Stupisce un altro aspetto. Il rapporto tra i commi relativi ai testi coordinati dei decreti legge e quelli degli atti legislativi totali. Qui si passa dal 30,5 per cento della XV legislatura, al 53,5 per cento di quella successiva e al 61,9 per cento della legislatura in corso. 

Ma qual è il governo che ha fatto maggior ricorso alla decretazione d’urgenza? In totale, i cinque esecutivi che si sono succeduti dal 2006 a oggi hanno emanato la bellezza di 205 decreti legge. Una montagna di provvedimenti, articolati in 10.314 commi. In termini di frequenza, il primato va al governo più recente. In poco più di tre mesi la squadra di Matteo Renzi ha già raggiunto una media mensile di circa 3,5 decreti. Contro i 2,55 del governo Letta e i 2,66 di Mario Monti, mentre gli ultimi due esecutivi di Silvio Berlusconi e Romano Prodi si erano tenuti poco sotto i due decreti al mese di media. Eppure è innegabile che le maggiori dimensioni del fenomeno sono state raggiunte durante il governo tecnico di Monti. Nella XV legislatura Prodi ha presentato alle Camere una media di 57,59 commi al mese. Poco meno di cento i commi trasmessi mensilmente dal Berlusconi IV. Nella speciale classifica, gli esecutivi di Letta e Renzi si attestano poco sotto i 150 commi al mese. Ma è il governo di Mario Monti che supera tutti: ogni mese il governo tecnico trasmetteva alle Camere una montagna di decreti. Nel verso senso della parola: una media di 203,70 commi ogni trenta giorni. 

X