Vanilla LatteBasta smartphone nei ristoranti, la moda prende piede

Basta smartphone nei ristoranti, la moda prende piede

Sono ormai rari i momenti in cui, guardandoci intorno, non vediamo qualche rappresentante del genere umano alle prese con uno smartphone, un tablet o un lettore mp3. Ed è innegabile che l’onnipresenza della tecnologia nella nostra vita quotidiana abbia rivoluzionato anche gran parte degli aspetti della vita sociale di ciascuno di noi. Compreso il momento del pasto, a colazione, pranzo, cena, o anche solo quando si tratta di prendere un caffè al bar.

Il mondo della ristorazione non ha potuto che adeguarsi: sono sempre più diffusi i locali dotati di connessione wi-fi gratuita a disposizione dei clienti, di soluzioni per caricare le batterie di smartphone e tablet, di streetpass per le console portatili, o quelli capaci di creare iniziative per i clienti attraverso i social network. Ne sono esempio offerte e buoni sconto per chi effettua il “check-in” su Facebook o FourSquare all’interno di una determinata attività. Altre aziende si stanno inoltre organizzando per accettare ordini a distanza tramite specifiche app. Eppure, nel business della ristorazione, non tutti la pensano allo stesso modo. E sono sempre di più coloro che, in netta controtendenza, preferirebbero che i device di nuova generazione, oltre che fuori della cucina, restassero anche fuori dalla sala da pranzo.

Tra i primi, pionieristici, tentativi di politica “zero-smartphone” nei locali, si annovera il caso di “Eva Restaurant” a Los Angeles, dove il proprietario e chef Mark Gold – come riportato da ABC News nell’agosto 2012 – ha deciso di offrire il 5% di sconto sul totale delle consumazioni per i clienti che accettano di lasciare (o meglio, abbandonare) il proprio telefono cellulare all’entrata del ristorante, per poi riprenderlo (o meglio, riabbracciarlo) all’uscita. Una scelta, disse Gold, con il preciso obiettivo di fare apprezzare maggiormente ai clienti il cibo servito, nonché la compagnia delle persone sedute allo stesso tavolo. «Vogliamo che la gente provi a connettersi di persona. Il nostro ristorante è come casa propria, e questa è l’esperienza che vogliamo offrire ai nostri ospiti. Il telefono è una distrazione. Vediamo sempre famiglie e coppie al telefono, che non si godono il momento. Vogliamo che la gente apprezzi la compagnia», dichiarò Gold. L’iniziativa riscosse un discreto successo, al punto che circa il 40% dei frequentatori del locale optò per lo sconto, sacrificando l’uso del telefonino per qualche minuto.

La metropoli californiana non è nuova a esperimenti di questo genere: nella stessa Città degli Angeli, il menù del “Patina” chiede espressamente di spegnere il cellulare o di mantenerlo in modalità silenziosa, o con vibrazione, per non disturbare gli altri, mentre il “Sushi Nozawa” è decorato con espliciti cartelli “No cellphone” nelle sue sale. In Vermont, invece, un deli ha persino pensato di far pagare tre dollari in più a chi si azzarda a usare il cellulare mentre mangia al bancone. Mentre a Somers Point, nello stato del New Jersey, i padroni del Sandi Pointe Coastal Bistro si sono inventati il “No Tech Tuesday”, ovvero il “Martedì Senza Tecnologia”: una giornata intera senza telefonini, senza videogame, senza tv.

Esempi che hanno fatto scuola, e oltrepassato l’Atlantico. Sulla falsariga del losangelino “Eva”, anche il “Bedivere Eatery & Tavern” di Beirut, in Libano, dove allo scopo di far socializzare i clienti viene offerta loro una riduzione del 10% sul conto totale, a patto che il cellulare venga consegnato allo staff del locale prima di cena; ancora migliore lo sconto offerto da Jawdat Ibrahim, titolare di un ristorante in un villaggio arabo poco fuori da Gerusalemme, in Israele, il quale, convinto che gli smartphone abbiano «distrutto la moderna esperienza del pasto», si è imbarcato nella missione di salvare la cultura culinaria con una riduzione del 50% (!) sullo scontrino a chi rinuncia all’utilizzo di ogni dispositivo portatile. E l’idea sembra vincente, almeno sotto il profilo puramente pubblicitario e promozionale causato da questo genere di iniziative.

