Kyenge: «Caro Calderoli, ci vediamo in tribunale»

Kyenge: «Caro Calderoli, ci vediamo in tribunale»

RIMINI – Tailleur verde acqua e tacchi rossi alti. Di buon mattino Cécile Kyenge si aggira per i padiglioni del Meeting di CL accompagnata dal marito e dagli uomini della scorta. Non è più ministro, ma europarlamentare. La Rimini del don Gius è una parentesi tra le feste dell’Unità che il medico di origine congolese sta collezionando in Emilia Romagna: alla kermesse ciellina c’è tempo per visitare la mostra di Avsi sulle periferie del mondo e dare un’occhiata agli stand. Ma il passeggio è condito dall’attualità. Sull’emergenza sbarchi Alfano ha annunciato il progetto europeo Frontex Plus, piano che deve sostituire Mare Nostrum ma che ancora pullula di incognite. «Io chiedo di più – spiega Kyenge a Linkiesta – l’Italia deve pretendere una politica europea di gestione dell’immigrazione e dell’asilo». Non mancano le frecciatine al ministro dell’Interno e al neopresidente Figc Tavecchio, ma il duellante preferito risponde al nome di Roberto Calderoli. «Ha istigato tanti stereotipi su di me e se è così interessato alla macumba faccia un pellegrinaggio nei luoghi in cui pensa gli sia stata fatta. Comunque ci vediamo in tribunale».

Si muove Bruxelles, a novembre partirà Frontex Plus per integrare e sostituire Mare Nostrum. Ma il rebus sta nei contributi che gli Stati decideranno di investire per navi e mezzi. Non rischia di essere un salto nel buio?

Io chiedo all’Italia di andare oltre perché Frontex è un punto di partenza ma non basta. L’Unione Europea non ci ha detto nemmeno quante risorse saranno dedicate e poi non è detto che dopo Malmstrom la nuova Commissione porti avanti queste decisioni. L’italia farebbe bene ad alzare l’asticella, bisogna essere più ambiziosi. Frontex è un’operazione di polizia di frontiera, mentre manca una politica europea di gestione dell’asilo e dell’immigrazione: dobbiamo pretendere questo dall’Europa. Oltre alle frontiere ci sono integrazione e accoglienza. Altrimenti quando finirà anche il progetto Frontex ci accorgeremo che non è stato sufficiente.

Eppure Alfano ostenta soddisfazione. 

Politicamente Alfano ha bisogno di far vedere la fine di Mare Nostrum, nato come un progetto di emergenza così costoso e ambizioso che aveva un tempo ben determinato per un’emergenza che non può certo durare eternamente. Ma io chiedo molto di più, servono centri e presidi per accompagnare persone in difficoltà nei paesi di transito. Dobbiamo uscire dalla campagna elettorale, pretendo che il mio paese sia più presente su questi temi.

Nella notte di giovedì altri 500 migranti salvati nel canale di Sicilia. Oltre all’Europa, perché il governo Renzi non prevede una riforma strutturale dell’immigrazione nel cronoprogramma dei mille giorni?

Il governo sta portando avanti una serie di iniziative bisogna fare di più. Tra le cose fatte abbiamo visto per la prima volta la revisione della nostra rete di accoglienza per snellire le pratiche di identificazione delle persone. Chi sbarcava a Lampedusa aspettava fino a otto mesi affinché gli fosse riconosciuto il proprio status giuridico. Poi è intervenuto l’aumento dei posti sistema Sprar, quello di accoglienza per i richiedenti asilo. Ma le priorità per il domani sono tre: portare avanti la riforma della cittadinanza perchè ciò non significa solo avere un passaporto, ma avere un programma di partecipazione totale, evitando il disagio delle seconde generazioni. Il secondo punto è dotarsi di una legge organica per i richiedenti asilo, che oggi non c’è. Infine riprendere in mano la legge Bossi-Fini sull’immigrazione, tanti punti col pacchetto sicurezza saranno da rivedere.

È stata l’estate dei mangiabanane di Tavecchio e dei vu cumprà di Alfano. Leggerezza nelle parole o razzismo latente?

Non è una leggerezza e per questo ho subito condannato le loro parole. Chi usa questi termini li strumentalizza e chi li ascolta ne amplifica gli stereotipi. Oggi Tavecchio è presidente ma l’Italia e la Figc con lui non ha avuto il coraggio di fare culturalmente un passo avanti. Non basta annunciare una commissione contro il razzismo. Alfano invece ha fatto il duro con una sorta di corteggiamento all’elettorato della Lega.

Lei è stata ministro dell’Integrazione del governo Letta, poi Renzi ha cancellato il suo dicastero. Al netto della delega finita al ministero del Lavoro, la mossa indebolisce il lavoro su immigrazione e antirazzismo?

Quella di levare il ministero è una scelta politica. Ma penso che, come le pari opportunità e le politiche giovanili, quello dell’integrazione sia un tema che ha bisogno di maggior visibilità perché l’emergenza non è solo economica. 

Tra chiacchiere da bar, insulti e polemiche nel suo percorso da ministro l’hanno accusata di pensare prima agli immigrati che agli italiani.

Ma il mio è un bilancio positivo. Durante il mandato molti attacchi erano stereotipi o trasformavano le mie dichiarazioni. Il più delle volte in cui presentavo progetti o iniziative si parla solo degli insulti, la comunicazione era sempre su altro. Ma ci sono temi che prima di istituire il ministero dell’Integrazione erano considerati tabù. Già la mia persona era un concentrato di tabù che ha svelato i nervi scoperti dell’Italia, da quel momento è partito il cambiamento culturale. Finalmente oggi si parla di certi temi senza la paura di essere considerati buonisti. 

Nella sua Emilia-Romagna si profila il duello renziano Richetti-Bonaccini. Non si corre il rischio di una guerra intestina nella nuova classe dirigente renziana?

Non è una lotta, ma un confronto di idee. I rischi sono sempre dietro l’angolo, però bisogna tenere presente le proposte e noi dobbiamo evitare divisioni nel partito. Io personalmente sono con Bonaccini, ho sempre ammirato il suo lavoro.

È stata anche l’estate in cui Calderoli, dopo aver subìto una serie di incidenti, ha chiesto a papà Kyenge di togliergli la macumba. Intanto lui da senatore, è stato protagonista dell’iter della riforma elettorale e le sue quotazioni nella Lega sono risalite. Che ne pensa del collega?

Professionalmente non abbiamo lavorato fianco a fianco. Continuo a dire che chi entra nelle istituzioni deve capire che non rappresenta la propria persona ma lo Stato. Io come cittadino pretendo rispetto. Bisogna difendere culturalmente la consapevolezza del ruolo di rappresentanza e usare il pugno duro di fronte a quelle che da noi troppo spesso vengono chiamate “leggerezze”. Detto ciò, Calderoli ha aperto la strada a tanti stereotipi e vignette che sono nati su di me. A fermarlo ci penserà il tribunale. E se è così interessato alla macumba faccia un pellegrinaggio nei luoghi in cui pensa gli sia stata fatta. Io non ci credo, in quanto cattolica.

Allora appuntamento in tribunale?

Ci vediamo il 30 settembre in tribunale. Per adesso siamo fermi all’accusa dell’anno scorso ma se vuole aggiungere altro, il tribunale è sempre là.

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