Le fughe da Alcatraz, oltre “Fuga da Alcatraz”

Le fughe da Alcatraz, oltre “Fuga da Alcatraz”

«Nessuno è mai riuscito a scappare da Alcatraz, e nessuno ci riuscirà mai», a meno che quel qualcuno non sia Clint Eastwood e non sia disposto a lasciare alla nebbia della baia il beneficio della sua sparizione. Ci sono delle premesse necessarie, ovviamente: oltre ad avere la faccia monolitica di Eastwood, c’è bisogno di un quoziente d’intelligenza superiore alla media, orientato per qualche ragione sulla geologia marina, spiccate doti organizzative, rudimenti di ingegneria, architettura, nautica, primo soccorso e chirurgia d’urgenza. Oppure basta mandare a memoria Fuga da Alcatraz, pellicola di indubbia bellezza, uscita nel 1979 e punta di diamante del genere “escape”.

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La verità è che Alcatraz — la fortezza, la roccia — è un posto piuttosto ostile e lo era già prima che, l’11 agosto 1934, venisse inaugurato il penitenziario di massima sicurezza che ha reso lo scoglio al largo della costa di San Francisco tanto tristemente noto e unanimamente rispettato. C’è da dire che il fatto di immaginare personaggi sinistri come Al Capone, Alvin Karpavicz e Rafael Miranda sporgersi dalle finestre ferrate, copre di un velo inquietante l’immagine geografica. Ancora adesso infonde un certo disagio, pur essendo chiuso dal 1963 e dagli anni ’80 poco più di un’attrazione per turisti, a vederlo in mezzo alla baia, circondato dalla nebbia, spazzato dal vento gelido e popolato dalle sule — alcartaz, appunto.

In occasione dell’anniversario dell’apertura della fortezza, abbiamo messo assieme un po’ di tentativi di fuga (in tutto sono quattordici quelli documentati).

Theodore Cole e Ralph Roe (16 dicembre 1937)

Vera protagonista di questa storia — e di altre a venire — è la nebbia. Il secondo tentativo di fuga da Alcatraz, il primo apparentemente andato a buon fine visto che il tentativo precedente, operato da “Dutch” Bowers, ha visto il fuggiasco freddato sulle reti di cinta, è avvenuto nel silenzio di uno dei banchi di nebbia più fitti che abbiano mai circondato lo scoglio. Il 16 dicembre 1937 Cole e Roe, rapinatori di banche e ospiti del penitenziario da circa un anno, si sono eclissati durante il loro turno di lavoro alla fabbrica di pneumatici, poco dopo le tredici e quaranta, lasciando una fessura di ventidue centimetri per diciotto in una delle finestre dell’officina, dotata di tripli vetri e sbarre, e calandosi lungo un cavo verso le acque gelide della baia. Sebbene i loro corpi non siano mai stati trovati, l’opinione, mutuata dall’adagio diffuso nella prigione — «nessuno è mai scappato da Alcatraz, ecc…» — è che non esista essere umano in grado di sopravvivere a un’esperienza del genere. Il San Francisco Chronicle, in un articolo del 1941, quando le ricerche erano già state sospese, li voleva a spassarsela in Sud America, mentre un tassista di Seminole, giurava nel 1939 di averli avvistati in Oklahoma. Poco importa, la fortezza era stata violata, da lì in poi la storia sarebbe andata in discesa.

Thomas Limerick, James Lucas e Rufus Franklin (23 maggio 1938)

Il piano prevedeva di mettere fuori combattimento un paio di guardie e scappare attraverso i tetti, per poi, rubando un’imbarcazione veloce, dirigersi verso lidi meno ostili. Così, il 23 maggio 1938, Limerick, Lucas e Franklin, dopo qualche mese di pianificazione, hanno colpito a morte un secondino con alcuni martelli e, passando per una finestra sul soffitto, si sono preparati a dare il benservito a una guardia su una torretta. La guardia li ha visti e ha sparato, colpendo Limerick e Lucas, che moriranno il giorno dopo per le ferite, mentre Franklin verrà condannato all’ergastolo per omicidio.

Henri Young, Dale Stamphill, William Martin, Arthur Barker e Rufus McCain (13 gennaio 1939)

Dopo essere riusciti a evadere dalla prigione, con una tecnica simile a quella utilizzata da Cole e Roe un paio di anni prima, Young, Stamphill, Martin, Barker e McCain si sono ritrovati sulla spiaggia, dove Barker ha confessato di non saper nuotare, rallentando la corsa di tutti. Paradossalmente, assieme a Stamphill, è proprio Barker a rifiutare di arrendersi alle guardie che in poco tempo li hanno circondati. I ribelli vengono freddati sul posto, mentre gli altri vengono spediti in isolamento, dove Young sviluppa un certo risentimento nei confronti di McCain che ucciderà l’anno seguente pugnalandolo alla gola con un cucchiaio affilato, convinto di dovergli imputare la colpa della fallita evasione — apparentemente la dimenticanza di Barker non ha influenzato per niente la buona riuscita del piano. A parte l’imbarazzante esecuzione, questo episodio rappresenta la prima volta in cui viene pubblicamente sollevato il problema della brutalità del penitenziario. Durante il processo per omicidio, l’avvocato di McCain ha portato alla sbarra Alcatraz come prima imputata in quanto «in grado di deviare per sempre la personalità di un individuo, conducendolo ai suoi istinti primordiali. Riducendolo a una bestia assetata di sangue».