Ma l’aspetto della socializzazione e della mancanza di dialogo tra chi rivolge troppo spesso lo sguardo verso il touch screen dei propri telefoni o tablet non sembra essere la sola causa di determinate scelte da parte dei ristoratori. Sebbene la maggior parte delle ricerche sembri indicare che il proliferare di cellulari nei ristoranti e nei locali non sia un fatto completamente negativo (a cominciare dalla condivisione di immagini – il cosiddetto “food porn” – e dal conseguente potenziale ampliamento del target d’utenza, passando per un contatto più diretto tra azienda e cliente), c’è qualcuno che la pensa diversamente. Il manager di uno dei ristoranti di spicco di New York City, rimasto volutamente anonimo, si è recentemene affidato al popolare sito di Craigslist per lanciare uno sfogo, diventato in poche ore viral su Internet: secondo il ristoratore, le persone che utilizzano costantemente i propri smartphone mentre si trovano a tavola sarebbero addirittura la causa principale per il notevole aumento dei tempi di attesa per essere serviti. A confermare tale tesi, i filmati della video sorveglianza. Effettuando un paragone tra i video del 2004 e quelli del 2014, si apprende una sorprendente disparità di trattamento, passando da una media di un’ora e cinque minuti, tempo medio di consumazione dieci anni or sono, all’attuale media di un’ora e cinquantacinque minuti. Un dato considerevole, per chi è del settore, che può produrre meno lavoro, far perdere clienti e, di conseguenza, introiti. La motivazione? Per l’anonimo manager, semplice: principalmente, i telefoni cellulari. Chi si siede al ristorante è troppo intento a scattare immagini dei piatti, interrompere i dipendenti per dire che si hanno problemi con la connessione wi-fi, navigare su Internet, chattare, e persino scontrarsi con i camerieri perché distratti dallo schermo, mentre si entra o esce dal locale.

Mentre il post su Craigslist sui cosiddetti “zombie del telefono” destava scalpore in Rete, con oltre un milione e mezzo di condivisioni e circa 755 mila “mi piace” su Facebook, scatenando discussioni tra addetti e lavori e non, con tanto di opinioni scientifiche e di ricerche universitarie sulla diminuzione della qualità della conversazione Irl (“In Real Life”) causata dall’uso di smartphone mentre si mangia o sui presunti effetti negativi causati dall’abitudine a fotografare tutto ciò di cui ci si nutre, a scendere in campo è stato un gigante della ristorazione a stelle e strisce. O almeno, una discesa almeno apparente.

Perché poche settimane or sono, come riportato da Cnbc, Applebee’s, marchio di proprietà dell’azienda DineEquity, a capo della catena di ristoranti “Applebee’s Neighborhood Grill and Bar” che conta oltre 2.000 locali tra Stati Uniti e sedici altre nazioni, ha presentato una richiesta ufficiale per registrare il nome “No Tech Tuesdays”, ovvero “Martedì Senza Tecnologia”, proprio come quel piccolo ristorante del New Jersey. Una notizia che, accompagnata da nessuna affermazione da parte dei vertici, ha destato la curiosità di molti: che anche Applebee’s voglia puntare su una giornata in cui viene bandito ogni dispositivo di ultima generazione, per favorire invece la socializzazione mediante quella pratica ormai in disuso chiamata conversazione? In caso affermativo, si tratterebbe di un passo da non sottovalutare, poiché dopo gli esperimenti di alcuni singoli ristoranti sparsi per il globo, Applebee’s sarebbe la prima grande catena a optare in quella direzione. Tuttavia, sarebbe anche una scelta in controtendenza da parte di una azienda che, al momento, sta portando avanti un progetto – già annunciato – che condurrà in diciotto mesi alla installazione di 100mila tablet (uno per tavolo) in circa 1.800 delle sue location sul territorio nordamericano. Permetteranno agli ospiti di “ordinare, pagare, e partecipare ai giochi” con “avanzate funzionalità, video streaming, musica, giochi aggiuntivi, interazioni social media con la comunità Facebook di Applebee’s e con pagine personali, condivisioni, vendite con gift card e molto altro”.

A dispetto di quanto sembrava essere indicato dalle sue ultime mosse, Applebee’s ha comunque smentito seccamente di avere intenzioni bellicose nei riguardi di chi utilizza tecnologia ai propri tavoli. “Gli ospiti sono liberi di usare quanta tecnologia vogliono”, ha dichiarato il portavoce Dan Smith. “Come molti brand, registriamo frasi o nomi per protezione. Non c’è alcun collegamento tra No Tech Tuesday e ciò che accade nel ristorante”. Dunque, si direbbe che gli zombie dello smartphone possano stare tranquilli, almeno per ora. Tuttavia, non appare granché chiaro il motivo per cui abbiano voluto prendersi la briga di registrare i diritti di “No Tech Tuesday”, facendo alzare più di un sopracciglio. E sorge anche spontaneo chiedersi se, negli ipotetici Martedì senza device, sarebbero da spegnere anche i tablet installati sui loro tavoli.

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