Cos’è Hamas, l’organizzazione che governa Gaza

Cos’è Hamas, l’organizzazione che governa Gaza

Storia

Nata nel 1987 durante la prima Intifada come braccio dei Fratelli Musulmani, Hamas viene fondata come organizzazione musulmana sunnita con l’obiettivo di liberare la Palestina dall’occupazione israeliana per fondare uno Stato islamista in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Il nome Hamas, in arabo, è acronimo di “Movimento islamico di resistenza”. «Non siamo contro gli ebrei né contro i cristiani. Non abbiamo niente contro le loro religioni. Noi resistiamo solo a quelli che occupano i nostri territori e ci attaccano», ha detto una intervista alla PBS del 2010 il capo del politburo di Hamas, Khaled Meshaal. «Noi siamo Talebani né Al Qaeda», ha dichiarato Fathi Hamad, ministro dell’Interno di Hamas, «noi siamo siamo un movimento islamico moderato».

Hamas si è imposta come la principale forza di opposizione al leader palestinese Yasser Arafat e il suo movimento Fatah in Cisgiordania e la Striscia di Gaza negli anni Ottanta e Novanta. Nel 2006, poco dopo la morte di Arafat e l’elezione di Mahmoud Abbas, Hamas è diventata il primo gruppo islamista nel mondo arabo a prendere il potere in modo democratico dopo un successo elettorale sbalorditivo. Da lì in poi, qualsiasi tentativo da parte di Israele, degli Stati Uniti e della comunità internazionale di arginare il movimento islamista è fallito. Nel 2007 ha preso il controllo sulla Striscia di Gaza, diventando sempre più popolare attraverso una dura resistenza contro lo Stato di Iasraele e anche per via dei numerosi casi di corruzione all’interno di Fatah. Nonostante molti leader di Hamas, come il capo politico Khaled Meshaal, abbiano vissuto in esilio per più di 30 anni, l’organizzazione ha comunque mantenuto una forte prenetrazione nei territori palestinesi. Quando si parla di “regime di Hamas” nella Striscia di Gaza, non significa che tutte le persone impiegate nei ministeri o nelle forze di sicurezza nel territorio siano necessariamente membri o simpatizzanti dell’organizzazione. I sostenitori di Hamas sono invischiati ovunque. The Jerusalem Post ha calcolato che dal giugno 2007 l’Autorità palestinese della West Bank ha continuato a pagare salari a decine di migliaia di impiegati nel settore pubblico a Gaza – soprattutto nell’istruzione e nella sanità. 

(La mappa dei luoghi chiave di Hamas)

La lotta armata

Al suo interno Hamas ha una struttura ben definita: il consiglio consultivo Majlis al-Shura che prende le decisioni di base a Damasco; un’ala militare costituita dalle Brigate ‘Izz al-Din al-Qassam; l’ala che si occupa del welfare e della politica per mantenere il consenso.

La lotta militare fa parte dello statuto stesso dell’organizzazione. «Non ci sono soluzioni per la questione palestinese tranne che la Jihad», si legge nella carta del 1988. «Iniziative, proposte e conferenze internazionali sono solo una perdita di tempo». Le brigate al Qassam, che sono quelle che in questi giorni stanno conducendo la battaglia contro Israele, da una piccola banda di guerriglieri si sono evolute in una organizzazione più sofisticata con accesso a maggiori risorse e con un più vasto controllo territoriale. Si tratta di circa 2.500 persone, i cui metodi di attacco vanno dai rapimenti di piccola scala e omicidi di militari israeliani fino agli attacchi suicidi e ai missili contro i civili israeliani. Tra il 1994-1997 e il 2000-2008, i militanti palestinesi hanno ucciso circa 700 israeliani.

