Software nelle auto: problemi di sicurezza e privacy

Software nelle auto: problemi di sicurezza e privacy

Su quanto la tecnologia stia invadendo sempre più i nostri spazi fisici e vitali, se ne parla di continuo. L’avvento di smartphone e tablet è stato già ampiamente metabolizzato dalla maggior parte delle persone, a tal punto che a catturare l’attenzione della comunità tech sembra ora essere il settore dei dispositivi indossabili. L’eco mediatica riscossa dalla presentazione dello smartwatch di Apple ne è l’esempio più recente. Nonostante Cupertino abbia lanciato due nuovi smartphone, su siti specializzati, quotidiani e riviste non si parla d’altro che delle caratteristiche di Apple Watch, e di come esso possa incidere sul mercato delle wearable technology. Ma, come è noto, i confini della tecnologia si stanno allargando e il prossimo passo potrebbe essere il boom dei sistemi operativi all’interno delle automobili.

Va detto che non si tratta di una novità assoluta. Di accordi tra aziende automobilistiche e giganti del tech se ne sono già visti e i nomi degli attori coinvolti sono di prim’ordine: Ferrari, Mercedes, Volvo, Bmw pronti a supportare le funzioni di sistemi creati da Apple, Microsoft e Google. E proprio grazie ad una collaborazione tra Ferrari e Apple che è stata venduta la prima automobile dotata del sistema CarPlay (il sistema operativo della mela pensato e realizzato appositamente per le automobili). Ad aggiudicarsi la prima FF con sistema operativo integrato pare sia stato proprio un cliente italiano, e di questi tempi non è poco, considerando che le cronache di questi giorni hanno interessato soprattutto il ribaltone ai vertici della società di Maranello.

Tuttavia a questo discorso va legata anche un’altra questione. È quella dei livelli di sicurezza dei software car-oriented, un settore preso di mira fortemente da hacker e cybercriminali. Il motivo di questo particolare interesse da parte del crimine informatico sembra abbastanza semplice da capire: la tecnologia all’interno delle automobili non si limita più a dare un aiuto per parcheggiare la vettura in modo sicuro, o assistere i sistemi di frenata. Ora tutto ciò comprende anche l’accesso ai social network, alle e-mail, serve a connettere gli smartphone e molto altro ancora. Si tratta di condizioni che offrono molti vantaggi agli automobilisti, ma portano anche nuovi rischi in termini di sicurezza e privacy. A dirlo è uno studio realizzato da Kaspersky Lab e Iab, che rappresenta il primo nel suo genere per quanto riguarda l’universo delle auto connesse.

Secondo Vicente Diaz, Principal Security Researcher della società russa, «la auto connesse possono dare libero accesso alle minacce che da tempo esistono nel mondo dei Pc e degli smartphone. Ad esempio i proprietari di auto connesse potrebbero scoprire che le loro password sono state rubate. In tal modo potrebbe accadere che venga rilevata la posizione del veicolo e che vengano aperte le portiere da remoto». Lo studio di Kaspersky Lab è stato effettuato analizzando il sistema Connected Drive di BMW, in cui sono stati rilevati svariati potenziali vettori di attacco.

Il fronte su cui il crimine informatico potrebbe agire riguarda innanzitutto quello delle credenziali dell’utente. Rubarle, per accedere ad esempio al sito della casa automobilistica tedesca, significherebbe garantire un accesso non autorizzato di terze parti alle informazioni degli utenti e quindi a quelle del veicolo stesso. C’è poi anche la questione delle applicazioni: attivando ad esempio dei servizi mobile di apertura a distanza, si creerebbero delle nuove chiavi capaci di aprire il veicolo. Se l’applicazione non è sicura chi ruba lo smartphone potrebbe ottenere l’accesso al veicolo senza problemi. Senza dimenticare i pericoli derivanti dagli aggiornamenti: i driver bluetooth vengono aggiornati tramite il download di alcuni file dal sito della casa automobilistica corrispondente e installati tramite una porta Usb. Se tali file non sono crittografati potrebbero rappresentare un grimaldello efficace per i criminali informatici.

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