Le violenze di Ferguson, Missouri, in cinque personaggi

Le violenze di Ferguson, Missouri, in cinque personaggi

Sabato 9 agosto Michael Brown, 18 anni e diploma di maturità appena preso alla Normandy High School della sua città sta camminando verso casa della nonna. Con lui c’è l’amico Doman Johnson. È pieno giorno e Mike, a un certo punto, viene fermato da un poliziotto. Pochi attimi dopo il ragazzo giace a terra, ucciso da un colpo di arma da fuoco.

Siamo a Ferguson, cittadina di 21 mila abitanti della Contea di Saint Louis, Missouri, Usa. Qui, secondo i dati del censimento 2010, l’età media è di 33 anni, il 29,3 % della popolazione ha la pelle bianca, mentre il 67,5 sono afro-americani. Michael Brown e Doman Johnson sono due di loro.

Da quel giorno Ferguson è scossa da violenze e manifestazioni di protesta. 

1 – L’avvocato Benjamin Crump

In questo video, l’avvocato dei genitori di Mike, Benjamin Crump, parla del ragazzo:

«Dovremmo essere qui a festeggiare con lui il diploma, dice. E invece gli hanno organizzato un funerale». «Non vogliamo violenza, dice il padre, vogliamo solo giustizia». 

2 – L’amico testimone e la denuncia della madre
La comunità africana sostiene che Michel Brown è un bravo ragazzo che «si stava comportando nel modo giusto», studiava e non voleva violenza. Ma è stato brutalmente assassinato senza motivo da un poliziotto che gli ha ripetutamente sparato contro anche quando lui aveva già le mani alzate e si stava sdraiando a terra.

Questa è la testimonianaza di Doman Johnson, amico di Mike, con lui al momento dell’uccisione.

Johnson racconta la dinamica del fatto. «Non avevamo affatto armi con noi», dice. I due stavano camminando verso casa quando un poliziotto – dall’auto – ha chiesto loro di lasciare la strada. I due hanno continuato a camminare quando il poliziotto è uscito dal veicolo e ha sparato un colpo di arma da fuoco. I due hanno iniziato a correre. Il poliziotto ha sparato ancora. I ragazzi si sono fermati. Mike ha alzato le braccia in alto e stava per sdraiarsi a terra, quando un colpo lo ha ucciso, spiega Johnson.

Nel video compare anche la madre di Mike. «Non sapete quanto è stato difficile per me farlo restare a scuola e farlo diplomare?», grida Leslie McSpadden. «Sapete quanti neri si laureano? Non molti. Perché li trascinate giù, a questo livello, e alla fine loro sentono che non hanno nulla per cui vivere»

3 – La versione della polizia
Per la polizia americana, invece, Mike avrebbe tentato di strappare l’arma al poliziotto che gli aveva chiesto di fermasi mentre camminava per strada. Per questo lui gli avrebbe sparato, facendo partire un solo colpo di arma da fuoco. La polizia ha deciso di non rendere noto il nome dell’agente. 

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«L’origine di tutto è stato un confronto fisico», dice Jon Belmar, capo del dipartimento di Polizia della Contea di Saint Louis nella conferenza di domenica 10 agosto, il giorno successivo ai fatti. Il poliziotto, spiega, ha provato ad abbandonare il veicolo subito prima di sparare, ma Brown lo ha spinto indietro, nella sua auto e lo ha “fisicamente assalito» e ha lottato per prendergli l’arma. Un colpo è stato sparato dentro l’auto e Brown è stato colpito a 35 piedi di distanza circa dal veicolo. 

4 – Le violenze
Su questo conflitto di vedute è scoppiata la violenza. Alcuni membri della comunità afro-americana hanno attaccato i negozi locali, saccheggiato i market, distrutto le vetrine e incendiato diversi edifici. Nella quinta notte dall’inizio delle proteste, quella appena trascorsa, i poliziotti in tenuta antisommossa hanno marciato lanciando lacrimogeni verso i manifestanti, riuniti a un distributore di benzina diventato il loro punto di incontro. Un’altra protesta si è tenuta davanti alla stazione di polizia di Ferguson, come già accaduto il 10 agosto.

In questo video del Washington Post, un collage di testimonianze raccolte da testimoni oculari di quanto successo il 10 agosto. Le marce di protesta, le grida, i saccheggi:

5 – L’attivista Sharpton

Il 13 agosto, il Reverendo al Sharpton, attivista fondatore della National Action Network, si rivolge alla comunità per chiedere la fine delle violenze. 

L’unica cosa che i genitori di Mike vogliono è giustizia e onestà nel processo sulla morte di loro figlio. Questa è la loro scommessa. E siamo qui per aiutarli a ottenere giustizia e equità. Nessuno ha il diritto di prendere la loro sfida e usarla per sfogare la propria rabbia. Diventare violenti nel nome di Michael Brown è tradire la persona nobile che era.

L’Fbi
La polizia ha lasciato che sia l’Fbi a occuparsi del caso. Il Dipartimento di Giustizia insieme all’Fbi condurranno un’inchiesta separata sulla morte di Brown, spiega Charlie Dooley, capo della polizia di Saint Louis in questo video