Come reazione al blocco di Gaza e alle limitazioni nell’accesso a Israele, Hamas e gli altri gruppi di militanti palestinesi della Striscia hanno aumentato il lancio di razzi e mortai sugli obiettivi israeliani. Sono gli stessi militanti di Hamas a fabbricare i cosiddetti razzi Qassam a gittata limitata. Per costruirli vengono usati materiali domestici come fertilizzanti, zucchero, alcool, benzina, tubi e scarti di metalli. Materiali che vengono contrabbandati nella Striscia di Gaza attraverso i tunnel che passano sotto i confini egiziani.

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I tunnel tra Gaza e la penisola del Sinai sono proliferati dopo l’abbandono unilaterale di Gaza da parte di Israele nel 2005. Il formicaio di tunnel sotterranei è diventato così il principale motore dell’economia della Striscia e di Hamas soprattutto. Da questi cunicoli sotto terra non passano solo i materiali per costruire i razzi Qassam o altri esplosivi, ma anche migliaia di mortai e razzi di lunga gittata, molti dei quali vengono fabbricati in Cina o Iran, oltre a armi più piccole per il combattimento uno a uno.

Nei circa mille tunnel lavorerebbero 7mila persone. Sono condotti ad alta ingegneria, alcuni dei quali possiedono anche elettricità, ventilazione, interfono, e sistemi di trasporto su rotaie. Molti degli ingressi sono stati trovati all’interno degli edifici stessi di Gaza, cosa che viene spesso usata da Israele come motivo dei raid aerei sulle abitazioni civili. Nonostante durante l’operazione Piombo fuso più di cento tunnel siano stati colpiti dai bombardamenti israeliani, molti dei cunicoli sono stati poi ricostruiti in pochi giorni visto che a esser danneggiati erano soprattutto gli ingressi e non le sezioni centrali.

(La gittata dei razzi di Hamas in una mappa del 2010, anche se nel corso dell’ultimo conflitto i razzi da Gaza hanno raggiunto anche la città di Haifa, nel Nord di Israele)

Ma non ci sono solo i razzi. I miliziani di Hamas nel conflitto con Israele usano anche asini e cani bomba, finti vecchi e finti malati. Gli animali vengono imbottiti di esplosivi. Nel 2009 al valico di Karni, fra Gaza ed Israele, le truppe di Tel Aviv furono sorprese da diversi cavalli lanciati al galoppo, su ciascuno dei quali era stato applicato esplosivo. Altra arma sono i finti vecchi. Sono miliziani di Hamas che si fingono malati o acciaccati. I soldati israeliani passano industurbati accanto a queste persone, che invece possono nascondere armi ed esplosivi.

Poi ci sono gli uomini rana che si muovono dalla costa della Striscia di Gaza a quella israeliana attraverso l’acqua, con le pinne ai piedi e il boccaglio.

La presenza di Hamas sui media

Hamas ha il controllo su tutta l’informazione di Gaza. Il dissenso pubblico nella Striscia viene soppresso. L’organizzazione usa la sua televisione e i canali radio Al Aqsa e organizza anche campi estivi per indottrinare i bambini a una visione islamista/palestinese del conflitto. Nel 2009, Hamas ha addirittura prodotto il suo primo film che celebra la vita e la morte dei militanti delle Brigate Qassam. Molto forte anche la presenza sui social network (Qui la pagina Facebook del ministero dell’Interno di Gaza, che ha pubblicato le social media guidelines da usare per riportate le notizie durante il conflitto)

I Paesi che supportano Hamas

L’Iran provvede all’assistenza finanziaria e militare di Hamas e di altri gruppi militanti palestinesi. Secondo alcuni report, l’Iran contribuirebbe alla sussistenza politica e militare dell’organizzazione con 20-30 milioni di dollari ogni anno. Il quartier generale del gruppo si trova invece a Damasco in Siria, da dove i leader in esilio dirigono i militanti. Il gruppo islamista libanese Hezbollah fornisce invece molte armi e anche corsi militari. 

