I liberali e l’Europa: come sono diventati irrilevanti

I liberali e l’Europa: come sono diventati irrilevanti

Certamente in Italia l’esperienza della lista di riferimento dell’Alde (i liberali europei), Scelta Europea, è stata catastrofica, ma in generale in tutta Europa le ultime elezioni europee sono state deludenti per i partiti liberali nel continente. La quota di seggi, dopo il record del 2004, è decisamente diminuita, come vediamo nel seguente grafico:

Sembra esserci una crisi generalizzata, dopo i successi dell’ultimo decennio, nei Paesi in cui più questi partiti hanno una presenza:

In quattro Paesi su sei i partiti liberali calano alle ultime europee, le maggiori debacle sono proprio quelle della Fdp e dei libdem in Germania e Inghilterra, i Paesi maggiori i cui liberali hanno sempre contato maggiormente nel panorama europeo.

I Libdem inglesi scontano la partecipazione al governo Tory che certamente ha alienato fin dal 2010 le simpatie dell’elettorato progressista. È infatti questa natura duplice di partito connotato in modo non univoco ad avere danneggiato i liberali inglesi come altri in Europa, la caratteristica di essere moderati in tempo di populismi, ma soprattutto di rappresentare sia liberali classici, più conservatori, sia un elettorato più moderno, di progressisti urbani. Si vede dalla seguente cartina del 2010 la presenza dei libdem sia in aree rurali tradizionali nell’Ovest o della Scozia sia in alcune città in cui soprattutto erano stati sottratti voti al Labour:

La Fdp tedesca ha a sua volta sofferto l’emergere del AfD e il successo di Angela Merkel, e alle ultime elezioni con il 3% si è ritrovato marginalizzato nell’estremo Ovest del Paese e quasi solo in aree urbane ormai:

In realtà emerge una novità: i partiti “social-liberali”, di centrosinistra, dove presenti, paiono avere più successo dei partiti classici liberali di centrodestra, mettendo a segno degli aumenti di voti.

I partiti liberali progressisti:

E quelli di centrodestra:

In questi Paesi nordici partiti come D66 nei Paesi Bassi o i social-liberali danesi ben interpretano un preciso elettorato cittadino laico e libertario realmente presente ed in espansione, mentre quelli più conservatori subiscono la presenza di partiti come il Partito del Popolo, per esempio in Danimarca, che si appella in modo netto e deciso all’elettorato tradizionale di destra presentando una leadership spesso carismatica.

Le prossime elezioni politiche in alcuni Paesi importanti come la Svezia diranno se i liberali sono destinati a un lungo declino strutturale o vi è per loro una possibilità di risollevarsi.