James Boarman, Harold Brest, Fred Hunter, Floyd Hamilton (14 aprile 1943)

Dopo aver sopraffatto e legato due guardie, Boarman, Brest, Hunter e Hamilton sono riusciti a raggiungere la spiaggia e percorrere qualche metro nella baia prima di essere notati dagli agenti sulle torrette, che hanno aperto il fuoco. Boarman è morto subito, Brest viene catturato, mentre Hunter e Hamilton vengono dati per dispersi. Hunter viene trovato in una grotta tra gli scogli poche ore dopo la fuga, mentre Hamilton è ricomparso tre giorni più tardi all’interno del penitenziario, nascosto in una pila di vestiti. Era stato nascosto nella stessa grotta di Hunter e poi, passando per la finestra da cui erano fuggiti, era rientrato, sopraffatto dagli stenti.

La battaglia di Alcatraz (dal 2 al 4 maggio 1946)

I protagonisti principali della “battaglia” sono Clarence Carnes, Bernard Coy, Joseph Paul Cretzer, Marvin Hubbard, Sam Shockley e Miran Edgar Thompson. Il piano di Coy era quello di prendere d’assedio l’armeria del braccio principale, sottrarre le chiavi del corridoio centrale e uscire dall’ingresso principale, tenendo sotto tiro le guardie. Purtroppo per la piccola task-force messa assieme dall’ex rapinatore, le chiavi del corridoio non si trovavano nell’armeria: una guardia distratta le aveva tenute con sé, mandando involontariamente a monte il tentativo di fuga. Circondati, i fuggitivi si sono rifiutati di arrendersi e hanno dato inizio a una serrata durata due giorni e costata la vita a Coy, Cretzer, Hubbard e due guardie. Per quanto riguarda i sopravvissuti: a Carnes è stata risparmiata la pena di morte per via della giovane età e della clemenza che ha dimostrato nei confronti della polizia, mentre Shockley e Thompson vengono passati per la camera a gas a San Quentin nel 1948. La “battaglia” rappresenta uno degli episodi più violenti nella storia del penitenziario, che ha portato a una discussione ininterrotta fino al momento della chiusura e ha ispirato numerosi film e racconti — quasi tutti molto critici nei confronti delle condizioni dei carcerati.

Frank Morris, John e Clarence Anglin (11 giugno 1962)

Morris e i fratelli Anglin potrebbero essere i protagonisti di una delle più intricate evasioni della storia. Dietro le celle del Blocco B, dove i tre erano detenuti, c’era un corridoio di servizio non controllato, ampio meno di un metro. Gli aspiranti fuggiaschi hanno trovato il modo di farsi strada lungo un condotto di areazione, utilizzando utensili di fortuna come un cucchiaio rinforzato con l’argento di una moneta e un martello pneumatico improvvisato dal motore di un aspirapolvere rubato. Per poter lavorare in tutta tranquillità, Morris e compagni si davano da fare durante l’ora e mezza di musica giornaliera e poi mimetizzavano il buco con un sottile strato di calce. Dopo aver rimosso le viti alla griglia dell’areazione e averle sostituite con cappucci di sapone, i tre si sono calati attraverso il condotto, lungo una corda rubata dal laboratorio della prigione, hanno raggiunto il corridoio di servizio portando con loro una cinquantina di impermeabili “donati” dagli altri prigionieri, con i quali avrebbero costruito un’imbarcazione di fortuna, e lasciando nella cella tre fantocci di cartapesta a simulare un sonno pacato. Le fonti ufficiali li danno per annegati nella baia, ma i familiari dei fratelli Anglin hanno in seguito affermato di aver ricevuto numerose cartoline scritte a mano che proverebbero la loro sopravvivenza lontani dalla fortezza.

John Paul Scott e Darl Parker (16 dicembre 1962)

Quello di Scott e Parker è l’ultimo tentativo di fuga da Alcatraz prima della chiusura del penitenziario. Scott ha usato le corde di un banjo e una sega rudimentale per tagliare le sbarre di una delle finestre della cucina, prima di imbattersi in due guardie, prontamente pugnalate e strangolate. Riusciti a raggiungere la spiaggia, i due si sono buttati in acqua e hanno cominciato a nuotare, Parker è stato ripescato aggrappato a uno scoglio chiamato “Piccola Alcatraz” a circa cento metri dalla prigione, mentre Scott è riuscito a raggiungere la riva opposta. È stato ritrovato da alcuni ragazzi semi-assiderato e rispedito nel penitenziario. Ciononostante si tratta dell’unico caso provato di un prigioniero che riuscisse a fuggire a nuoto.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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