Cosa chiede Hamas oggi 

Nella nuova fase del conflitto israelo-palestinese (scoppiato nel luglio 2014 dopo il rapimento di tre ragazzi israeliani e la morte del ragazzino palestinese Mohammed Abu Khalid) l’organizzazione palestinese avanza precise richieste per accettare il cessate il fuoco con Israele. Ne parliamo con Benedetta Berti, ricercatrice dell’Inns, Institute for national security studies di Tel Aviv. 
 

Qual è l’obiettivo di Hamas in questo momento? Cosa vuole ottenere nei negoziati con Israele?

Prima di questo ultimo round di ostilità, Hamas ha subito una pressione politica e finanziaria molto forte. Con la deposizione del governo Morsi in Egitto, Hamas ha perso il suo principale alleato e le nuove autorità egiziane hanno colpito Hamas chiudendo il valico di Rafah (la frontiera con l’Egitto, ndr) e usando una mano pesante sui tunnel sotterranei. Isolata e sempre meno capace di rispondere agli obblighi finanziari, Hamas ha cercato un accordo unitario (quello firmato con Fatah nell’aprile 2014, ndr). In questo contesto, questo nuovo round di ostilità serve ad Hamas per rivendicare popolarità e importanza a livello nazionale, e allo stesso tempo provare a cambiare la situazione sul terreno. Hamas chiede l’alleggerimento delle sanzioni economiche e delle restrizione imposte su Gaza, così come l’apertura del valico di Rafah e il pagamento dei 40.000 salari degli impiegati di Gaza da parte della Autorità nazionale palestinese. 

Che relazione c’è tra Hamas e la popolazione di Gaza? 

Fin dal 2007 la popolazione di Gaza è diventata sempre più povera e sempre più dipendente da Hamas (che nella Striscia è il più grande datore di lavoro e fornitore di servizi sociali, insieme all’Unwra, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi). La relazione perciò è di dipendenza. Anche se molte persone a Gaza sono critiche nei confronti dell’operato di Hamas e molte si sono espresse contro di essa fin dallo scoppio di questo nuovo scontro, in generale, credo che supportino le richieste fatte dall’organizzazione per un alleggerimento delle restrizioni sulla Striscia (ragionevolmente, direi). 

La popolazione di Gaza riunita per il primo discorso del leader di Hamas Khaled Meshaal nel 2012, dopo il rientro dall’esilio. È il 25 anniversario della fondazione di Hamas (MAHMUD HAMS/Getty Images)

Come descriverebbe la situazione attuale tra Hamas e Fatah ora? 

È una relazione antagonistica, nonostante l’accordo unitario tra Hamas e Fatah, restano profonde differenze ideologiche, politiche e soggettive. 

Chi sono i principali leader di Hamas? E quali idee hanno?
Hamas è un’organizzazione complessa con diversi centri di potere. Alla base, a Gaza ci sono la leadership politica, con il Political Bureau, e la leadership militare. Inutile dire che non sempre sono tutti d’accordo su quali debbano essere le priorità del gruppo. 

Il leader politico di Hamas Khaled Meshaal e il primo ministro della Striscia di Gaza Ismail Haniya nel 25° anniversario di Hamas nel 2012 (MOHAMMED ABED/Getty Images)

L’obiettivo ufficiale di Hamas è la distruzione di Israele. Tuttavia, nel 2010 Khaled Meshaal, a capo del Political Bureau, ha affermato che Hamas è pronta ad accettare uno Stato palestinese nei confini stabiliti dagli accordi del 1967.

Crede che il potere di Hamas nella Striscia ostacolerà il raggiungimento di un accordo di pace definitivo con Israele?
Non credo che sia realistico oggi parlare di un accordo di pace diretto con Hamas. Ma nel lungo termine mi appare evidente che nessun accordo sostenibile portà essere raggiunto senza il coinvolgimento di tutti i principali gruppi politici della Palestina, e senza il reintegro di Gaza nei territori della Cisgiordania.