Ragazzi rapiti nel nome di Dio

Ragazzi rapiti nel nome di Dio

David Wernsman aveva 17 anni. Una notte, durante l’estate prima del suo ultimo anno di scuole superiori, due sconosciuti sono entrati in casa sua e con il consenso della sua famiglia l’hanno portato via. Gli hanno legato una cintura ai fianchi, l’hanno caricato su una macchina, portato in aeroporto e caricato su un aereo diretto verso la Repubblica Dominicana. Poco tempo prima, David aveva detto ai suoi genitori di essere gay.

Il suo rapimento, come quello di decine di altri ragazzi e ragazze come lui, è stato organizzato per portarlo all’Escuela Caribe, un centro di rieducazione cristiano per adolescenti. Un documentario appena uscito negli Stati Uniti, intitolato Kidnapped for Christ (Rapiti per Cristo) racconta la storia di David e quella degli altri giovani portati al Escuela Caribe contro la loro volontà e delle violenze fisiche e psicologiche che hanno subito.

Il documentario è stato girato nel 2006 da Kate Logan, allora studentessa di cinema della scuola evangelica di belle arti Biola in California. Kidnapped for Christ, però, non è nato come un film di denuncia nei confronti del centro di rieducazione, anzi: Logan ha chiesto e ottenuto un permesso per filmare le attività del Escuela Caribe e per «documentare l’impatto positivo che un centro come questo poteva avere su ragazzi in difficoltà». Ma arrivata nella Repubblica Dominicana, ha presto scoperto che non tutto era come si aspettava: i ragazzi erano lì per problemi di qualsiasi tipo, dall’orientamento sessuale al semplice disobbedire ai genitori, che molti non erano lì di propria volontà e che le pratiche rieducative del Escuela Caribe erano inutili nel migliore dei casi e abusive nel peggiore. David, rispondendo su Reddit a una domanda sugli abusi che ha subito, racconta che «quotidianamente ci facevano fare esercizi e lavori manuali senza uno scopo preciso. Venivamo anche costretti a piegarci su una sedia e venivamo sculacciati con una cinghia di cuoio. Il più estremo [degli abusi] era la “stanza silenziosa” in cui mettevano i ragazzi in isolamento. Era una stanza di 5 metri per 5 con dei materassi, un rotolo di carta igienica e un secchio. Non sono mai stato mandato nella “stanza silenziosa” perché ho sempre cercato di comportarmi il più possibile seguendo le loro regole. Ho visto diversi ragazzi essere messi lì dentro per giorni o anche settimane». E che, mentre lui era all’Escuela Caribe, «almeno tre ragazzi hanno cercato di suicidarsi».

In un’intervista con il Daily Beast, Logan dice che «abbiamo fatto parecchie interviste in cui era dolorosamente ovvio che gli studenti stavano semplicemente recitando delle battute su quanto fosse bella la scuola». E, spiega, «alla fine, è stato solo grazie al coraggio di una manciata di studenti che hanno osato parlare onestamente con noi che il film è stato possibile». Dopo appena un paio di settimane, le libertà concesse alla regista di filmare liberamente nel centro si sono ridotte drasticamente e il personale del centro ha iniziato a controllare le interviste con gli studenti.

Nonostante questo, David riesce a parlare con Logan e le chiede di mettersi in contatto con i suoi amici e con l’ambasciata statunitense. Cinque mesi dopo, a 7 mesi dal suo rapimento e un mese e mezzo dopo essere diventato maggiorenne, David viene rilasciato dalla scuola in seguito all’ordinanza di un giudice. Suo padre vola in Repubblica Dominicana, i due hanno una lunga chiacchierata e tornano a casa insieme. David racconta ancora su Reddit che «a questo punto il rapporto tra me e mio papà arriva a un punto di svolta, e lui capisce che sono gay e che non c’è niente che possa cambiare questa cosa. Volevo risolvere i problemi con i miei genitori, alla fine sapevo che gli stavano raccontando solo bugie sul programma e che non sapevano quello che stava davvero succedendo».

Nel dicembre 2011 l’Escuela Caribe ha chiuso per mancanza di fondi. Una campagna online dei ragazzi che hanno frequentato il centro e hanno denunciato gli abusi subiti ha contribuito alla chiusura della scuola ma, dice Logan, «è importante notate non sono stati chiusi. Le persone che gestivano il centro potrebbero riaprirlo in qualsiasi momento».

Per ora, Kidnapped for Chirst si può vedere solo sul canale statunitense Showtime, ma da settembre si potrà comprare in versione DVD e in formato digitale dal sito ufficiale.

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