Europa: con questa governance non ci salveremo mai

Europa: con questa governance non ci salveremo mai

Quale direzione imprimere alla governance dell’Europa e dell’Euro? Continuare con l’austerità per far rientrare i debiti pubblici, o passare a politiche espansive per il rilancio della domanda aggregata e degli investimenti? E con quali risorse?

Jean-Paul Fitoussi e Francesco Saraceno offrono un prospettiva di lettura fortemente critica della governance che ha sinora prevalso in Europa, fatta di rigore e di “oltranzismo” monetario. L’area euro, secondo i due autori, è nata all’insegna del cosiddetto “Berlin-Washington Consensus” (Bwc), una visione di politica economica che poggia su tre capisaldi:

1. stabilità macroeconomica,

2. obiettivi a medio-lungo termine,

3. riforme strutturali per ammodernare la capacità di offerta dell’economia e permetterle di esprimerle il massimo a medio-lungo termine.

Come corollari della stabilità macroeconomica, il Bwc pone consolidamento e sostenibilità delle finanze pubbliche, difesa del valore interno (potere di acquisto) e esterno (tassi di cambio) della moneta, equilibrio nei conti con l’estero (pareggio o avanzo nella bilancia dei pagamenti).

Applicata “meccanicamente” al progetto dell’eurozona, questa ricetta è per sua natura inadatta ad affrontare i problemi di breve periodo, come le risposte congiunturali.

Fitoussi e Saraceno approfondiscono in particolare due aspetti. In primo luogo, nel Bwc è quasi del tutto assente il lato della domanda, che invece è in grave sofferenza in Europa e avrebbe bisogno di esser sostenuto. Paesi piccoli o realtà in via di sviluppo possono concentrare le loro “speranze” sul traino della domanda esterna, ma l’intera Europa no, e questo è tanto più vero all’indomani di una crisi che ha colpito tutte le economie industrializzate. Anzi, val la pena ricordare che uno dei principali vantaggi dell’unificazione economica e monetaria è proprio quello di sfruttare al meglio la scala del mercato interno per stimolare l’offerta e dare slancio alla crescita. Eppure, nella governance dell’Europa, le politiche lato domanda restano sottodimensionate e frammentate tra Paesi Membri e fortemente vincolate dai target di bilancio (il Patto rinforzato dal Fiscal Compact).

Il secondo aspetto sottolineato dagli autori è che la crescita potenziale, e di conseguenza la crescita di domani, non è indipendente dalla crescita di oggi. Le crisi economiche, soprattutto quando accompagnate da forte disoccupazione, depauperamento del capitale umano e drastiche cadute delle prospettive delle giovani generazioni, corrispondono a veri e propri break strutturali che cambiano il corso evolutivo delle cose. Per questo è importante distinguere le azioni di policy tra quelle capaci di attutire le ricadute della crisi e quelle capaci di rinnovare le dotazioni e la fisiologia del sistema economico-sociale per renderlo più forte nel medio-lungo periodo.

Se le due tipologie sono sovrapposte e confuse le conseguenze possono essere paradossali. Si rischia di rispondere sempre con modifiche di struttura, anche quando questo non è necessario. I due autori citano, per esempio, casi di riforme di struttura (cambiamenti delle regole dei mercati, modifiche delle istituzioni, ricomposizione della spesa pubblica etc.) che, a fronte di vantaggi attesi nel medio-lungo, impongono sacrifici ai singoli o alle generazioni nell’immediato e che, in fasi di recessione, possono aggravare invece che restituire linfa e dinamica. Tra l’altro si deve anche considerare che, fatte in momenti di crisi e scontando i vincoli imposti dalla crisi, le riforme di struttura potrebbero non corrispondere al loro disegno migliore.

Insomma, Fitoussi e Saraceno sono convincenti nel dirci che la governance europea si sta muovendo su un equivoco anche grossolano: confusione tra congiuntura e struttura, tra breve periodo e medio-lungo, tra obiettivi finali e obiettivi intermedi. Questo equivoco nasce dall’applicazione del Berlin-Washington Consensus, che ha tenuto a battesimo l’Unione Monetaria e che adesso è difficile, nel bel mezzo della crisi, fare evolvere in un assetto più articolato e flessibile.

Allo stato attuale, una delle poche, se non l’unica, possibilità di superare il Bwc e la crisi dell’Eurozona risiede nella stretta cooperazione tra manovre di bilancio espansive dei Paesi e interventi non convenzionali di politica monetaria della Bce. Si deve evitare che, liberati dall’ “ossessione” delle trasformazioni strutturali, poi si finisca per beneficiare degli interventi espansivi ma dimenticare che i processi di rientro dal debito devono essere portati a compimento, che la struttura delle economie è ben lungi dal potersi definire perfetta, che servono sforzi di convergenza verso best practice per far esprimere all’Europa tutte le potenzialità economiche e sociali. Per sfuggire alla trappola del Bwc non si deve cadere nell’altra trappola della spesa facile e della monetizzazione dei debiti.

Fitoussi e Saraceno mettono bene i luce tutti i risvolti negativi della trappola del Berlin-Washington Consensus, ma dobbiamo ammettere  che per lasciarcelo alle spalle serve far fare un salto di qualità all’Europa. La sfida è questa.

Per Saperne di più:

Jean-Paul Fitoussi e Francesco Saraceno, nel loro lavoro “European Economic Governance: the Berlin-Washington Consensus” (Cambridge Journal of Economics, vol. 37-2013, pagg. 479-496

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