Abbiamo parlato molto di Corea del Nord, lo facciamo ancora una volta. Uno degli aspetti più interessanti di quel Paese dominato da una dittatura spietata è, come in ogni dittatura spietata, l’uso propagandistico del cinema. E vale la pena soffermarcisi un poco.
Secondo la leggenda, il grande iniziatore della rinascita cinematografica di Pyongyang sarebbe stato Kim Jong-il, che nel 1978 decise di rimodernare il settore. Come nella miglior tradizione, non dimostrò molti scrupoli nell’impresa. Si rivolse al regista sudocoreano Shin Sang-ok, con cui si era lamentato tempo prima dell’arretratezza dell’industria cinematografica del suo Paese, e gli offrì di occuparsi della rinascita del cinema nordcoreano. Un’offerta che non si può rifiutare. Shin Sang-ok rifiutò, e mal gliene incolse. Kim Jong-il lo rapì, lo tenne in prigione per quattro anni a riso e acqua e alla fine gli domandò di nuovo se volesse collaborare. Stavolta il regista disse di sì.
Il Nuovo Cinema Nordcoreano migliorò un poco: meno didattico, con trame più avvincenti e idee nuove. Non divenne una punta di diamante del settore (era pur sempre cinema di propaganda) ma ci furono notevoli passi avanti. Qui ci sono alcuni esempi. Sono tre film selezionati da Simon Fowler, che tiene un blog sul cinema nordcoreano (forse l’unico al mondo?). Goffi, lenti, ma per gli amanti del cinema kitsch-comunista sono un piccolo gioiello.
Il primo è “La Fioraia”, esempio del cinema pre-Kim Jong-il. È del 1972. È ambientato nell’epoca dell’occupazione coloniale giapponese e racconta le disgrazie e le ingiustizie che una povera ragazza (la fioraia, appunto) è costretta a subire finché non arrivano le armate di Kim Il-Sung a salvarla. È importante perché fissa il modello per i film successivi.
Il secondo è “Hong Kil Dong” (1986), che già mostra la mano del maestro Shing Sang-ok: il film privilegia lìintrattenimento all’ideologia, ed è già una rivoluzione. Racconta la storia di un personaggio tradizionale della letteratura coreana che, come Robin Hood, ruba ai ricchi e dà ai poveri e sa anche assestare qualche colpo di kung fu.
Infine il terzo, “Pulgasari”, del 1985. Il tentativo nordocoreani ai film akaiju (cosa sono i film akaiju?). È ambientato all’epoca feudale e al centro vede una statua enorme che prende vita e comincia a nutrirsi di metallo. Per realizzarlo hanno dovuto chiedere aiuto allo studio giapponese Toho, il numero uno per gli effetti speciali (suoi tutti i Godzilla, per intendersi). E il risultato, per chi ama il genere, non è nemmeno malaccio.